Artificial racconta la crisi di OpenAI, il vero caso è la distribuzione. Amazon, Big Tech, libertà creativa: il film di Luca Guadagnino è già un’opera politica.
Artificial non è ancora uscito, ma è già il film più discusso dell’anno. Il nuovo lavoro di Luca Guadagnino dedicato ai giorni più turbolenti della storia di OpenAI e di Sam Altman.
Prima ancora di arrivare nelle sale, il film è diventato il centro di una riflessione più ampia: fino a che punto il cinema può raccontare il potere tecnologico quando quel potere è ormai intrecciato con l’industria che dovrebbe distribuirlo?
Artificial e il caso Amazon: quando la distribuzione diventa notizia
La vicenda è ormai nota. Dopo aver finanziato il progetto, Amazon MGM ha deciso di rinunciare alla distribuzione di Artificial.
La spiegazione ufficiale è che il film avrebbe trovato una collocazione migliore presso un altro studio. Una formula diplomatica che ha lasciato spazio a molte interpretazioni.
La coincidenza temporale è difficile da ignorare. Pochi mesi prima infatti Amazon aveva rafforzato la propria alleanza strategica con OpenAI attraverso un accordo miliardario sull’intelligenza artificiale.
Ufficialmente le due vicende non sono collegate. Eppure, nel dibattito americano, il sospetto è diventato inevitabile. Può una grande piattaforma distribuire serenamente un’opera che mette in scena, con toni poco concilianti, uno dei protagonisti della rivoluzione tecnologica contemporanea?
Guadagnino racconta OpenAI, ma parla del nostro presente
Scritto da Simon Rich e interpretato da Andrew Garfield nei panni di Sam Altman, Artificial ricostruisce i cinque giorni del novembre 2023 in cui il CEO di OpenAI venne licenziato e poi reintegrato nel giro di poche ore.
Una storia apparentemente aziendale che Guadagnino trasforma in qualcosa di diverso. È infatti una tragedia contemporanea sul controllo del sapere, sulla velocità dell’innovazione e sulla difficoltà di governare strumenti che modificano il rapporto stesso tra conoscenza e realtà.
L’intelligenza artificiale non è il tema del film. È il suo ambiente. Come il capitalismo finanziario era lo sfondo di The Social Network, qui il vero protagonista diventa il potere invisibile delle infrastrutture digitali.

Un film censurato dal mercato?
Parlare di censura sarebbe improprio. Nessuna autorità ha vietato il film e nessun governo ne ha impedito la distribuzione.
Eppure emerge una domanda più sottile. Se le grandi piattaforme tecnologiche sono allo stesso tempo investitori nell’intelligenza artificiale, produttori di contenuti e distributori cinematografici, chi racconterà le loro contraddizioni?
È un chiaro conflitto d’interesse. Alcune storie diventano improvvisamente più difficili da raccontare.
Luca Guadagnino rilancia: Artificial troverà una casa
Negli ultimi giorni lo stesso Guadagnino ha lasciato intendere di essere fiducioso. Il regista continua a credere che Artificial arriverà al pubblico e che un nuovo distributore verrà trovato.
Secondo diverse indiscrezioni, realtà indipendenti come Neon e Mubi avrebbero manifestato interesse per acquisire il film, mentre altri grandi studi avrebbero preferito non procedere. La sensazione è che Artificial sia diventato un banco di prova per l’intera industria cinematografica: non soltanto un’opera da distribuire, ma una dichiarazione di principio sul ruolo del cinema nell’epoca delle Big Tech.
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