Il cinema coreano ormai è diventato una presenza fissa ai festival internazionali e Possible Love, l’ultimo film di Lee Chan Dong, ne è la dimostrazione.
Il film, che abbiamo visto in anteprima all’ottantatreesima edizione del Festival di Venezia (dove è stato giustamente premiato con il Gran premio della giuria), si aggiunge a un lungo elenco di un’industria cinematografica, quella coreana, in grado di stupire sia il grande pubblico che i cinefili da festival. Non fa eccezione Possible Love, non a caso distribuito da Netflix.
Il cinema coreano conferma il suo stato di salute
Al centro di questi film c’è un tema che riflette le preoccupazioni di un intero paese: le diseguaglianze sociali. Quello coreano, infatti, è un cinema impegnato, interessato a cogliere le urgenze del periodo storico che stiamo vivendo: le differenze sempre più accentuate tra ricchi e poveri, i problemi salariali, la precarietà del lavoro,…
Prendete come esempio Parasite, il film che più di tutti ha contribuito alla diffusione del cinema coreano, o Squid Game, una delle serie più viste al mondo.
Il cinema coreano però non si è messo in mostra solo per il suo impegno sociale, ma anche per una capillare presenza di registi e di attori di primo piano. È soprattutto la presenza di grandi registi a far sì che quello coreano sia prima di tutto un cinema di genere, capace di rifarsi alla più grande tradizione cinefila, motivo per cui, se possiamo individuare la lotta di classe come fil rouge dei film coreani, lo stile di ognuno di questi registi si differenzia enormemente. Basti pensare a No Other Choice, presentato l’anno scorso al Festival di Venezia, del regista Park Chan Wook: famoso per il suo stile barocco e magniloquente.
Il film in questione, di un altro grande maestro del cinema coreano, Lee Chang-dong, ribalta completamente questi schemi.

Possible Love: un film sulla perversione dello sguardo
Il film si basa su un fatto di cronaca realmente accaduto: il licenziamento di oltre 2.000 operai dalla SsangYong Motor Company che portò ad un’occupazione della fabbrica da parte dei sindacati. Uno degli operai in questione, Ho-seok, e sua moglie, Mi-ok, diventeranno i soggetti di Ye-ji, un’aspirante documentarista che vuole girare un film sulle lotte sindacali e individua nella coppia i protagonisti del suo documentario. Spinta dal realismo, Ye-ji si inserisce sempre di più nelle loro vite fino a coinvolgere il suo stesso marito.
Partendo dal decimo capitolo del Decalogo di Kieslowski (omaggiato nel finale), il film analizza la questione sociale da un punto di vista inedito: qual è il limite che divide il realismo dello sguardo, del riprendere, dalla crudeltà intrinseca dell’atto voyeuristico? Alla sopraffazione del ricco sul povero?
Il film, quindi, non si limita ad analizzare le precarie condizioni della classe operaia ma si avventura in un’acuta riflessione sull’atto di guardare e, di conseguenza, sul cinema.

L’amore come salvezza è ancora possibile?
Possible Love forse si prende troppo tempo, soprattutto nella parte iniziale; il ritmo sembra soffrirne, ed è solo con il passare dei minuti che il film inizia a coinvolgere, in un crescendo che scuote lo spettatore, facendogli provare sulla sua stessa pelle la crudeltà del voyeurismo più perverso. Che diritto abbiamo noi di raccontare una realtà che non ci appartiene? Fino a che punto la realtà viene distorta dalla nostra percezione? Riflessioni che finiranno per mettere in crisi le certezze dello spettatore.
Sta proprio nella capacità di affrontare questi temi che il film trova la sua vera forza. Un impeto che trova la sua degna conclusione in un ultimo atto di grande sensibilità drammaturgica, l’ambientazione finale ci pone davanti ad un ribaltamento di fronte: se le nostre vite sono segnate dalla tragedia, dai soprusi, si può ancora aspirare all’amore? La risposta a questa domanda sta nella fuga di Ho-seok e Mi-ok, un’evasione che diventa atto di libertà: l’unica forma d’amore sincera e spontanea che ci rimane.
Proprio con queste riflessioni si chiude un film profondo e commovente, un’opera che rinuncia a qualsiasi forma di retorica e che rifiuta un simbolismo superfluo.
Possible Love è un film che rimane dentro, mettendo in crisi le nostre certezze da spettatori privilegiati e aprendosi ad una riflessione sulla natura della settima arte come non si vedeva da tempo.