Ermanno Olmi

Ermanno Olmi e il boom economico italiano

Ermanno Olmi è stato uno dei pochi registi hanno saputo raccontare l’italia del miracolo economico ed i suoi profondi mutamenti di natura socio-politica.

Ermanno Olmi è stato uno dei registi italiani più influenti della storia del cinema. Cavalcando lo stravolgimento che colpì l’Italia nel secondo dopo guerra tra gli anni ’50 e gli anni ’60, in pochi sono riusciti a catturare ciò che è stato realmente quel periodo nel “bel paese”.

Emranno Olmi è stata una figura che ha evaso il termine di regista attraverso il suo rapporto meta-cinematografico. Regista del dettaglio, Olmi può essere definito come un precursore del mokumentary distruggendo le barriere tra finzione e realtà, immortalando un paese che cambia attraverso la magia del cinema che la realtà, oltre a metterla in scena, la supera.

Ermanno Olmi

Miracolo economico

Il miracolo economico è stato indubbiamente uno dei periodi più influenti sulla storia italiana, recete e non. Un periodo in cui tramite l’industrializzazione e la macchinazione del paese nei suoi settori lavorativi e quotidiani ci fu una crescita economica esponenziale e che portò alla diffusione di massa del benessere, scalfendo la differenza tra regioni industrializzate e non.

Mezzo secolo dopo si guarda indietro attraverso testimonianze, opere d’arte e conseguenze dirette e si parla sempre più di boom che di miracolo. Alcuni, seppur pochi, ne sottolinearono già le contraddizioni e probabili effettivi negativi che avrebbero avuto sulla società e sulla vita stessa come Pier Paolo Pasolini ma alcuni ne le analizzarono direttamente dall’interno.

Ermanno Olmi

Ermanno Olmi, fino ai 33 anni, è stato un dipendente presso la Edison-volta come fattorino ed organizzatore delle attività ricreative dei dipendenti. Proprio in questo campo scoppia la fascinazione del cineasta nei confronti della macchina da presa arrivando a realizzare decine di documentari che semplicemente riprendevano l’industrializzazione italiana divisa tra uomini e macchine in un dipinto, surreale ma vero, di una terra ed un popolo scisso nel cambiamento sotto il nome del progresso.

L’occhio di Olmi però verge sempre sull’uomo e sulla sua condizione di uomo nei tempi moderni. L’occhio interno di Olmi gli ha permesso di fondere a pieno ogni elemento della sua esperienza personale e della creatività cinematografica. A livello personale, lo stesso Olmi ha dichiarato come capolavori ad esempio Il posto partono direttamente da ciò che ha vissuto.

L’alienazione

Il viaggio dai confini di provincia alla grande città per restare a  galla e al passo della modernità che però non conferma certezze nel futuro ne tanto meno speranza ma solo apatia e alienazione totale regalandoci l’iconica inquadratura di Domenico alla festa aziendale di capodanno.

Nel suo approccio al cinema di finzione, Olmi segna una rottura ulteriore col neo-realismo andando verso una zona più grigia del cinema italiano, già orfana della ambizioni unitarie e della resistenza dell’effettivo neo-realismo. Nel cinema di Olmi come ne I fidanzati c’è già una forte rassegnazione all’inarrestabile “progresso” e dei Tempi moderni, pronosticati dal visionario Chaplin già vent’anni prima ed approfonditi preocemente da altri visionari e testimoni come l’eterno Ermanno Olmi.