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Il compianto Val Kilmer e la sua versione di Jim Morrison

Val Kilmer entra nei panni di una delle personalità più controverse e amate della storia del rock: Jim Morrison. Frontman de The Doors, dagli inizi alla fine

La recitazione necessita di una grandissima dose di coraggio soprattutto perché, a volte, capita di dover interpretare una personalità scomoda e talmente tanto magnetica da rimanere nell’immaginario collettivo anche moti anni dopo la sua morte.

Questo è quello che è accaduto a Val Kilmer nel 1991 quando ha vestito i panni del Profeta della libertà (questo il soprannome dato al leader de The Doors, Jim Morrison).

Una figura che continua a celare un profondo mistero perché ha incarnato perfettamente lo spirito turbolento e conflittuale degli anni ’70 americani; anni nei quali l’America gridava – attraverso il movimento hippy – il dolore per la guerra in Vietnam, anni in cui le generazioni più giovani cercano di ritrovare una connessione spirituale con la natura ecc.

In questo contesto si sviluppa la cosiddetta musica rock psichedelica e proprio Jim Morrison ne diventa l’ambasciatore. Con questo musica si voleva cercare di guardare il mondo attraverso un sesto senso legato alla spiritualità ascetica. Una sorta di sciamano del rock.

val Kilmer, the doors

Val Kilmer veste i panni del misterioso profeta del rock

Quando Val Kilmer veste questi panni lo fa con profondo rispetto, consapevole di stare per personificare un’icona che è ancora presente nell’immaginario collettivo. Il vero Morrison sarebbe morto, infatti, ventri anni prima ma la sua presenza era ancora molto viva.

Kilmer costruisce un personaggio sensuale (perché Morrison lo era), perso nell’alcol e nelle sostanze stupefacenti che, però, non era mai banale ma che vestiva le sofferenze del mondo.

Lo stesso Kilmer disse che, per interpretare il cantante, si pagò un anno di lezioni di canto ed il risultato fu sorprendente poiché i membri ancora in vita de The Doors non riuscirono a distinguere la voce di Kilmer da quella di Morrison.

Proprio questa immersione totale nella mente di Morrison lo portò però a pagare un prezzo personale molto alto alla fine delle riprese: Val Kilmer fu, infatti, costretto ad una lunga analisi. Il film di Oliver Stone non ottenne il risultato sperato e la critica bocciò l’uso di dialoghi un po’ troppo osceni e di una ricostruzione del rocker troppo oscura.

Ma, del film, non può non rimanere impressa nell’immaginario collettivo la performance recitativa di un attore che ci ha lasciati troppo presto.