Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film di Pier Paolo Pasolini. Apre idealmente la Trilogia della morte, incentrata sul dolore e sul vizio.
Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film del 1975, tratto dall’opera Le 120 giornate di Sodoma, scritta dal Marchese Donatien Alphonse Francois de Sade. Il produttore del film, Alberto Grimaldi, fu processato per atti osceni a seguito della sua distribuzione. La versione restaurata dell’opera è stata presentata nel 2015 alla 72esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
La trama
Instaurando un parallelismo tra l’opera del Marchese De Sade e la struttura dell’Inferno di Dante, Pier Paolo Pasolini porta in scena una metafora sull’‘anarchia del potere’, in cui questo viene rappresentato da quattro personaggi mefistofelici: il Duca (Paolo Bonacelli), il Monsignore (Giorgio Cataldi), Sua Eccellenza (Uberto Paolo Quintavalle) e il Presidente (Aldo Valletti). I quattro, presentati come Signori della Repubblica Sociale Italiana, selezionano una serie di vittime sessualmente desiderabili, destinandole a 120 giorni di stupri e torture. I Signori verranno affiancati da tre Ruffiane (Caterina Boratto, Elsa De Giorgi ed Hélène Surgère).
Salò e la violazione della dignità umana
In Salò o le 120 giornate di Sodoma Pier Paolo Pasolini opera una riflessione sulla possibilità, per chi detiene il potere, di esercitare la propria libertà anche a scapito della dignità altrui. Per condurre questa sua riflessione si avvale di due principali strumenti: il riferimento storico alla Repubblica Sociale Italiana, e quello letterario all’opera del Marchese De Sade. Il potere, secondo Pasolini, ha da sempre generato aberrazioni contro l’umanità. L’essere umano, com’è possibile osservare nelle carceri israeliane, non si è ancora liberato da esse.
Salò nelle parole di Pier Paolo Pasolini
Il sadomasochismo è una categoria eterna dell’uomo, ma non è questo che mi importa. Cioè, mi importa anche questo, ma il sesso nel mio film costituisce una metafora del rapporto del potere con chi gli è sottoposto.
Con queste parole, registrate in un’intervista rilasciata poco prima della sua morte, il poeta tentava di far luce sulla sua ultima opera.
Il sadomasochismo di De Sade ha una funzione ben chiara: quella di rappresentare ciò che il potere fa del corpo umano. Salò o le 120 giornate di Sodoma non è solo un film sul potere: è un film su quella che io chiamo l”anarchia del potere’.
Cos’è l’anarchia del potere?
La vera anarchia,
secondo Pier Paolo Pasolini,
è l’anarchia del potere. Il potere fa tutto ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune.
Mentre l'”anarchia degli sfruttati” concepisce lo Stato come una struttura oppressiva, l’anarchia di Salò (o di Piazza Fontana, o di Tel Aviv) vede proprio in questa struttura il mezzo attraverso cui affermarsi; mentre l’anarchia di Pierre-Joseph Proudhon, dunque, si fonda su autodifesa e nonviolenza, quella del Marchese De Sade è inscindibile dalla prevaricazione e dal terrore.
Estetica del Peccato è una rubrica mensile che si propone di rovistare nelle pagine più oscure della storia del cinema. Sesso, violenza, elementi pulp, sottoculturali e dal forte impatto emotivo: l’Estetica del Peccato è questo, è il modo più viscerale per esplorare la settima arte e i fenomeni sociali che essa ci vuole raccontare. A cura di Christian Trevisti.