Come hanno fatto Superman di James Gunn e I Fantastici 4 – Gli inizi di Matt Shakman a far breccia nel cuore di un pubblico ormai stanco dei cinecomics?
Stiamo ormai avviandoci verso la fine del 2025, e che per voi quest’anno sia stato bello, anonimo o catastrofico, senza ombra di dubbio sarà ricordato come un anno di sconvolgimenti e perdita di certezze (ancora più del solito) sul piano politico, umano e sociale.
Le tensioni internazionali sono alle stelle e costantemente al centro di infiniti dibattimenti. Quei Paesi che qualcuno di noi ancora si ostinava a considerare “avanzati” e “progrediti” hanno palesato un clima fatto di violenza politica e sociale che l’opinione pubblica non ha mai mancato di evidenziare il più possibile, spinta tanto dal più ammirevole impegno quanto dalla più macabra curiosità.
Un’intelligenza artificiale che fino a un paio di anni fa vedevamo come un concetto al limite del fantascientifico, quanto di più distante ci fosse dai dilemmi della nostra epoca, si è fatta strada nella nostra quotidianità con irruenza e senza chiedere il permesso, arrivando in breve tempo ad egemonizzare anche il campo dell’intrattenimento, dei media e della cultura popolare.
Insomma: non esattamente il clima più favorevole a stimolare riflessione, fantasia e ottimismo, quanto piuttosto i loro esatti contrari, i quali tra l’altro nel corso dell’ultimo decennio, tra film, fumetti, cartoni e videogiochi, sono stati i mantra di un quantitativo spropositato di personaggi di finzione e non solo.
Personaggi che hanno spadroneggiato nell’immaginario collettivo, orgogliosi di fregiarsi del titolo di “antieroi”. Basti pensare al successo di prodotti quali Game of Thrones, Rick and Morty o Bojack Horseman, prodotti meravigliosamente realizzati che hanno fatto della relativizzazione dei valori, dell’ambiguità morale e della distruttività dei loro protagonisti i propri marchi di fabbrica.
Ma qualsiasi tendenza prevede prima o poi un’inversione, ed è nella natura degli artisti più geniali la capacità di intuire perfettamente quando questa debba avvenire, il momento giusto per iniziare a dare al pubblico l’esatto opposto di ciò che è fermamente convinto di voler vedere, e possano far breccia in esso valori e tematiche che fino a poco tempo fa sarebbero stati ritenuti “antiquati”, o addirittura “da sfigati”.
L’uscita al cinema di Superman e dei Fantastici Quattro
Il fatto che, almeno nell’ambito dei cinecomics, l’occasione per proporre questo cambio di marcia sia coincisa con il ritorno al cinema di Superman e dei Fantastici 4 è molto significativo, in quanto si tratta di personaggi la cui stessa creazione ha costituito, in due periodi diversi, un nuovo inizio per il medium fumetto, e proprio di un nuovo inizio necessita oggi l’industria dei film di supereroi.
Un’industria ormai così esageratamente espansa da essere divenuta un’entità separata rispetto al più generico cinema d’intrattenimento, ma proprio per questo satura, foriera di ben poche novità e malvista da una non indifferente fetta di pubblico, che ormai entra in sala ostentando uno spirito critico dietro al quale si nasconde la malcelata volontà di cercare i difetti. Gli spettatori sono ormai così esausti delle tutine attillate e dei superpoteri che la stessa permanenza dei supereroi sul grande schermo finisce per diventare il difetto.
Un 2025 all’insegna dei supereroi, Superman a parte
Nell’anno della conclusione di Stranger Things, della prosecuzione di Avatar e della riscoperta dell’horror d’autore con Nosferatu e Frankenstein, la grande intuizione di James Gunn per riavviare un universo DC mai realmente definito, e di Matt Shakman per risollevare un Marvel Cinematic Universe gravato da una fama che non è più in grado di gestire, storyline senza una vera e propria direzione e da un numero sempre più preoccupante di flop, è proprio quella di tornare alle origini, ricominciare a raccontare storie di fantasia e meraviglia in cui l’impossibile diventa possibile, fatte di colori, azione, e positività, atte a intrattenere e divertire lo spettatore. Una risposta intuitiva che, a causa del contesto, è finita per diventare la meno scontata, ma proprio per questo così piacevolmente sorprendente.
Sì, ma di che contesto parliamo?
Beh, parliamo di un contesto inevitabilmente segnato dai due colossi dell’editoria supereroistica, Marvel e DC, che portando la loro eterna lotta dalle pagine dei fumetti alle sale cinematografiche hanno anche stabilito due tendenze con cui tutti coloro che hanno voluto avventurarsi nella palude dei cinecomics, e non solo, hanno dovuto confrontarsi nel bene e nel male.
Quelle che potremmo chiamare la “sindrome del crossover”, la tendenza innescata dal Marvel Cinematic Universe ad espandere qualsiasi prodotto di successo in decine di possibili spin off sperando di generare quanti più crossover possibili, cosa che però ha di contro portato all’appiattimento stilistico dei suddetti prodotti, i quali appaiono fin troppo spesso tutti uguali tra di loro.
Tutti figli del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan
A questo si somma la ben più pericolosa ed insidiosa “discendenza meticcia di Christopher Nolan“, ovvero la sincera convinzione che realizzare un cinecomic maturo e di qualità significasse renderlo quanto più possibile aderente alla realtà come ha fatto il regista britannico con la sua trilogia del Cavaliere Oscuro, a prescindere da quanto i personaggi trattati si prestassero alla suddetta chiave di lettura e i registi incaricati potessero permettersi pretese di autorialità.
Figli di quest’ultima scuola di pensiero sono prodotti interessanti come la serie Netflix dedicata a Daredevil (in seguito passata su Disney Plus, dove è proseguita nel revival Daredevil – Rinascita), ma anche la serie tv Arrow, iniziata come una banale scopiazzatura del Cavaliere Oscuro mischiato agli Spiderman di Sam Raimi e degenerata dell’arco di quattro stagioni in un pastrocchio infarcito forzatamente di elementi fantasy che il budget non era in grado di coprire.
Menzioniamo anche The Amazing Spider-man, in cui un attore di talento come Andrew Garfield veniva clamorosamente sprecato nel goffo tentativo di rendere cool e moderne storyline prese pare pare dagli anni ’60 semplicemente aggiungendoci uno skateboard, un paio di cuffiette e complotti industriali, e Batman V Superman, in cui il conflitto, non solo fisico, ma anche ideologico e sociale tra i due supereroi, veniva fatto passare attraverso meccanismi politici e mediatici solo per poi culminare nella solita scazzottata con un mostro in CGI.
Ed è proprio in questo contesto di cupezza tanto ostentata quanto non necessaria, e di pretese di realismo che spesso e volentieri finivano per impoverire le storie anziché elevarle, che Gunn e Shakman fanno la cosa più ribelle che si possa fare: buttarla in caciara.
Dalle macchine volanti ai cani col mantello, dalle dimensioni alternative ai poteri cosmici, dai robottini simpatici ai mostri giganti, passando per colori a pastello e mutande sui pantaloni, tutta una serie di elementi sopra le righe ma non gratuiti, atti a catapultarci in una realtà in cui tutto è possibile, ma che al tempo stesso racconta l’epoca che stiamo vivendo, i conflitti geopolitici, il progresso tecnologico, e il bisogno di riscoprire valori universali quali la gentilezza e la famiglia.
A ciò si unisce la scelta di avviare entrambe la narrazioni in medias res, e di non rendere questi film le ennesime ridondanti storie di origini che non hanno bisogno di essere raccontate, mostrando così anche un certo rispetto nei confronti di un pubblico ormai maturo che questi personaggi li conosce a menadito, e che sa perfettamente come orientarsi in questi universi di celluloide.
La speranza? Che Superman e i Fantastici Quattro siano da esempio
In conclusione di questa disordinata ma appassionata disamina, la nostra speranza per il futuro è che Superman di James Gunn e I Fantastici 4 – Gli Inizi di Matt Shakman possano aver settato dei nuovi standard per l’industria dei cinecomics, e che possano aver fatto capire al pubblico come gli altri autori come il vero significato della tagline del primo storico Superman di Richard Donner, “crederete che un uomo possa volare”, non fosse semplicemente “appenderemo Christopher Reeve a dei cavi davanti a un green screen”, ma “vi faremo credere nell’impossibile per ispirarvi a migliorare ciò che è possibile”, e in un mondo fatto di conflitti, ostilità gratuita e certezze mancate, questa è senza dubbio la vera ribellione.