Trieste sci fi fest 2026

Trieste Science+Fiction 2026, l’intelligenza artificiale invade il cinema: dai film ai documentari sulle Big Tech

Il Trieste Science+Fiction Festival 2026 torna dal 3 all’8 novembre . Con oltre 60 anteprime cinematografiche mondiali, internazionali e nazionali e un programma in cui l’intelligenza artificiale occupa un ruolo centrale, tanto nelle storie raccontate sullo schermo quanto nei processi con cui il cinema viene prodotto e distribuito.

La 26ª edizione della manifestazione, organizzata da La Cappella Underground, affianca alle competizioni internazionali una selezione di documentari dedicati alla sorveglianza digitale, alla crisi climatica e alle trasformazioni tecnologiche. Tra i titoli più significativi figurano Molly vs the Machine di Marc Silver e DreamQuil di Alex Prager, due opere molto diverse che affrontano lo stesso interrogativo: quanto controllo siamo disposti a cedere alle macchine?

A completare il programma ci sono una sezione di cortometraggi dedicata all’AI, incontri sulla creatività algoritmica e un workshop professionale che affronta l’impiego dell’intelligenza artificiale nella distribuzione cinematografica. Il festival mette così a confronto le inquietudini della fantascienza con strumenti che l’industria audiovisiva sta già sperimentando.

Trieste Science+Fiction Festival 2026: l’AI tra fantascienza e realtà

Ad aprire il festival, il 3 novembre al Politeama Rossetti, sarà The Squirrel del regista finlandese Markus Lehmusruusu, una commedia distopica ambientata in un futuro in cui la natura e gli animali sono scomparsi, sostituiti da un ambiente artificiale progettato per eliminare ogni rischio.

Il protagonista, Pasi, lavora come designer di animali domestici sintetici, finché l’incontro con l’ultimo scoiattolo vivente lo costringe a mettere in discussione le regole della società in cui vive. Il film affronta un paradosso tecnologico preciso: l’umanità è diventata talmente abile nel riprodurre il mondo naturale da considerare superflua la sua esistenza.

La sostituzione dell’essere umano è invece al centro di DreamQuil, esordio nel lungometraggio di Alex Prager, presentato in anteprima italiana il 6 novembre. In un futuro prossimo, dove l’inquinamento ha confinato gran parte della popolazione in una quotidianità virtuale, una donna partecipa a un programma di benessere digitale per superare una crisi personale. Al ritorno scopre che la propria famiglia convive con Carol 2, una versione robotica di lei stessa fornita dall’azienda che gestisce il trattamento.

Il film trasforma così l’automazione domestica in una minaccia all’identità individuale, spostando il problema dall’efficienza delle macchine alla possibilità che qualcuno decida di affidare loro anche i rapporti familiari.

Molly vs the Machine, il documentario contro il potere delle Big Tech

Uno dei titoli più legati all’attualità è Molly vs the Machine, documentario britannico diretto da Marc Silver, in programma il 7 novembre al Cinema Ariston nella sezione Mondofuturo.

Il film racconta la battaglia di un padre per comprendere le circostanze della morte della figlia adolescente, ricostruendo il rapporto tra le piattaforme digitali, la raccolta di informazioni personali e i meccanismi con cui le grandi aziende tecnologiche esercitano la propria influenza.

La vicenda individuale diventa il punto di partenza per interrogare un sistema economico fondato sulla trasformazione dei comportamenti degli utenti in dati utilizzabili commercialmente. Il documentario affronta anche la questione della responsabilità delle piattaforme rispetto alla salute mentale dei minori e alla capacità dei sistemi digitali di conoscere aspetti della vita privata che possono sfuggire perfino alle persone più vicine.

La presenza dell’intelligenza artificiale rende il tema ancora più delicato, perché le informazioni raccolte non servono soltanto a descrivere gli utenti, ma possono alimentare sistemi capaci di prevederne e influenzarne le scelte.

Molly vs the Machine appartiene dunque a un filone documentaristico nel quale il futuro non viene immaginato attraverso astronavi o androidi, ma ricostruito osservando infrastrutture tecnologiche già presenti nella vita quotidiana.

Artificial Universe: quando l’intelligenza artificiale entra nella produzione cinematografica

Il rapporto tra AI e audiovisivo non rimane confinato ai film di finzione. Il 4 novembre il Cinema Ariston ospiterà Artificial Universe, una selezione di cortometraggi legati alla sperimentazione con software di intelligenza artificiale.

Il programma comprende opere internazionali come Céremony di Mark Wachholz, I Spoke to a Flying Saucer di Fabio Bilardo, Dispensable di Karina González Cabrera e Misero Soffio Misera Carne di Stefano P. Testa.

La selezione porta all’interno del festival una questione che riguarda direttamente il futuro dell’industria: l’impiego di strumenti generativi nella realizzazione di opere audiovisive e il rapporto tra contributo umano, automazione e autorialità.

Il tema sarà sviluppato anche nel Fantastic Film Forum, la sezione professionale del festival. Il 4 novembre, all’Urban Center di Trieste, è previsto il workshop Generative Audience Design per la Distribuzione e Comunicazione Cinematografica, dedicato all’uso di modelli predittivi, agenti basati su LLM e simulazioni del pubblico per valutare e promuovere progetti cinematografici.

L’incontro affronta un’applicazione dell’AI meno spettacolare della generazione di immagini, ma potenzialmente rilevante sul piano industriale: l’utilizzo degli algoritmi per individuare gli spettatori, analizzare il mercato e orientare le strategie distributive.

La giornata comprenderà anche un confronto intitolato Dove non usare l’intelligenza artificiale nella filiera cinematografica?, accompagnato dalla proiezione dei cortometraggi Il consumatore e Chi è di scena?, vincitori del contest CortIA.

Documentari tra crisi climatica, Marte e sfruttamento delle risorse

Accanto all’AI, la sezione Mondofuturo propone documentari che intrecciano ricerca scientifica e questioni politiche.

In Jason’s Box, il regista Michael Strassburger segue il climatologo Jason Box, impegnato in Groenlandia in un progetto di riforestazione. Dopo anni dedicati allo studio dello scioglimento dei ghiacci, lo scienziato decide di passare dalla raccolta di dati all’azione diretta, confrontandosi con le conseguenze ambientali e sociali del proprio intervento.

Like Any Other Mortal di María Molina Peiró mette invece in relazione l’attività mineraria in Andalusia con l’esplorazione robotica di Marte. Il documentario combina immagini scientifiche, osservazione del territorio e fantascienza speculativa per interrogarsi sulla continuità tra lo sfruttamento delle risorse terrestri e le ambizioni di colonizzazione spaziale.

Due approcci differenti che condividono una domanda: se il progresso tecnologico promette di superare i limiti del pianeta, chi stabilisce il prezzo ambientale e sociale di questa espansione?

Da BlackFlag a Werner Herzog: il programma e gli ospiti

Tra gli altri film in programma figura BlackFlag di Marco Bolognesi, presentato in anteprima mondiale. Ambientato nell’universo distopico di Sendai City, racconta un regime autoritario che controlla i cittadini attraverso una serie televisiva di propaganda. Un’opera che richiama l’immaginario di Matrix e Blade Runner, affrontando il rapporto tra immagini, manipolazione e potere.

Nel concorso Méliès compare anche The Alice Paradox di William Brooke, racconto di fantascienza filosofica costruito intorno ai paradossi temporali e alle possibili realtà alternative. Sul fronte horror, Yeon Sang-ho, regista di Train to Busan, torna con Colony, mentre Paolo Strippoli presiederà la giuria del Premio Asteroide e terrà una masterclass dedicata ai nuovi linguaggi dell’horror italiano.

La chiusura dell’8 novembre sarà affidata a Bucking Fastard di Werner Herzog, con Kate Mara e Rooney Mara, mentre tra gli incontri dedicati alla tecnologia figurano È possibile amare un algoritmo? Le nostre relazioni ai tempi dell’IA, con Luca Chittaro, e Prompt Fiction: AI e creatività, dedicato al rapporto tra scrittura e generazione algoritmica.

È proprio l’accostamento tra questi appuntamenti a rendere significativa l’edizione 2026 del festival. Sullo schermo, le macchine sostituiscono persone, animali e relazioni; fuori dallo schermo, produttori e distributori studiano come utilizzare le stesse tecnologie per decidere a chi proporre un film.

La fantascienza immagina le conseguenze di una trasformazione che, almeno in parte, l’industria cinematografica ha già cominciato a mettere in pratica.

Trieste Science Fiction Festival 2026