L'uomo che sapeva tutto

L’uomo che sapeva tutto, ovvero, come non dire nulla

L’uomo che sapeva tutto è l’appellativo della figura di Federico Umberto D’Amato, nonchè il nuovo documentario su di lui, che però pare non sapere nulla.

Viviamo in un’epoca molto molto particolare. La falsa democratizzazione derivata da Internet, il progresso tecnologico ed i social media in particolare, hanno conferito a ciascuno di noi la possibilità di poter, non solo pensare ciò che vogliamo, ma pensare di poterlo condividere a tutti. Il cybervoyerismo digitale ci ha resi onniscenti ed onnipresenti, o almeno, così ci hanno portato a pensare.

Le recenti e inquietanti e costanti news sugli Epstein Files ci mettono davanti ad un dubbio che riassume lo spicchio di storia del mondo che viviamo: cosa è vero e cosa non lo è? Quando l’informazione pubblica è un modo di propaganda e manipolazione, di chi fidarsi? Ma, in realtà, tutto questo, è solo il culmine più visibile di un processo che va avanti da un secolo, se non di più. In Italia, colui che riassume ciò è stato Federico Umberto D’Amato.

L’uomo che sapeva tutto

L’uomo che sapeva tutto, andato in onda per la prima volta il 23 febbraio su Sky Crime, ed ora disponibile in streaming su NOW e Sky Documentaries, dovrebbe essere il ritratto di un uomo tanto misterioso quanto influente: appunto, Federico Umberto D’Amato. Dovrebbe usare archivi inediti, testimonianze esclusive ed i ricordi sfuggenti di chi lo ha conosciuto, per tracciare il ritratto di un uomo ambiguo e sfuggente

L’uomo che sapeva tutto dovrebbe porsi come viaggio nei cinquant’anni di storia della Prima Repubblica Italiana, mostrando come D’Amato funzionasse come incrocio tra il potere occulto delle istituzioni e le sfarzose sale da pranzo. Il documentario, prodotto dalla casa di produzione Ballandi, è diretto da Francesco Di Giorgio e scritto da lui con Marco Pisoni per Hearst Networks Italia.

Federico Umberto D’Amato

Prefetto di Polizia, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, agente segreto e spia, membro della loggia massonica sovversiva P2, critico gastronomico de L’Espresso e scrittore culinario con opere come Menù e dossier. Nato a Marsiglia nel 1919 e morto a Roma nel 1996, D’Amato è stato l’uomo che ha architettato la più machiavellica e capillare opera di raccolta e filtraggio di informazioni del nostro paese.

L’uomo dietro a tutto e tutti, e sopra tutto e tutti. Il Vecchio di Romanzo Criminale. Un uomo legato alla maggior parte degli eventi dal Dopoguerra in poi, dalla strage di piazza della Loggia all’omicidio di Roberto Calvi, dal tentato golpe Borghese alla strage di Bologna, per cui è stato riconosciuto come uno dei mandanti. Un uomo implicato implicitamente in tutta la faccia ancora oscura dell’Italia.

L'uomo che sapeva tutto

Mangiaspaghetti

Parlare oltre di una figura così ingombrante ma ancora così misteriosa, sarebbe fuorviante, se non riduttivo in qualche modo. Ecco perchè esistono i documentari. Immediati, comprensibili, d’intrattenimento. Un documentario dovrebbe essere questo, con elementi presi direttamente dalla realtà. E se questa è una definizione abbastanza accurata di un documentario, allora L’uomo che sapeva tutto non è un documentario.

Il film – anzi, docufilm – ha l’obiettivo preciso ma non dichiarato di coniugare la segretezza di un uomo che rappresentava il potere con la sua cocente passione per il cibo e la critica culinaria. Peccato che, questo film, si dimentica completamente della prima parte. Un documentario potenzialmente d’inchiesta e d’indagine diventa un mero strumento narrativo sul rapporto tra un uomo ed il cibo.

La verità dietro alla menzogna

Non viene aggiunto quasi nulla sulla figura di Federico Umberto D’Amato. Le dichiarazioni degli intervistati sono delle semplici constatazioni di fatto, senza neanche un briciolo di volontà indagatoria o tantomeno uno stimolo che possa mandare avanti un tema idiota, che stufa immediatamente il pubblico che conosce D’Amato quanto gli spettatori che lo scoprono per la prima volta.

Allora, se l’invito invisibile di un documentario è quello di spingere alla ricerca ed alla curiosità oltre i limiti cinematografici, allora L’uomo che sapeva tutto cessa di esistere dopo appena pochi minuti di visione. Purtroppo, il mondo non ha bisogno di persone come D’Amato, nè tantomeno ha bisogno del concetto di un male necessario come, in qualche modo, si impone questo documentario.

🎬 Valutazione

Regia
Storia
★★
🏆 Voto Totale
1.5
★⯨