Analizziamo la carriera della neo candidata all'Oscar Nina Gold attraverso cinque racconti tratti da Variety sulle scelte che hanno segnato film e serie tv.

Nina Gold: il volto invisibile dietro i casting di successo

Analizziamo la carriera della neo candidata all’Oscar Nina Gold attraverso cinque racconti tratti da Variety sulle scelte che hanno segnato film e serie TV.

Il metodo “Hamnet”: tra amore, perdita e destino

Il percorso di Nina Gold verso la sua prima storica candidatura all’Oscar per il Miglior Casting — categoria introdotta ufficilamente a partire dall’edizione di quest’anno dall’Academy — passa inevitabilmente per Hamnet – Nel nome del filgio (2025).

La pellicola, diretta da Chloé Zhao, è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo Nel nome del figlio. Hamnet di Maggie O’Farrell e racconta la potente storia di amore e perdita che ispirò la creazione del capolavoro senza tempo di William Shakespeare, Amleto.

Per il ruolo del protagonista, Gold ha scelto il giovanissimo Jacobi Jupe, un talento che era già nel suo mirino da tempo. Lo aveva notato in precedenza per un ruolo in I Roses (2025) e, sebbene all’epoca fosse troppo giovane per la parte, la sua prova le aveva lasciato un’ottima impressione.

L’idea iniziale della produzione era trovare due veri gemelli per interpretare i fratelli Shakespeare, ma il progetto non andò in porto perché si rivelò un’impresa troppo complessa. Jupe ha ottenuto la parte dopo cinque audizioni, offrendo una recitazione naturale e semplice, lontana dai classici cliché dei “bambini attori”. Come ricorda la stessa casting director, nonostante abbiano incontrato molti bravi giovani interpreti: “È stato un incredibile colpo di fortuna che Jacobi si trovasse nel posto giusto, al momento giusto e con l’età giusta… Insomma, meno male”.

Conclave: un mosaico di eccellenze multinazionali

Per quanto riguarda Conclave di Edward Berger (2024), l’obiettivo di Nina Gold era invece quello di costruire un mosaico di eccellenze multinazionali capace di reggere il confronto con la “genialità” di Ralph Fiennes, che, nell’interpretare il Cardinale Lawrence, aveva già stabilito “lo standard di eccellenza”.

Assicurarsi Isabella Rossellini si è rivelato particolarmente complesso per via dei continui problemi di disponibilità, ma Gold e l’agente dell’attrice erano determinate a inserirla nel film “a qualunque costo”. Allo stesso modo, Sergio Castellitto, che la responsabile del casting desiderava scritturare “da anni”, era quasi sempre impegnato. Nonostante tutto, sono riusciti a coinvolgere anche lui nel progetto.

In questo raffinato incastro di interpretazioni, John Lithgow, Lucian Msamati e Stanley Tucci sono stati gli altri tasselli fondamentali del mosaico. Il risultato finale è stato un cast capace di restituire con estrema fedeltà l’autenticità e la tensione vibrante di un vero conclave vaticano.

 

Analizziamo la carriera della neo candidata all'Oscar Nina Gold attraverso cinque racconti tratti da Variety sulle scelte che hanno segnato film e serie tv.

L’attenzione ai dettagli: da Baby Reindeer a Chernobyl

L’attenzione quasi ossessiva per il dettaglio emerge chiaramente anche in produzioni come Baby Reindeer (2024) e Chernobyl (2019).

Nella miniserie fenomeno di Netflix ispirata a fatti reali, la trama segue un comico in difficoltà che, dopo un semplice gesto di gentilezza verso una donna vulnerabile, scatena un’ossessione soffocante che minaccia di distruggere le vite di entrambi. In questo contesto, l’ingresso in scena di Jessica Gunning è stato risolutivo: dopo aver visionato diverse attrici, Nina Gold ne ha percepito immediatamente la caratura eccezionale. L’attrice ha confermato quell’intuizione iniziale non limitandosi a interpretare il ruolo, ma dominandolo con una prova “brillante e coraggiosa”, capace di rendere il personaggio amabile e allo stesso tempo respingente.

Per Chernobyl, cronaca del catastrofico incidente nucleare, Nina Gold ha affrontato una sfida stilistica peculiare: l’intero cast doveva essere in grado di recitare con una specifica sfumatura di accento britannico, evitando deliberatamente quello russo. Il processo di selezione è stato un lavoro collettivo e meticoloso, condotto fianco a fianco con lo showrunner Craig Mazin.

Tra i protagonisti spiccano Jared Harris, Barry Keoghan e Jessie Buckley, quest’ultima già “pupilla” di Gold che l’aveva lanciata nella serie tv Taboo (2017) accanto a Tom Hardy, seguendone la crescita fin dai tempi della scuola d’arte drammatica.

Particolarmente complessa è stata la scelta per il personaggio di Pavel, che doveva trovarsi in uno stato di stress post-traumatico. Di Keoghan, Gold ha detto: “Il suo approccio al personaggio è stato così naturale, semplice e trasparente, ma riusciva anche a trasmettere quel tipo di intorpidimento”. 

L’obiettivo finale non era solo riunire la “crème de la crème della recitazione”, ma trovare “persone capaci di unirsi in un grande gruppo senza che nessuno cercasse di dominare gli altri”.

Star Wars: la nascita di nuove leggende

Infine, l’approdo nell’universo sci-fi con Star Wars: Il risveglio della Forza (2015), ha rappresentato per Nina Gold “il coronamento di tutti i sogni” ma anche una sfida enorme. Avendo già a disposizione icone come Harrison Ford, Mark Hamill e Carrie Fisher, il compito era quello di inserire nuovi volti in una mitologia già leggendaria partendo da zero.

Gold ha agito con audacia, puntando su attori non molto conosciuti ma che riteneva perfetti per quel contesto: “È stato bello, divertente, ed è servito molto tempo”.

Daisy Ridley colpì la direttrice del casting fin dalla prima lettura; nonostante fossero stati visionati milioni di candidati, “era impossibile togliersela dalla testa”, ha raccontato Gold, aggiungendo: “Era bravissima”. Ridley, tra l’altro, convinse fin da subito, presentandosi saggiamente al provino con i piccoli chignon laterali tipici della Principessa Leia.

Per il ruolo di Kylo Ren, Nina Gold puntò invece su Adam Driver, di cui era rimasta folgorata guardando la serie Girls (2012), definendo la sua forza interpretativa “fottutamente fenomenale” e assolutamente perfetta per incarnare il lato oscuro.

Analizziamo la carriera della neo candidata all'Oscar Nina Gold attraverso cinque racconti tratti da Variety sulle scelte che hanno segnato film e serie tv.

Con la sua prima nomination all’Oscar, il lavoro di Nina Gold riceve finalmente il riconoscimento istituzionale che merita, celebrando un’arte che è, a tutti gli effetti, il primo e fondamentale atto di regia di ogni grande storia. In attesa di scoprire se vincerà la prestigiosa statuetta, Gold continua a plasmare il volto del cinema contemporaneo.