La spirale di Paolo Strippoli

La spirale di Paolo Strippoli

Paolo Strippoli non è più semplicemente l’astro nascente nè la nuova frontiera dell’horror nel cinema italiano, è uno dei suoi autori più affermati.

Ormai è confermato. Il cinema sembra essersi parzialmente ripreso dalla quasi fatale crisi che l’ha sconvolto prima, durante e dopo il periodo della pandemia globale del Covid, che ne ha comunque profondamente segnato le successive svolte. Tra queste, sicuramente rientra il fatto di aver forgiato – in qualche modo – ed influenzato profondamente una nuova generazione di cineasti.

Autori cinematografici ed artisti già attivi ai piani bassi del settore che sono definitivamente emersi. L’horror lo ha dimostrato con una quantità imbarazzante di nuovi film, registi e sceneggiatori. Obsession di Curry Barker ne è stato il culmine, mentre anche in Italia abbiamo visto qualcosa smuoversi. Mimì di Brando De Sica, The Well di Federico Zampaglione e, sopra a tutto il resto, Paolo Strippoli e la sua roboante filmografia.

 Paolo Strippoli

Classe 1993, nato a Bari, Paolo Strippoli è partito con una laurea all’Università La Sapienza di Roma ed è finito poco tempo dopo a diplomarsi in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Già nel 2013 muove i suoi primissimi e neofiti passi all’interno del mondo dei cortometraggi, filone di carriera su cui a continuato a lavorare negli anni a venire.

All’attuale tenera età di 33 anni, Paolo Strippoli è riuscito a passare nel giro di tre anni, tra il 2016 ed il 2019, dai suoi personali e premiati cortometraggi fino ad entrare nella produzione del suo film d’esordio. Nessun dorma è il corto che gli porta qualche premio e l’attenzione generale, non quanta ne riceverà con i suoi futuri lavori.

A Classic Horror Story

Nel 2021 arriva finalmente l’atteso esordio alla regia di Paolo Strippoli, accompagnato da Roberto De Feo, regista già al suo secondo film dopo The Nest e che ancora non è tornato sul grande schermo da questa pellicola. A Classic Horror Story è il folle ed ambizioso esordio horror e commedia e satira e thriller e road movie prodotto e distribuito da Netflix.

Forse proprio questa forte dissonanza quantitativa di elementi ha storpiato la storia originale, storia che segue un gruppo di personaggi estranei tra di loro che condividono un camper per un’esperienza di carpooling. Il film ha sprazzi di spietata e divina crudeltà, ma, al di là dei riferimenti a Non aprite quella porta e a qual genere di approccio concettuale al mondo nascosto della società italiana, c’è ben poco altro.

Paolo Strippoli

Piove

Nel 2022, Strippoli esordisce davvero e da solo. Piove, il cui soggetto già aveva vinto il Premio Solinas circa cinque anni prima, colpisce nel segno e mette in mostra perfettamente le abilità registiche e di direzione degli attori di cui Strippoli dispone appieno. In uno stato di fermezza sporca ed innocenza macchiata, Roma si è sporcata di una serie inspiegabili di omicidi derivati da una sostanza presente nelle fognature della città che rende coloro che la respirano violenti.

Il grande montatore Marco Spoletini alza esponenzialmente il livello della pellicola, le performance di Francesco Gheghi, Fabrizio Rongione e Cristiana Dell’Anna sono perfette e Strippoli crea una spirale ascendente e parabolica di follia controllata e potenza visiva. Tutto va come deve andare, tranne che questo grande film incassa poco e la stagione dei premi se lo fila anche meno del pubblico.

La valle dei sorrisi

Nel 2019, Strippoli, assieme ai due sceneggiatori Milo Tissone e Jacopo Del Giudice, vince l’ambito e prestigioso Premio Solinas per il miglior soggetto di lungometraggio cinematografico per L’angelo infelice. Sei anni dopo, quel soggetto diventa La valle dei sorrisi, il suo terzo film, la sua conferma definitiva.

La valle dei sorrisi ottiene una candidatura per i VFX ai David di Donatello – perdendo ingiustamente – ma trasporta Strippoli al centro dell’occhio pubblico. Un folk horror preciso, con richiami che spaziano da Ari Aster a John Carpenter a Dario Argento, con un cast fenomenale e che performa ben oltre la linea grottesca che il film a tratti impone. Se queste sono le premesse, L’estranea – appena presentato a Venezia – promette di essere il suo più grande.