Stasera si terrà Cinemalbar, presso la VillettaSocialLab di Roma: un evento di cinema live e indipendente con artisti emergenti.
Siamo ormai a fine estate e le ottobrate romane iniziano a farsi sentire: Cinemalbar sfrutta l’ultima occasione per presentare a tutti e tutte corti inediti ed originali sfruttando l’ultima sera di cinema all’aperto. Quest’evento innovativo e originale vuole parlare di cinema in modo nuovo ma anche unire. Abbiamo incontrato per voi l’organizzatore ed uno dei registi dei corti presentati per raccontarvi la loro idea di cinema.
L’organizzatore Saverio Piunno: “Il vero scopo oggi è ritrovarsi”
Saverio Piunno, classe 1969, oltre ad essere un regista teatrale, cinematografico e di audiovisivi, é anche Docente di Discipline Audiovisive presso Cine-Tv Rossellini ed é l’ideatore di Cinemalbar. Tutto si é sviluppato da un punto di partenza molto semplice: quello di uno studente che voleva condividere con gli altri la sua passione, che fossero esperti del settore o meno.
“Negli anni Novanta ero studente al DAMS di Bologna. Molti di noi studenti realizzavamo i primi cortometraggi indipendenti e, poiché in quei tempi non esistevano i social era difficile pubblicarli, ognuno a casa propria con il VHS, con pochi amici e poi si usciva per far tardi nei bar, nei locali per socializzare. A me è semplicemente venuta l’Idea di organizzare serate culturali nei locali in cui unire la visione dei lavori e la socializzazione. Oggi, dopo oltre 20 anni, l’iniziativa di Cinemalbar ha lo stesso scopo… Socializzazione e visione dei lavori.
Ma il vero scopo di Cinemalbar oggi è ritrovarsi, unirsi in un gruppo in cui ci si scambiano idee e nascono progetti, ci si conosce guardandosi negli occhi, si discute dei propri lavori. Oggi siamo chiusi in casa davanti al proprio PC, con le varie piattaforme streaming, Va bene, non sono totalmente contro, ma se una sera si esce per andare a Cinemalbar si respira un’altra atmosfera”.
Ed effettivamente tutte le iniziative che nel mondo odierno riescono a strapparci dalla nostra solitudine digitale e dalle manie di controllo che derivano dai social non possono essere che iniziative dall’immenso valore sociale. Se poi coinvolgono anche il cinema con la creatività di artisti indipendenti che altrimenti non avrebbero modo di esporre il loro lavoro, allora aggiungono un ulteriore punto a loro favore. Domani quindi é una bella occasione per terminare l’estate in bellezza ed accogliere le ottobrate romane che bussano alle porte.
Donato Marcello Radice: “Cinemalbar? Apre le porte a chi non ha case di produzione alle spalle”
Nelle parole di Donato Marcello Radice, uno dei registi che ha aderito a questa iniziativa, vediamo che la peculiarità di quest’evento é proprio quella di “dare voce a talenti emergenti”. Lui, diplomato al TAI di Madrid e alla Scuola Romana di Fotografia e Cinema, di talenti ne ha più di uno. Nasce scrittore ma si cimenta da anni anche nella messa in scena di corti originali. Presenterà qui il suo primo corto del 2009 dal titolo In another life: si tratta di una pellicola muta che parla di un tema molto delicato, l’eutanasia. Condivide con noi cosa ha voluto dire per lui affrontare e mettere in scena questo lavoro e cosa aspettarsi da questo festival.
“Tutte le altre edizioni mi sono piaciute molto. Erano in due location diverse, la prima al Caffé Letterario e la seconda a Garbatella, all’aperto. Il tratto distintivo di questo evento, per come l’ho vissuto io é proprio quello di dare molto spazio ad autori anche sconosciuti purché abbiano un messaggio da condividere e di accogliere tutti, essere inclusivi. Apre le porte anche a coloro che, per esempio come me, non avevano una casa di produzione alle spalle. Credo sia molto importante”.
E poi rispetto al lavoro che presenterà quest’anno ci confida che per lui quest’opera é molto importante anche e soprattutto per lo sforzo di ogni persona che vi ha preso parte: “Ho scelto questo tema, anche se complesso e controverso perché credo che il cinema debba andare a toccare quelle corde, quelle tematiche dell’esistenza umana importanti, come può essere anche una scelta quele l’eutanasia. Il messaggio che ho voluto dare era un non messaggio: volevo lasciare lo spettatore nella redefinizione e nella riflessione di ciò che sia giusto o meno. Insomma, con un finale aperto”.
Da questo evento possiamo aspettarci la scoperta di autori nuovi che affrontano coraggiosamente tematiche complesse che restano spesso nell’ombra ma anche tanto brio, leggerezza e socializzazione. Chiamarlo “festival” tra l’altro non é neppure del tutto corretto, come ci spiega Saverio, proprio perché la sua anima é sociale ed inclusiva: “La serata nell’insieme dura un paio di ore, è uno spettacolo, Gli ospiti si presentano, si visionano i video, showreel su grande schermo.
Infatti, la serata non è aperta solo a registi ma anche ad attori, direttori della fotografia, sceneggiatori e tutti i mestieri della cultura e dello spettacolo. Non ci sono serate uguali, ma ogni serata è un evento, Non è un festival, non è un concorso, è un live, un incontro una vetrina una festa culturale itinerante nei locali.
Mi aspetto che venga molta gente, guarda i corti, si diverta, ci si conosce per trovare nuovi amici e conoscersi per creare nuovi progetti insieme.” E conclude: “Spero che un giorno Cinemalbar abbia una propria sede, un locale per tutti gli artisti della produzione indipendente, e di trovare persone giuste che vorranno sostenere questo progetto”.