La donna più ricca del mondo è un film tagliato su misura per la regina del cinema francese, Isabelle Huppert. Ispirato a fatti reali, è uscito il 16 aprile.
La donna più ricca del mondo (La femme la plus riche du monde), diretto da Thierry Klifa e presentato a Cannes, racconta una storia di grande attualità: quella di una donna ricca e di successo che viene manipolata da un uomo più giovane di lei.
In Italia, dopo che è esploso il caso Gina Lollobrigida, l’argomento di questo film è diventato di scottante attualità: la signora Lollobrigida, famosa attrice del nostro cinema e donna ricca e 90enne, era molto legata al suo assistente, Andrea Piazzolla, che considerava il suo più intimo amico (e, forse, anche qualcosa di più). Di contro, i rapporti con l’ex marito Javier Rigau e con l’unico figlio, Andrea Skofic, erano pressoché inesistenti.
Piazzolla le era talmente caro da avergli fatto moltissimi regali e avergli lasciato in eredità il 50% dei suoi beni (l’altro 50% era, per legge, destinato a suo figlio). A seguito della scomparsa di una parte dei beni dell’attrice, Piazzolla è stato accusato per circonvenzione di incapace (sebbene Lollobrigida sembrasse del tutto lucida nelle sue scelte, come testimoniano svariate interviste) e condannato in primo grado a tre anni di reclusione. Una storia che ha fatto discutere e che continua ad andare avanti in forma di disputa legale tra le parti: Piazzolla e Skofic. E che genera una domanda: è giusto lasciare a una persona la libertà di decidere liberamente come disporre del proprio patrimonio oppure è necessario “tutelarla” anche contro la sua volontà?
Ecco, la storia raccontata da La donna più ricca del mondo è analoga a questa nostrana vicenda, anche se coinvolge ben più di 10 milioni di euro, vale a dire il patrimonio stimato di Lollobrigida. È la storia, con qualche piccola modifica, dell’imprenditrice e figlia del fondatore di L’Oreal Liliane Bettencourt, scomparsa nel 2017.
La donna più ricca del mondo, la trama
Marianne (Isabelle Huppert) è un’imprenditrice di successo, a capo di un’azienda di cosmetici che si chiama . In occasione di un servizio fotografico per un’intervista su un noto magazine, conosce Pierre-Alain (Laurent Lafitte), fotografo di grande fascino. Tra di loro si instaura un’amicizia sempre più profonda e fusionale che comincia a preoccupare il personale di servizio e la sua famiglia, che per proteggerla è pronta a fare scelte drastiche.

Le differenze con la storia della vera Liliane Bettencourt
I fatti di La donna più ricca del mondo si svolgono a fine anni Novanta, verosimilmente nel 1997: a darci un’indicazione sul periodo è il riferimento a Titanic, film uscito proprio quell’anno. Questo indizio segnala uno slittamento di 10 anni rispetto ai fatti reali, poiché la vicenda Bettencourt è cominciata nel 1987, all’epoca del servizio fotografico per la rivista Égoïste (che qui viene semplicemente tradotta in inglese, quindi si chiama Selfish).
Le differenze stanno principalmente nei nomi delle persone coinvolte: Liliane Bettencourt diventa Marianne Farrère, François-Marie Banier diventa Pierre-Alain Fantin, il marito André Bettencourt diventa Guy Farrère, la figlia Françoise diventa Frédérique Spielman, il genero Jean-Marc Mayers resta sempre Jean-Marc, ma Spielman. Ultimo, ma non meno importante, l’uomo chiave della vicenda, il maggiordomo di casa Bettencourt Pascal Bonnefoy, diventa Jérôme Bonjean.
Nel 2010 c’è stata la riconciliazione tra Liliane e la figlia Françoise, che si vede anche nel film.
La donna più ricca del mondo: il duello tra Isabelle Huppert e Marina Foïs
Se c’è un’attrice che come nessun’altra era in grado di interpretare il ruolo della multimiliardaria Marianne Ferrère quella è la creatura chabroliana Isabelle Huppert: maestosa, perfettamente a suo agio in ruoli di donne ricche e carismatiche, ma in grado di restituire anche tutta la fragilità emotiva di una donna in là con gli anni che viene travolta dall’energia dirompente di un uomo più giovane e affascinante. Combatte per la sua autodeterminazione e per il suo diritto a spendere i suoi soldi come ritiene più opportuno.
Dall’altra parte la figlia Frédérique, che ha scelto un matrimonio rispettabile e privo di amore e che in tutte le cose della sua vita è molto pragmatica. Ad interpretarla un’attrice il cui nome in Italia non dice molto: Marina Foïs. Per darvi qualche coordinata, questa talentuosa attrice francese è apparsa nel ruolo di Simone Signoret nel biopic dedicato all’attrice e alla sua storia d’amore con il collega Yves Montand, Moi qui t’aimais (Io, che ti amavo), uscito nel 2025. In La donna più ricca del mondo appare porta il scena il ritratto di una donna dai sani principi, lucida e legata alla madre più di quanto, probabilmente, la madre sia legata a lei. Una figura di donna forte, anche se segretamente infelice, che, si intuisce, un po’ invidia la spensieratezza ritrovata di sua madre con Pierre-Alain.

Latiffe mattatore assoluto [SPOILER nell’ultimo paragrafo]
Nella solitudine rassicurante ma routinaria di Marianne si inserirà a gamba tesa Pierre-Alain, che nel film viene interpretato in modo istrionico da un attore francese piuttosto conosciuto: Laurent Lafitte. Lafitte è colui che nel biopic La divina di Francia – Sarah Bernhardt ha interpretato il ruolo di Lucien Guitry, amante della notissima attrice.
Nel film il suo potere su Marianne è palese fin da subito: durante il servizio fotografico non mostra alcun timore reverenziale, obbligandolo a cambiarsi d’abito per le foto, trattandolo con modi a dir poco spicci e avvertendola che non potrà vedere le foto prima che siano pubblicate. Fin dal loro primo incontro è sempre lui a tenere in mano le redini del loro rapporto.
Un rapporto complesso, dal momento che ben presto si scopre che Pierre-Alain è omosessuale e convive con un uomo più giovane di lui, Raphaël, che presenterà anche a Marianne e alla sua famiglia. Fin dall’inizio, Pierre-Alain non si nasconde: dice e fa esattamente ciò che è. Il tutto riassunto in una frase: “Sedotta da Fantin, rovinata da Fantin”. L’uomo non risparmia a Marianne consigli né critiche tranchant, al punto di convincerla a cambiare l’intero arredo di casa.
Con lei si prende tante, troppe, libertà che il maggiordomo e i familiari guardano di cattivo occhio senza tuttavia osare contraddirlo. Un apparente paradosso è che, in una certa misura, Pierre-Alain è genuinamente affascinato da Marianne, e si mostra addolorato quando gli impediscono di vedere l’amica. Sebbene accetti in fretta la nuova situazione, che lo obbliga ad abituarsi “a vivere insieme ai morti”, dal momento che gli sarà precluso ogni contatto con lei.
Per il ruolo in La donna più ricca del mondo, Latiffe si è recentemente aggiudicato un Cesar come Miglior attore.
Una dinamica inconfondibile, raccontata con grande accuratezza. Anche nei dialoghi
Ciò che colpisce di La donna più ricca del mondo, con il contributo di ottime interpretazioni, è la dinamica vittima-carnefice. Nel caso di Marianne, chiaramente, la dinamica è di sfruttamento economico. Lo schema di Pierre-Alain segue uno svolgimento preciso: prima la fa sentire bella e desiderabile – anche se non c’è alcun contatto sessuale tra loro – ma allo stesso tempo le fa capire che è lui quello che comanda, e che si rifiuta di essere compiacente.
Quando la scopre quasi indifferente al proprio denaro le butta una prima esca: prova a venderle una sua foto. Il pesce abbocca, e continua ad abboccare ogni volta che, in modo fintamente casuale, Pierre-Alain le fa sapere che avrebbe bisogno di denaro: per un atelier, per un capriccio, per crescere come artista. Nel mentre, lui continua a dire come lei abbia una personalità troppo forte per farsi prendere in giro, anche da lui stesso.
È così che Marianne, da semplice amica, diventa la mecenate numero uno del fotografo. Capace di sciogliersi come burro ad ogni sua minima sollecitazione. Quando le pretese di Pierre-Alain si fanno decisamente audaci e la famiglia si mette in allarme, il fotografo stringe la presa sulla sua vittima. E lei si aliena dalla famiglia, per non sentire le critiche che, forse, rischiano anche di farla sentire una stupida per essersi fatta raggirare. Ma lei, in quella relazione complessa, ci crede quasi fino alla fine.
Qui, però, è bene specificare che l’alienazione di Marianne dipende unicamente dalla sua volontà di continuare a frequentare Pierre-Alain, il quale non le fa alcuna richiesta in tal senso.
Un film dai colori sgargianti. E dai completi firmati Chanel
Se c’è un elemento che salta subito agli occhi di La donna più ricca del mondo è quello cromatico: i colori del film sono sgargianti e sempre in perfetto accordo con quelli di Isabelle Huppert, quasi in armocromia (Huppert, per la cronaca, è una splendida Primavera brillante).
Passando al discorso moda, la divisa di Marianne è sempre e comunque targata Chanel, tra inconfondibili tailleur di bouclé e camicette di raso di seta, e definisce bene un personaggio ricco in modo quasi incommensurabile che quindi non ha modo di ostentarlo. Come la prende in giro Pierre-Alain durante lo shooting che li fa conoscere: “Non indossa gioielli proprio perché è ricca”.
La donna più ricca del mondo, in sintesi
La donna più ricca del mondo è un film dalla confezione sontuosa come la sua protagonista, impersonata dall’attrice francese più chabroliana che ci sia: Isabelle Huppert. Questo è forse il suo ruolo recente che più le si addice, in costante equilibrio tra freddezza, consapevolezza e fragilità nel voler tornare a vivere una vita più spensierata.
Tra comprimari eccellenti, una fotografia brillante e una sceneggiatura forte, la cui potenza si dipana soprattutto nei confronti tra Marianne e Pierre-Alain, questo è un film che va visto e compreso nelle sue dinamiche relazionali.