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Comfort series, cosa c’è davvero dietro il meccanismo del rewatch?
Reiterare il consumo delle “Comfort series” è diventato un vero e proprio fenomeno culturale. Ma quali sono i fattori che determinano il meccanismo del rewatch?
L’avvento dei social media e il crescente numero di piattaforme streaming sono sicuramente alcuni dei fattori che determinano la scelta del rewatch; in passato, infatti, rivedere un prodotto seriale o cinematografico era sicuramente più impegnativo.
Certo, si potevano utilizzare i dvd, le cassette, o anche i siti internet, solo nei casi più rari capitava che una rete televisiva passasse più volte il nostro film preferito facendoci sentire al culmine della felicità.
Adesso tutto è a portata d’occhio, bastano un abbonamento, uno smartphone, ed ecco che abbiamo a disposizione un catalogo infinito di prodotti.
E’ universalmente riconosciuto che come l’eccesso di informazioni spesso provochi una situazione di stallo – o altresì detta “paralisi del pesce rosso” – anche l’eccesso del magma audiovisivo renda più arduo consumare un nuovo prodotto; perché allora non riguardare la stessa cosa ancora e ancora?
Ma è solo questo il motivo? Secondo varie ricerche lo stato psicologico dell’ansia è uno dei fattori che determina la scelta della reiterazione. Non è un caso, infatti, che le serie tv più consumate siano quelle bollate col nome di Comfort Series. Ma cos’è esattamene a rendere le serie “confortevoli”?
Comfort series, quali sono le più viste?
La matrice che accomuna tutte le Comfort series è sicuramente l’effetto “coccola”. Molto spesso, infatti, queste serie sono caratterizzate da toni allegri e finali appaganti.
Fra i titoli più citati negli elenchi dei “migliori comfort show” sulla base dell’apprezzamento di gran parte del pubblico troviamo: Una mamma per amica, The office, Friends, ma anche Buffy, New Girl, e Scrubs.

È ovvio che la scelta vari rispetto ai gusti del consumatore, sono moltissimi quelli che invece prediligono serie fantasy o drammi più impegnativi. Ma volendo analizzare un campione più ampio si finisce per prendere in esame soprattutto le sitcom.
Il fattore nostalgia può essere un’altra risposta chiave rispetto alla scelta del rewatch. Le sensazioni e i ricordi legati ad alcuni programmi sono capaci di riportarci indietro, magari in un tempo in cui eravamo particolarmente appagati.
La ricerca ha evidenziato che la nostalgia può avere effetti positivi sul nostro benessere emotivo, aumentando l’ottimismo verso il futuro e aiutando a contrastare la solitudine e l’ansia.
La familiarità con la trama e i personaggi crea un senso di sicurezza e conforto, rendendo l’esperienza più rilassante e meno stressante. Sebbene non ci sia nulla di male, a volte capita invece che la reiterazione possa sfuggire dal nostro controllo.
Secondo uno studio presentato nei primi mesi del 2015 dai ricercatori dell’Università del Texas analizzando le abitudini televisive di 316 persone tra i 18 e i 29 anni, ha evidenziato come la pratica della maratona televisiva sia spesso correlata a depressione, solitudine, incapacità di autogestirsi e obesità, utilizzata, così come avviene per altri tipi di eccessi, per allontanarsi da sensazioni negative.
Stessa cosa per coloro che hanno mostrato incapacità di autocontrollo. Questi spettatori non sono stati capaci di spegnere la tv e non passare all’episodio successivo della serie tv, anche quando avevano altre cose da fare.
Inoltre, la mancanza di autocontrollo influenza i comportamenti di dipendenza. Insomma un circolo vizioso. Non sorprende affatto pensare che questa pratica sia diventata tanto comune soprattutto dopo l’isolamento per via della pandemia.
Empiricamente non ci sono dati a supporto della tesi che il rewatch possa essere identificato come una pratica malsana, l’essenziale è capire quanto tempo sia trascorso dall’ultima visione dell’ennesima puntata di Friends.
