Dracula nasce dalla penna di Bram Stoker. Questi realizza una trama avvincente e poliedrica dove il Conte non è umanizzato come nelle versione su pellicola
La storia di Dracula è ambientata nel 1890 e siamo, quindi, alla fine del 19esimo secolo in Inghilterra (a Londra) e qui vive Jonathan Harker, un giovane povero che cerca di trovare il successo e, con esso, il riconoscimento come gentiluomo per poter coronare il suo sogno di sposare la rampolla Mina Murray.
I due si amano e per Mina le ristrettezze economiche di Jonathan non rappresentano un problema ma all’epoca un uomo era quello che possedeva e Jonathan non possiede molto ma ha una possibilità di migliorarsi lavorando in uno studio immobiliare molto noto in città. Proprio il suo capo gli commissiona un affare che gli permetterebbe – se concluso positivamente – di acquisire un certo rispetto nell’ambiente: dovrà far firmare un contratto di vendita di una grande tenuta a Carfax (vicino Londra) ad uno stravagante Conte ma, per farlo, sarà costretto a recarsi nel suo castello in Transilvania.
Proprio dal viaggio in treno inizia il romanzo di Stoker: lo scrittore irlandese lo imposta attraverso le pagine di diario e le corrispondenze che Jonathan scrive nel suo percorso per ricordare a sé stesso il motivo del viaggio e per scrivere alla sua amata Mina. Pagine che poi verranno incrementate da risposte di Mina, lettere private della stessa alla sua amica Lucy e, anche, lettere e pagine di diari medici di alcuni professori coinvolti nella storia.
Il viaggio sarà lungo ma filerà relativamente tranquillo e la vera cupezza sopraggiunge proprio quando il giovane raggiunge la Transilvania dove inizia a percepire una paura diffusa degli abitanti del luogo e dove incontra, finalmente, il Conte. Questi firma il contratto ma vuole, in cambio, che lui pernotti da lui e che si fermi per circa un mese.
Jonathan avverte qualcosa di strano ma è un uomo inglese del 19esimo secolo ed è abituato alle grandi scoperte scientifiche, al progresso galoppante e alla vita cittadina, quindi, è anestetizzato a cogliere – almeno all’inizio – l’insidia celata in quel castello.
Saranno pagine di sorpresa che cederanno il posto allo sgomento vero e proprio ma, a quel punto, la trappola del Conte è già scattata e lui si ritrova prigioniero del Conte Dracula stesso.
Ma il romanzo Dracula non è esclusivo appannaggio della mente del giovane e, ad un certo punto, Stoker introduce la futura signora Harker (i due si sono promessi di sposarsi appena fosse ritornato a Londra) che scrive ad una sua cara amica – una giovane volubile e sensuale, in cerca di marito e spudoratamente ricca – tale Lucy Westerna. Quindi mentre Mina è una sorta di Penelope che attende il ritorno del suo amato in viaggio per dovere, l’amica mostra una natura più volubile e proprio questa sua voluttà la porterà ad avere degli incontri con Dracula e di venirne soggiogata.

L’arrivo di Dracula a Londra
Ma oltre queste tre voci se ne aggiungerà presto un’altra: una trascrizione fonografica (invenzione del secolo in questione) del dottor Seward – impiegato nello studio di soggetti affetti da psicopatologie e, quindi, uomo di scienza – che è particolarmente affascinato dai deliri di un suo paziente (tale R. M. Renfield) legato, ma lo si scoprirà successivamente proprio a Dracula. A questo punto si apre, invece, la fase londinese prima di quello che sarà l’arrivo del Conte Dracula. Il manicomio e la casa di Lucy sono le due cornici dove gli ignari vivono nella routine in attesa di colui che scombussolerà tutto.
Ecco che Dracula arriva a Londra mentre Jonathan riesce a fuggire dal castello ma è molto malato e debole e non riuscirà a comunicare tempestivamente con Mina. La storia continua ma, al lettore, arrivano notizie terribili dal manicomio, dalla casa di Lucy (dove la giovane inizia a sentirsi poco bene) come se un male si stesse accanendo proprio sulla cerchia di amici della giovane coppia. Solo quando Lucy iniziwerà a mostrare dei sintomi non molto comprensibili entrerà in gioco Abraham Van Helsing (illustre professore di lettere, scienze e profondo conoscitore dell’occulto) che capirà di essere di fornte ad un vampiro e parte la caccia vera e propria.

Dracula è costretto a ritornare nella sua terra
Il gruppo che si è formato per contrastare il maligno inizia a purificare i luoghi dove il Conte potrebbe risiedere in Inghilterra e, braccato, quest’ultimo si trova costretto a lasciare l’Inghilterra e ritornare in Transilvania dove la sua forza è massima.
Ciò che differenzia profondamente il Dracula di Stoker dalla versione cinematografica che ci ha accompagnato è questa umanizzazione; Stoker non mostra questo lato “umano e sofferente” del Conte vampiro ma lo mostra come un essere maligno da debellare.
Mina sarà parte attiva nella narrazione stokeriana molto più che nella visione filmica proposta da Francis Ford Coppola e, ancora più recentemente, da Luc Besson ma non come amata perduta ma come donna che vuole uccidere il mostro che ha toccato i suoi affetti. Proprio la conclusione del romanzo, infatti, è lasciata alle parole di Mina che – dopo aver sconfitto il vampiro – si trova a vivere una vita serena co Jonathan e con il loro bambino Quincey.
Quel Dracula non avrebbe funzionato ora e le scelte di regia hanno virato su altro; lo vediamo in due esempi
Proprio le due pellicole di Coppola e di Besson mostrano chiaramente un baricentro narrativo molto più romanzato e legato al concetto di umanità del Conte piuttosto che il voler mostrare la sua malvagità. Questa scelta narrativa è, probabilmente, dettata dal fatto che il concetto di male si è mutato e che anche quel senso di dovere che era tipico del 19esimo secolo ora ha lasciato posto ad un onnipresente libero arbitrio che porrebbe la figura di Dracula e, di coloro che lo combattono, in una posizione di straniamento.
Come si potrebbe spiegare l’accanirsi dell’autore su Lucy mentre Mina ne resta immacolata? Non potremmo comprenderlo con i filtri della nostra società, non più. Ecco che si cerca di mostrare questa dicotomia tra bene e male che, sembrerebbe, quasi voler parzialmente scagionare il male stesso perché Dracula, in fondo, era un uomo innamorato e ferito che cade nel vortice dell’ira e dell’odio.
Senza contare che i moderni Dracula sono stati rappresentati da attori pieni di talentoi e, soprattutto, affascinanti che hanno nutrito sempre più quest’idea del Dracula più umano che vampiro: Gary Oldman (nella versione del 1992, Dracula di Bram Stoker) e Caleb Landry Jones (nella versione di quest’anno, Dracula – L’amore perduto). Ma, seppur virando sul personaggio e tagliando molto sulla parte centrale del romanzo originale per preferire l’amore di Dracula, la versione del regista statunitense resta, indubbiamente, più fedele.
Cosa c’è di più umano di questo?