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Fabrizio Corona

Fabrizio Corona: Io sono notizia, ossia ciò che conta

Fabrizio Corona: Io sono notizia, il paparazzo più controverso della tv italiana si racconta. Ma chi parla davvero, l’uomo o il personaggio?

Oggi, con la sua serie YouTube Falsissimo, Fabrizio Corona è nuovamente al centro di scandali. Parallelamente, anche Io sono notizia, docuserie targata Netflix riguardante la sua vita è motivo di perplessità. Quest’ultima non è soltanto il ritratto di uno dei volti mediatici più dibattuti, ma anche una panoramica sull’Italia degli anni Duemila, che ne ha plasmato l’esistenza. Attraverso la sua vita, la serie mostra come la gloria non sia più il risultato dei fatti o della moralità, ma della capacità di attirare l’attenzione su di sé e, appunto, fare notizia, trasformando così la vita reale in una sceneggiatura. Non importa come o cosa, purché funzioni. 

Fabrizio Corona: Io sono notizia, un quadro generale

Mediante interviste fatte alla sua famiglia, alle persone che lo hanno conosciuto, ma soprattutto, attraverso Corona stesso, Io sono notizia ripercorre gli scandali e i momenti salienti che lo hanno reso noto. Tra i protagonisti emerge Nina Moric, ex compagna e madre di suo figlio Carlos Maria, la cui testimonianza già basterebbe per tracciare la natura di Fabrizio Corona – una personalità molto più facile da comprendere di quanto voglia sembrare. Insieme alla modella, altre figure tracciano il quadro di rapporti e di donne che ne hanno riflesso le ambizioni spropositate, i conflitti e la sete di successo ma, probabilmente, anche le mancanze.

Fabrizio Corona

Il contesto storico e gli anni Duemila

Io sono notizia racconta un periodo particolarmente fervido della storia italiana: dagli scandali di Vallettopoli e Lele Mora, alla presidenza di Silvio Berlusconi. Ma anche vicende di cronaca nera come la strage di Erba, l’omicidio di Giovanni Schubert per mano di Matteo Chigorno – presente tra gli intervistati – o quello di Carolina Ruffatto, uccisa da suo nipote Emiliano Dolcetti, che fu compagno di cella di Corona al carcere di Opera. Questa era la fitta rete in cui si muoveva il paparazzo, intento ad accrescere vertiginosamente la sua fama tra scoop ed eventi.

L’ecosistema mediatico e politico del Paese, da sempre inseparabile dalle vicende individuali di Corona, ne diventava sempre più la narrazione centrale. Un sistema e un personaggio che si sono modellati reciprocamente, fino al punto in cui le circostanze personali hanno smesso di appartenere alla naturalezza dell’esperienza di chi le vive e hanno iniziato ad adattarsi a un’opera di finzione.

Fabrizio Corona, quando il personaggio fagocita la persona

Ciò che sembra essere l’attuale riscontro da parte della maggioranza di chi ha visto la docuserie, è che Fabrizio Corona abbia bruciato un’occasione per redimersi. Ma l’espiazione dei peccati è una prova morale che nasce implicitamente nel pubblico, germogliando negli occhi di guarda e di chi vuole nutrirsi di novità e sensazionalismo. Proprio per questo, l’aspetto più interessante è proprio il fatto che Io sono notizia non cambia la percezione sul personaggio e i suoi scandali, ma la conferma, la testimonia. E questa non è affatto una sconfitta, anzi. Perché Fabrizio è un personaggio vero e proprio, come nei film di finzione – e lo scrivo in corsivo per accentuare quest’idea.

E quindi è importante chiedersi, innanzitutto, quali fossero le intenzioni e gli obiettivi del regista e del diretto interessato. Non di certo l’assoluzione, bensì essere notizia. Ed è qui che si snoda tutto, è qui che la questione diventa intrigante e che il meccanismo ha senso, perché rende possibile il suo protagonismo. È qui che comprendiamo quanto a volte, la persona coincida con il personaggio e come quest’ultimo abbia anzi fagocitato la persona nella sua essenza, che si dissolve dietro la narrazione e la brama di essere sulla bocca di tutti.

A patto che funzioni

Ma tutto ciò non si limita a Fabrizio Corona, in una società in cui la persona smette sempre più di avere valore e resta solo ciò che interessa agli altri, ossia il simulacro. Quindi, cosa vuole davvero il pubblico? La notizia, qualcosa di caldo che faccia scandalo. Ed è per questo che non importa se una notizia sia vera o falsa, a patto che il racconto funzioni. È una dinamica che abbiamo già visto in Magalie de L’Accident de piano di Quentin Dupieux, influencer divorata dal suo stesso personaggio, la cui vita diventa mero materiale narrativo e d’intrattenimento. In egual modo, il mito non può essere smontato. E quindi, il problema non è il personaggio, ma lo sguardo che lo rende necessario.