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Niente di nuovo sul fronte americano
Sono ormai decenni che l’industria del cinema americano-popolare ha perso i suoi stilemi e sembra essere rimasta incastrata in un circolo vizioso.
Si sa come funziona. C’è un mercato, dei venditori e degli acquirenti e, di conseguenza, un’offerta ed una domanda. Esiste un equilibrio di mercato quando le due componenti si equivalgono perfettamente. A volte, ci si scorda che, il cinema, è un’industria, un settore economico lavorativo ben preciso. In Italia in pochissimi hanno ben chiaro questo concetto, mentre il cinema americano si fonda proprio su ciò.
Però, quando la domanda cala, bisogna inventarsi qualcosa affinchè l’offerta sia troppo vantaggiosa da poter rifiutare. Nel caso del cinema, sembra che questa geniale idea hollywoodiana – in un momento in cui anche i film sui supereroi comincia a stancare il pubblico – è ripuntare su prodotti già visti. L’effetto nostalgia, e anche qualcosa di più. E noi, purtroppo, ci siamo cascati in pieno.
Remake
Un remake è un rifacimento di un film già esistente. Semplice. Il suo corrispettivo musicale è una cover, più o meno. Un’esempio molto recente è Highest 2 Lowest di Spike Lee, remake di Anatomia di un rapimento del maestro Akira Kurosawa – remake di fatto e non un’altro adattamento del romanzo originale. Il remake è una pratica in uso già agli albori del cinema, quando Georges Méliès realizzò Une partie de cartes nel 1896, esordio e rifacimento di Partie de cartes di Louis Lumière dell’anno prima.
Però, dalla prima metà degli anni ’80 è iniziata una moda – La cosa di John Carpenter e La mosca di David Cronenberg – che è riesplosa a metà del primo decennio degli anni 2000, con bruttissimi remake horror – Nightmare del 2010 e Non aprite quella porta 3D – per monetizzare sulla loro fama. E così, si è arrivati allo stato attuale di sovrapproduzione, in cui abbiamo orrendi remake, senza spazio per l’originalità e che puntano solamente ad un nome altisonante come Ben-Hur, Pinocchio del 2022, Il corvo, Space Jam: New Legends e molti altri ancora. In tutto questo, non c’è spazio per gli autori.
Reboot
La lieve differenza tra remake e reboot, che in pochi sembrano capire – perchè la linea che interpassa i due termini è quasi puramente linguistica – si basa sul fatto che un remake è un rifacimento. Un reboot, dall’altro canto, è un’opera che ha l’obiettivo di riavviare da zero un universo già esistente, come più recentemente successo con il Superman di James Gunn o, ancora meglio – non qualitativamente – con la sua nuova versione di The Suicide Squad.
Il reboot riguarda principalmente universi espansi, grandi saghe e franchise. Equivale al tasto di reset, una ripartenza – a volte, anche ad aggiungere a ciò che già esiste, come gli inutili live action targati Terzo Rei… ehm, Disney. Sembra come ammettere un’errore, chiedere scusa – mai e poi mai ad Hollywood – con la speranza di far tornare il pubblico per una “nuova” versione, che in realtà, è già vecchia prima dell’uscita. E tutto questo, implicitamente, ci porta ad un altro grande problema attuale dell’industria americano hollywoodiana: i sequel.

Sequel e saghe
Se si parla di saghe cinematografiche, non si intende solo sequel, ma i vari prequel, spin-off, e così via. Questo concede infinite capacità di capitalizzare su un prodotto potenzialmente già chiuso e dimenticato da tempo. Quando il cinema passava il suo periodo di crisi buia, dopo il Covid – crisi non passata – a salvarci fu il film americano d’eccellenza, con la star americana d’eccellenza: Top Gun: Maverick. Ed ora, solamente quest’anno, nella lista dei dieci film con il maggiore incasso, quattro sono sequel e quattro sono reboot e, l’unico film originale della lista è F1 – si salvi chi può.
Certo, è ingenuo pensare che tra i film con gli incassi più alti ci possano essere opere d’autore, ma quando anche i blockbuster iniziano ad essere saturi, mentre Una battaglia dopo l’altra rischia di essere un flop gigantesco, allora c’è un grande problema, e, a colmarlo, di certo non saranno Fast & Furious, Jurassic World – il bruttissimo Rinascita – il Marvel Cinematic Universe – l’orrendo Captain America: Brave New World – e, forse, neanche quello DC.
Al contrario
Tutto questo grande discorso potrebbe tranquillamente essere annullato dal semplice fatto che, seppur con maggiore rarità, ci sono tanti progetti recenti più che validi, che rientrano nelle categorie elencate. Quest’anno, oltre al già citato Superman, abbiamo potuto godere di un’opera rivoluzionaria come 28 anni dopo, un ritorno della commedia demenziale con Una pallottola spuntata, ed ancora molti ce ne aspettano prima della fine dell’anno.
Quindi qual’è il problema? Magari ce ne fosse solo uno, e magari fosse univoco. Forse, il motore del cinema, quello che lo spinge e lo smuove continuamente, facendolo sobbalzare, non è Hollywood. O perlomeno, non questa Hollywood. Allora, forse, c’è bisogno che il cinema torni nelle mani degli autori e che sia fatto di professionisti con passione e non solo macchine per i soldi. Il cinema vive solo se c’è un’autore da un lato ed un pubblico dall’altro.