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Mike Flanagan - Carrie

Mike Flanagan in MIdnight Mass mostra cosa si fa per fede

Mike Flanagan realizza un prodotto degno di pregio: un dramma dalla forte carica psicologica. Dove la fede confonde. MIdnight Mass è credo e fanatismo

Cosa acceda quando una congregazione caduta in disgrazia scopre – d’un tratto – che è ritornata nella grazie del Signore al punto da iniziare ad essere testimone di veri e propri miracoli? Questa è, in sunto, la trama di Midnight Mass (ovvero Messa di mezzanotte), una miniserie TV davvero molto interessante perché tratta la tematica della religiosità ma in una chiave meno trattata: ovvero, pensa al valore profetico in chiave di nutrimento del proprio ego.

Già perché, in primis, i miracoli capitano nei luoghi che ne hanno più bisogno ma non si capisce se questo avviene perché è proprio Dio (il Benefattore!) che vuole aiutare i più in difficoltà oppure se, in realtà, è proprio questo disperato bisogno di speranza a rafforzare il concetto di miracolo. Un tema complesso che non può essere banalizzato e che Mike Flanagan non ha alcun interesse a ridurre a cliché anzi che mostra in ogni sua sfaccettatura.

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Ecco svelato un po’ della trama dell’opera di Mike Flanagan

Tornando alla trama accade che nella comunità di pescatori della remota di isola di Crockett arrivi un giovane pastore e con esso – pian piano – si iniziano a realizzare dei miracoli (più o meno evidenti) che ripopolano la chiesa abbandonata e che creano una vera e propria venerazione verso la figura di Padre Paul (Hamish Linklater). Le vicende di questo nuovo sacerdote si intrecciano a quelle del suo vecchio e malato predecessore: Padre Pruitt.

Questo arrivo provvidenziale si legherà ad una disgrazia: un giovane e promettente abitante dell’isola, trasferitosi nel continente e manager di una startup di successo, una notte (sotto l’effetto di alcol) produce un incidente ed uccide una donna.

Il giovane è Riley Flynn (Zach Gilford) e – libero dopo il carcere – ritorna a casa, proprio in quell’isola di Crockett dove nulla accade (di solito). Combattuto se potersi permettere di rinsaldare il suo rapporto adolescenziale con Erin Greene (Kate Siegel). L’unico che, spinto dal proprio senso di colpa, non sente più di meritarsi Dio e, quindi, vede i miracoli come qualcosa che non ha nulla a che vedere con la fede. Non voglio raccontare troppo per non svelare una serie di colpi di scena davvero molto interessanti.

Ciò che posso dire è che si tratta di una miniserie composta da 7 episodi, ognuno di circa 1 ora ed i cui titoli richiamano proprio al sacro: Libro I Genesi, Libro II I Salmi, Libro III Proverbi ecc. insomma si capisce bene che il focus è incentrato proprio sulla forte pressione emotiva che la fede ha su una comunità che sente di potersi risollevare, che non si sente più abbandonata e dimenticata.

In questa comunità i ruoli si scardinano e la comunità muta pelle e carne sotto il peso del credo e della convinzione di essere nel giusto, di essere dei privilegiati. Questo è chiaramente una eco di quella memoria fortemente puritana che ha costruito gli Stati Uniti d’America da quei primi sbarchi di pellegrini.

Ma, come ogni pellicola che si rispetti, nulla è ciò che sembra e si paga sempre un prezzo!