Toy Story e i suoi due successivi capitoli hanno formato generazioni di appassionati e di cineasti attraverso una trilogia molto vicina alla perfezione.
Dalla fine degli anni ’70 in poi, la ipercommercializzazione del capitalismo e del consumismo hanno invaso ogni singolo aspetto delle nostre vite. Il cinema non è stato da meno. Grazie al passaggio dalla Nuova Hollywood alla Hollywood dei blockbuster, un filone di film è diventata semplicemente un prodotto da vendere, un contenuto, un giocattolo con una data di scadenza.
A tal proposito, questo 18 giugno, esce nelle sale cinematografiche italiane, ed anche quelle statunitensi, Toy Story 5, quinto capitolo della celebre ed apprezzata trilogia di film d’animazione che, da non troppo tempo, Quentin Tarantino ha definito come la trilogia perfetta. Stranamente, per una rarissima volta, ha più che ragione.
Toy Story – Il mondo dei giocattoli
Primo lungometraggio Pixar, primo film d’animazione in CGI, capolavoro. Nel 1995, esce il primo Toy Story con una premessa tanto semplice quanto geniale: e se i giocattoli fossero senzienti e facessero finta di essere senza vita in nostra presenza? Il regista John Lasseter risponde regalandoci il cowboy Woody e lo space ranger Buzz Lightyear.
Anche grazie alle straordinarie performance vocali, soprattutto dei due protagonisti – in originale Tom Hanks e Tim Allen, in italiano il compianto Fabrizio Frizzi e Massimo Dapporto – questa mastodontica e divertentissima storia di formazione ci guida attraverso la decostruzione delle classiche immagini cinematografiche con credibilità e innovazione.
Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa
Insieme a Lee Unkrich e Ash Brannon, Lasseter torna nel 1999 con Toy Story 2. Uno dei pochi sequel della stessa fattura dell’originale, se non addirittura meglio. Mentre il già enorme cast si allarga grazie a delle aggiunte azzeccatissime e la coralità dei personaggi prende sempre più spessore, è in questo capitolo che le musiche di Randy Newman eccellono al massimo.
La ricerca del gruppo per ritrovare Woody, ormai finito tra i giocattoli pronti per essere venduti perchè danneggiati, ci porta in un viaggio sul tempo che passa, la vecchiaia la riscoperta della propria identità. Proprio come il predecessore, quest’altro capolavoro sa intrattenere qualsiasi fascia di età, senza mai essere scontato e proponendo uno stile narrativo e d’animazione alquanto unico.

Toy Story 3 – La grande fuga
Nel 2010, con grande sorpresa, torna il franchise con il terzo – e quello che sarebbe dovuto essere l’ultimo – capitolo, Toy Story 3. Istantaneamente diventato il preferito della maggior parte delle persone, il film è diretto solamente da Unkrich e riporta lo stesso cast che ci ha accompagnati nei film precedenti, con qualche sinistra aggiunta.
Andy sta per partire per il college e i suoi amati giocattoli non finiscono nell’attico ma vengono spediti in un asilo nido. Mentre il gruppo naviga un mondo completamente nuovo, dovranno fare i conti con il “carcere” in cui si trovano e la gabbia che si sono costruiti negli anni. Inquietante e profondo, citazionista e originale. Un finale perfetto in cui è impossibile non commuoversi.
Toy Story 4
Quando tutto sembrava essere chiuso – e andava bene così – nel 2019, agli sgoccioli del Covid, esce il quarto capitolo: Toy Story 4. Diretto da Josh Cooley, per quanto non si possa dire non sia un film riuscito, la sua invisibilità agli occhi del pubblico è la diretta conseguenza della sua inutilità.
Adesso manca vedere il nuovo tassello di questo franchise ormai trentennale, che ha guidato bambini nell’adolescenza, ragazzi nell’età adulta e genitori nella vecchiaia. Sarebbe stupido soffermarsi nuovamente su quanto sia nessuno aveva bisogno di un nuovo Toy Story, ma va detto. Soprattutto se a doppiarlo non ci sarà più Frizzi…