Le interviste di Almanacco Cinema: Cristiana Esposito

Le interviste: Cristiana Esposito, attrice e regista

Attrice e regista dalla doppia anima – abruzzese e campana – Cristiana Esposito è l’ultima protagonista delle nostre interviste alle persone di cinema.

L’attuale panorama del cinema italiano contemporaneo è ricco di autrici e registe donne, che stanno – ciascuna a suo modo – ridefinendo la narrazione e portando (citando il Corriere della Sera) “una rinnovata attenzione al ricambio generazionale nel settore cinematografico”.

Oggi Almanacco Cinema incontra Cristiana Esposito, che nasce come attrice e doppiatrice ma che poi approda alla scrittura e alla regia, sviluppando progetti originali di regia e cortometraggi. Tra i suoi lavori figurano Il mio amico E.T., Antonio e il suo mare e La presentosa, il suo ultimo lavoro. Tutte opere legate alla valorizzazione del territorio, della memoria e delle tradizioni, con uno spiccato focus sull’Abruzzo.

Almanacco Cinema presenta: l’intervista a Cristiana Esposito

La presentosa – da cui il titolo del tuo film – è un antico e celebre gioiello tradizionale dell’artigianato orafo abruzzese; ma in realtà è diffuso anche in Molise e in alcune zone limitrofe, come il Sannio in Campania. Questo mi fa pensare alla tua doppia origine: per metà abruzzese e in parte campana. Immagino questo ti abbia influenzata nello spunto per la tua storia.

Cristiana Esposito: “Sicuramente le mie origini hanno avuto un ruolo importante. Sono profondamente legata all’Abruzzo, ma ho anche una parte campana, e credo che questo vivere tra due territori, due culture e due modi di sentire abbia influenzato il mio modo di raccontare le storie.

La presentosa, per me, non è soltanto un gioiello della tradizione abruzzese. È diventata il simbolo attraverso cui raccontare qualcosa di molto più intimo: l’identità, le radici, l’amore e tutto ciò che una donna porta dentro di sé e che spesso non riesce a dire”.

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Leggevo che il simbolo della presentosa ha significati diversi a seconda della regione. Se in Abruzzo è un simbolo quasi religioso, sembra che invece in Campania la tradizione della presentosa sia legata storicamente anche alle rotte della transumanza.

Cristiana Esposito: “Le diverse tradizioni legate alla presentosa sono molto affascinanti, e proprio il fatto che abbia attraversato territori diversi mi ha colpita molto. Nel tempo ha assunto significati e valori differenti, ma è rimasta sempre qualcosa di profondamente legato alla vita delle persone e ai loro legami.

È questo che mi interessava raccontare: non soltanto un gioiello, ma un oggetto capace di attraversare i territori e le generazioni, portando con sé una memoria. Nel film diventa un simbolo molto personale dell’amore, della famiglia e delle proprie radici”.

La presentosa è, di fatto, un simbolo d’amore, legato ad occasioni ben precise – se non addirittura cruciali – della vita di una donna: un cuore singolo stava ad indicare una ragazza nubile o un dono d’amicizia/comunione, mentre i due cuori uniti (o sormontati da una mezzaluna) sancivano il fidanzamento ufficiale o le nozze. In modo molto simile alla tradizione del Claddagh irlandese, tramandato di madre in figlia.

Cristiana Esposito: “Sì, ed è proprio questa dimensione affettiva che mi ha colpita particolarmente. La presentosa, infatti, non rappresenta soltanto l’amore tra un uomo e una donna: può diventare anche il simbolo dell’amore profondissimo tra una madre e una figlia, di un legame che continua nel tempo e che può essere tramandato da una generazione all’altra.

Ed è questo che ho voluto raccontare nel mio film. La Presentosa diventa il filo che unisce passato e presente, madre e figlia, amore e memoria. Un piccolo gioiello che custodisce sentimenti enormi e che, attraverso chi lo riceve, continua a raccontare una storia”.

Andiamo ora oltre il “simbolo” e parliamo della tua storia. Le protagoniste sono due donne, la principale è una giovane partigiana, e le altre sono comunque tutte figure femminili importanti. Cosa vuoi raccontare del femminile attraverso La presentosa?

Cristiana Esposito: “È un tema che sento molto vicino, perché La presentosa nasce proprio da una storia di donne e dal loro modo di affrontare la vita, la guerra e la perdita. La protagonista, come hai detto, è una giovane partigiana che, in un momento storico terribile, si trova a dover scegliere e a mettere a rischio la propria vita. Ma non è sola: intorno a lei ci sono altre donne, ognuna con la propria storia, che attraversano il pericolo, l’amore e il dolore.

Quello che mi interessava raccontare è una forza femminile che non ha necessariamente bisogno di essere urlata. È la forza di proteggere qualcuno, di custodire un amore, un’amicizia, una memoria, anche quando tutto sembra andare contro di te. Racconto donne che, pur vivendo situazioni difficilissime, riescono a lasciare qualcosa alle generazioni successive”.

Vuoi raccontare una storia di “identità”. Parliamo di identità di una regione, di tradizione. Ma anche di identità di donne vere…

Cristiana Esposito: “Sì, e per me questa parola, “identità”, è molto importante… e molto personale. La Presentosa nasce anche dalle mie radici, dalla mia famiglia e dai luoghi in cui sono cresciuta. Mia nonna è nata in campagna, così come mia mamma, e anche mio nonno apparteneva a quel mondo. Sono luoghi e ricordi che fanno parte della mia storia e che sento ancora molto forti dentro di me.

Per questo, quando racconto l’Abruzzo e le sue tradizioni, non sto raccontando qualcosa che sento lontano: sto raccontando una parte della mia famiglia e, in qualche modo, una parte di me. Così, attraverso le donne del film ho cercato di raccontare proprio questo passaggio: ciò che una generazione lascia a quella successiva, non soltanto attraverso gli oggetti e le tradizioni, ma attraverso i sentimenti, i ricordi e il modo di essere.

Quindi, per risponderti: sì, La Presentosa parla dell’identità di una terra, ma prima ancora parla dell’identità delle persone e delle donne che quella terra l’hanno vissuta“.

La tua protagonista racconta e si racconta attraverso due filoni: i suoi sogni e la sua memoria. Quale è dunque la sua vera storia?

Cristiana Esposito: “La vera storia di Vittoria è, prima di tutto, una ricerca. È una donna cresciuta in adozione, che sente di avere dentro di sé qualcosa che non riesce a spiegare e che torna continuamente attraverso i sogni. Quando decide di seguire quei segnali e tornare a Giulianova, comincia a ricostruire, poco alla volta, una storia che riguarda il suo passato, la guerra e alcune figure femminili che sembrano essere legate a lei in maniera molto più profonda di quanto immagini.

Ora, però, non vorrei raccontare troppo, perché una parte importante del film è proprio la scoperta. Il viaggio di Vittoria non è soltanto alla ricerca della verità sul passato, ma è soprattutto un viaggio verso le proprie radici e verso la propria identità”.

Essendo tu stessa attrice, ti sei ritagliata un ruolo all’interno del film. Vuoi raccontarci chi è il tuo personaggio? Rappresenta una sorta di narratore onniscente, un alter ego della protagonista? A quale aspetto della storia dà voce?

Cristiana Esposito: “Rita è un personaggio a cui sono molto legata, anche perché ho scelto di interpretarla personalmente. È la sorella maggiore di Vittorio, il compagno di Nina, quindi con Nina ha anche un legame familiare, quasi da cognata. Ma soprattutto tra loro c’è una vera amicizia, e Rita tende naturalmente a proteggerla. Non è un narratore onnisciente e nemmeno un alter ego di Vittoria. È una donna che vive quella storia in prima persona e che, in qualche modo, ne diventa anche una custode.

Attraverso Rita volevo dare voce soprattutto all’amicizia tra donne, alla solidarietà e a quel coraggio silenzioso di chi sceglie di proteggere qualcuno anche nei momenti più difficili. È una figura che rappresenta una parte di quella memoria che rischierebbe di andare perduta se nessuno la custodisse.”

Oltre che raccontare un messaggio e un luogo – l’Abruzzo – di fatto racconti un’epoca. Leggo anzi che hai cercato, nella scelta delle location, dei costumi e della scenografia, di ricostruire tutto fedelmente.

Cristiana Esposito: “Sì, per me era fondamentale che l’epoca non fosse soltanto uno sfondo, ma diventasse parte pregnante della storia. Per questo abbiamo curato molto le location, i costumi, gli oggetti e soprattutto la scenografia, cercando di essere il più fedeli possibile.

E la cosa meravigliosa è stato tutto quello che è successo prima del set. Io e Alessio Cherubini, che è il mio fidanzato e anche uno degli attori principali del cast, siamo andati anche a Porta Portese a cercare i vestiti dei partigiani, abbiamo cercato oggetti, documenti e materiali da utilizzare e poi abbiamo passato ore ad antichizzare i fogli e tutto ciò che doveva sembrare appartenere realmente a quegli anni. Sono quelle cose che magari sullo schermo si notano appena, ma che fanno davvero la differenza.

In questo lavoro è stato fondamentale Alessio, che oltre ad essere un ottimo attore è stato anche il mio aiuto regista in questo progetto, ed è un rievocatore storico molto competente, con una grande passione e conoscenza della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

La scenografia l’ha ideata e realizzata lui e insieme abbiamo lavorato molto sulle location. Anche sui costumi ha collaborato a stretto contatto con Daniela Tabacco e Morena Mazzarulli, le nostre costumiste, mettendo a disposizione tutta la sua conoscenza riguardante l’abbigliamento dell’epoca.

Fondamentale è stato anche il lavoro sul make-up. Il trucco anni Quaranta è stato curato da Vasco Bruno Tarallo, make-up artist di grande esperienza, che nel corso della sua carriera ha lavorato con alcune delle più grandi attrici del cinema e della televisione e che, inoltre, fa parte della mia famiglia.

Per gli anni Novanta abbiamo avuto Annalisa Lalli, che è come una sorella per me, lavora nella moda e fa parte del team di Diego Dalla Palma. Sono state due professionalità importanti, che hanno contribuito a dare autenticità e coerenza visiva alle due epoche.

E poi c’è Alessandro Petrini, il nostro direttore della fotografia e operatore, una persona di grandissimo talento con cui ho avuto una sintonia straordinaria. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ci stimiamo molto e abbiamo studiato le luci nel minimo dettaglio. Alessandro ha curato anche la color, seguendo tutta la parte visiva del film. Insieme ad Alessio, siamo stati davvero una bellissima squadra.

A completare questo lavoro ci sono stati Gianmarco Nazionale alla direzione di produzione, Lisa Ambrosini come segretaria di edizione e i nostri aiuti DOP Michela Beccaceci e Alessandro Capuano. È stata davvero una “famiglia abruzzese”!

La presentosa è nata dalla passione e dal lavoro di tante persone che hanno creduto nella storia e hanno dato qualcosa di sé. E credo che questa energia, alla fine, si senta anche nel film”.

Dove hai proiettato il tuo film e qual è il prossimo step, ora, per La presentosa?

Cristiana Esposito: “La prima ufficiale de La presentosa sarà il 19 e 20 settembre al Kursaal di Giulianova, e per me è un appuntamento particolarmente importante, perché sarà proprio nella mia terra d’origine.

In questo momento sto iniziando a mandare il film ai festival, sia italiani che internazionali, e vedremo poi quale sarà il percorso che riuscirà a fare. Mi piacerebbe anche portarlo a Roma, probabilmente tra ottobre e novembre, con una proiezione dedicata.

Per il resto, preferisco non fare programmi troppo rigidi. Adesso lascio che La Presentosa inizi il suo viaggio e poi vedremo dove ci porterà.
Ti faccio un piccolo spoiler: sto già scrivendo il soggetto del mio prossimo film”.

Ringraziamo Cristiana Esposito per la cortesia e per la disponibilità.