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Romanzo criminale

Roma criminale

Roma è da sempre stata il centro cinematografico per definizione, eccedendo anche troppo nelle produzioni, soprattutto come sfondo del mondo criminale.

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025, il 23 gennaio uscirà Il falsario, nuovo progetto di Stefano Lodovichi, liberamente ispirato alla vera vita di Antonio Chichiarelli. Interpretato da Pietro Castellitto, il film segue l’ascesa di Tonyil Larinese della serie Romanzo criminale – nel mondo della criminalità e dai suoi rapporti che si sono estesi dalle Brigate Rosse alla Banda della Magliana, fino al 1984, anno del suo omicidio.

Purtroppo, il film non uscirà in sala e verrà tristemente ed esclusivamente distribuito su Netflix. Invitando nuovamente tutti a combattere contro il sistema monopolistico che sembra ormai destinato a comandarci, vediamo più approfonditamente quanto Roma sia il punto di partenza ed il capolinea dell’industria cinematografica italiana, in particolar modo per le sue vicende criminali ed affini.

Roma

Ancora prima della creazione mussoliniana degli studi di Cinecittà, Roma ricoprì un ruolo fondamentale, per il primo film italiano proiettato pubblicamente: La presa di Roma del 1905, realizzato per i 35 anni dalla presa di Porta Pia. La capitale italiana sembrava assumere un rilevanza unica, sia produttivamente che narrativamente. Però, i primi reali ritratti romani, in cui la città non fosse solo uno sfondo, sarebbero arrivati più tardi.

Già dal 1943 con il capolavoro I bambini ci guardano, Vittorio De Sica inizia la sua personale narrazione romana e le pietose condizioni di guerra e post-belliche civili. Tra la perdita dell’innocenza e il sentimento di umiliazione, il duo De Sica-Zavattini ci mostra tanto, cercando però di dare speranze ad un paese che le ha perse tutte e che è costretto a far qualsiasi cosa pur di vivere. Da Sciuscià a Ladri di biciclette ed Umberto D.

Nel mezzo di un paese

La nazione impoverita fa i conti con ciò che la circonda, ma esiste una voglia di riscatto. L’onorevole Angelina spinge su quella strada, che poi prende l’indirizzo della commedia, soprattutto grazie ai film con Totò di Mario Monicelli e Steno, come Guardie e ladri, I soliti ignoti e I tartassati. Roma che cade a pezzi e chi si trova sotto le macerie, deve sopravvivere, anche a discapito degli altri, smascherando le ipocrisie circostanti. A volte, vincendo anche.

Mentre la Roma bene de La dolce vita animava i quartieri alti, nelle periferie ed in ambienti non troppo distanti da quelli del Marcello di Mastroianni, i personaggi scartati e marginalizzati di Pier Paolo Pasolini dovevano prendere coscenza, anche più dei particolari pagliacci felliniani. Ma solo quello era il riscatto al quale potevano aspirare l’Accattone di Franco Citti e la Mamma Roma di Anna Magnani. Il resto del mondo gli andava comunque contro.

Roma

Gli anni di piombo

La violenza regressa, prima invisibile agli occhi pubblici, negli anni ’70 diventava di dominio pubblico ed ingiustificata. La lotta di classe si trasformava in uno scontro tra i due lati della giustizia. I poliziotteschi settantini: Roma violenta, Roma a mano armata ed il capostipite La polizia ringrazia. Il culmine in si raggiunge nella chiusura di questa epoca e del filone della commedia all’italiana e che rappresenta le conseguenze grottesche del periodo: Un borghese piccolo piccolo, in cui il simbolo della Roma buona per eccellenza – Alberto Sordi – diventa come il resto di loro. Di noi.

La criminalità si trasformava, per la prima volta a Roma, in un sistema fitto e reale, in cui l’arte e l’antiquariato erano collegati allo spaccio. Nel 1983 esordisce il compianto maestro Claudio Caligari con Amore tossico, per la sua trilogia romana proseguita con L’odore della notte e conclusa con Non essere cattivo. Il tempo di morte, di violenza e di abbandono non sembra essere passato. Le cose sono rimaste uguali, e anche peggiorate.

Mafia Capitale

Dal 2000 ad oggi, i film e le serie sulla Roma criminale – sia quella dei gangster, sia quella degli involontari – sono diventati innumerevoli, spinti anche dai fatti di cronaca: dalla Banda della Magliana a Mafia Capitale e la cronaca nera. Così, esce il film Romanzo criminale e la sua meravigliosa serie, la trilogia romana di Stefano Sollima A.C.A.B., Suburra, AdagioDogman di Matteo Garrone, La verità sta in cielo, I banchieri di Dio, eccetera, eccetera.

Anche la commedia ha provato ad infilarsi nel genere, con risultati più – la trilogia di Smetto quando voglio – o meno – Non ci resta che il crimine – buoni. Il filone non sembra destinato a fermarsi, vista l’ascesa di giovani registi come Pietro Castellitto, Gabriele Mainetti e Fabio e Damiano D’Innocenzo. Sperando, però, che il cinema italiano possa ridiventare tale, e che non continui la sua completa trasformazione romano-centrica.