I fratelli D’Innocenzo e la loro spontanea ed autentica vena li ha resi in breve tempo la fenomenale coppia definitiva del cinema italiano.
In una società che prova a colpevolizzarci e che poi sostiene consciamente che siamo solo pedine di un sistema più grande, una controrivoluzione esiste, e prolifera più che mai in acque torbide come poche. Il cinema non risponde ai cambiamenti della società, ma il mondo attorno fa da specchio per la settima arte.
In un mondo come questo, la verità diventa mistificata, o per meglio dire, viene resa tale. I concetti di vero e falso e di giusto e sbagliato sono talmente netti ma così tanto offuscati da rendere ogni singolo evento soggetto a sospensione del dubbio, proprio come un film. Ma esiste una controrivoluzione, del vero che più vero non si può. Matt Johnson è uno di questi, e in Italia abbiamo la coppia dei fratelli D’Innocenzo.
Damiano e Fabio D’Innocenzo
Damiano e Fabio D’Innocenzo sono i due fratelli gemelli del cinema italiano. Registi, pittori, fotografi, sceneggiatori e scrittori – che poi è la stessa cosa – sin dalla tenera età. Nati nel notorio quartiere di Tor Bella Monaca di Roma e cresciuti proprio nella Lavinio dove Enea è sbarcato per fondare la sua nuova patria – anche se non è la stessa Lavinio – Damiano e Fabio hanno riuscchiato come una spugna dai loro dintorni.
Proprio come Enea, il loro travagliato percorso li ha spinti in una turbine di cosiddetta “normalità”. Lo studio del cinema associato alle professioni di camerieri, baristi e quant’altro. Non esiste preparazione migliore per uno scrittore di vivere la vita che tutto il resto del mondo cerca di realizzare, e così è stato anche per i due D’Innocenzo.
L’uomo cane
Dopo qualche sceneggiatura, per Damiano e Fabio arriva il 2018, l’anno decisivo e portante della loro vita. Sì, perchè nel 2018 entrano nel team di scrittura di Matteo Garrone per il suo capolavoro Dogman, di cui i due firmano la sceneggiatura assieme allo stesso regista, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Marco Perfetti e Giulio Troli. Lo stesso anno, esordiscono alla regia.
La terra dell’abbastanza sta fermo proprio all’incrocio dove inizia Non essere cattivo di Claudio Caligari. E ci fissa, ma senza giudizio. Marco Spoletini, Paolo Carnera, Massimo Cantini Parrini confezionano su misura un film con una qualità tecnica assurda ed una storia di bassa criminalità semplicissima, ma mai superficiale. Uno spaccato di vissuto lontano ma universale.

Favolette
Dopo aver pubblicato un paio di libri, i D’Innocenzo si rimettono subito a lavoro per la loro opus magnum. Nel 2020, proprio a ridosso del Covid, viene annunciato il loro secondo lavoro da autori: Favolacce. Uscito direttamente on demand per via della pandemia, la pellicola dei D’Innocenzo prende una storia classica alla Italo Calvino e la intinge di cupezza, prendendo da film come L’onda ed anticipando il nettamente inferiore Weapons.
Dopo due partecipazioni alla Berlinale, l’anno successivo esce il loro terzo film, il più bistrattato e ingiustamente asfaltato. America Latina segna la seconda collaborazione con Elio Germano ed il primo passo tentennante nella carriera dei due. La grandezza del concept si disperde nella realizzazione, ma offre comunque una quantità di spunti allucinante.
Favolette
Nel 2024 esce il loro progetto più ambizioso, prima film, poi serie. Dostoevskij prova ad allentare ancora di più la tirata di True Detective e prova ad ammorbarlo di sentimenti piuttosto che parole. Il risultato scricchiola, ma per la linea italiana è ben oltre lo standard. Mentre al momento sono impegnati col loro nuovo film Spinaci, abbiamo da poco avuto modo di vederli come sceneggiatori in due film presentati a Venezia.
Serpenti di Roberto Maino De Paolis è il risultato di una collaborazione che ne esalta tutto. Il risultato è un centro disperso di adrenalina nera e critica sociale. La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini è al centro delle polemiche. I due “hanno rinunciato alla firma della sceneggiatura, non per un malcontento, ma per modifiche apportate senza il loro consenso”. Però, questo riafferma l’importanza di reintroddure l’intera categoria degli sceneggiatori italiani al centro di questo polo artistico, il più presto possibile.