Il dio dell amore

Il Dio dell’amore: tra passato e presente

Il Dio dell’amore è il nuovo film di Francesco Lagi che ci porta alla scoperta di una Roma che non si vedeva sui nostri schermi da tempo, forse troppo.

Il Dio dell’amore è un film che lavora sulla metanarratività e lo fa affidando il ruolo di narratore a Ovidio (Francesco Colella), figura sospesa tra passato e presente che ci porta alla scoperta dell’amore per Roma ma sopratutto dell’amore che nasce a Roma. Ovidio accompagna il racconto attraverso di otto storie d’amore che si intrecciano tra loro, di amori semplici e complicati, di amore che nascono e che finiscono. Il film di Lagi è una dichiarazione d’amore per la Città eterna, ma anche per l’amore stesso.

La trama

La pellicola è una commedia corale, con un cast d’eccezione, che intreccia le vite sentimentali di diversi personaggi nella Roma contemporanea. Le loro storie d’amore, fatte di incontri, tradimenti, desideri e separazioni, si incrociano formando un unico grande mosaico, come se fossero guidate da una forza invisibile e capricciosa: il “dio dell’amore”. A fare da filo conduttore c’è il poeta Ovidio, che torna ai giorni nostri e osserva con ironia il caos dei sentimenti umani, raccontando e commentando le relazioni dei protagonisti.

Il primo atto d’amore che compie il regista è quello di far identificare lo spettatore con la macchina da presa, che finisce per incarnare Roma stessa. Ci sentiamo delle spie a entrare nelle vite di questi personaggi, a capire le loro storie d’amore ma sopratutto a entrare nelle loro case, Il punto di forza della pellicola è rendere lo spettatore un intruso all’interno delle vite dei personaggi.

Roma fa da grande palco per l’amore intrecciato di queste storie, ma non si limita a essere solo centro, ma Lagi riprende tutta Roma, dalla periferia al centro senza tralasciare niente. Perché Roma è immensa ma per qualche magia spesso è sempre intrecciata. Non siamo semplici spettatori passivi davanti a un film ma diventiamo attivi, come delle mosche che si insinuano nella quotidianità delle persone, spiandone anche i momenti più intimi.

Roma è la città dell’amore

Abbiamo visto tante rappresentazioni di Roma negli ultimi anni al cinema, ma forse erano sempre la stessa cosa: una Roma borghese fatta solo di centro storico e con un attaccamento estremo ai soldi. Ma Roma è davvero solo questa? Non merita una rappresentazione diversa?

Lagi ci porta dentro una Roma dove governa il Dio dell’amore che si aggira per le strade di questa magnifica città, ma non si trova solo a Fontana di Trevi o a Piazza di Spagna, ma anche a Ostiense o al Villaggio Olimpico. Questo rende il film di Lagi una vera novità nel panorama italiano, o meglio diventa parte di un racconto che ricorda una tipologia di narrazione che forse si è lasciata troppo perdere. Roma non è più fatta solo di borghesi ma il suo splendore risiede nella varietà di storie diverse che racconta. Non può essere solo un racconto di una borghesia degradante, ma deve essere terreno fertile per qualsiasi tipo di storia.

Una figura interessante è quella di Silvia, interpretata da Chiara Ferrara, che rappresenta una fuorisede, venuta a Roma per studiare arte mentre fa la cameriera in un ristorante. Silvia dice che Roma le piaceva appena trasferita, ora non le piace più, troppa gente, troppi turisti.  La scelta di rappresentare la figura di una ragazza fuorisede è perfettamente funzionante e sopratutto arriva a un pubblico ampio, tanti sono i fuorisede che hanno trovato la loro casa a Roma.

Lagi inserisce tutti questi personaggi in quella che sembra essere un gioco da tavolo, le pedine si muovono su un grande tabellone e da una mossa dell’uno dipende quella dell’altro, da due persone che si lasciano può nascere un nuovo amore. 

Perché funziona

Forse questa tipologia di racconto, un pò alla Woody Allen, che ci guarda dritto negli occhi ci mancava. Uno sguardo che si rivolge direttamente allo spettatore in modo complice. Il piacere di osservare la vita altrui, di immaginare storie a partire dai volti incontrati per caso, diventa qui elemento centrale. Guardando il film si ha la sensazione di assistere a quei “film mentali” che costruiamo a partire nella quotidianità: quando incontriamo qualcuno in metro e ci chiediamo chi sia, dove vada, che storia sta vivendo. Il Dio dell’amore è certamente pensato per chi vive a Roma e si ritrova nei luoghi, ma anche per chi continua a sognarla.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★