Leonardo DiCaprio e gli Oscar: tutte le sconfitte e le esclusioni più celebri, da Titanic a The Wolf of Wall Street fino a One Battle After Another.
A Hollywood capita anche questo: puoi essere Leonardo DiCaprio, fare film con Martin Scorsese, Quentin Tarantino, Alejandro Iñárritu, James Cameron, diventare il volto di una generazione, e per anni restare quello che agli Oscar arriva sempre fino alla porta ma trova qualcuno che gli gira la chiave dall’altra parte. Prima o poi, certo, la statuetta è arrivata. Ma la vera storia di DiCaprio con l’Academy non è quella dell’Oscar vinto.
È quella degli Oscar mancati.
Prima di Titanic: DiCaprio era già molto più di un divo
Il primo segnale arriva nel 1994 con Buon compleanno Mr. Grape. DiCaprio è giovanissimo e già impressionante: entra nella cinquina come non protagonista, ma vince Tommy Lee Jones. Niente scandalo, però il copione è già scritto. Leo è bravissimo, tutti lo vedono, ma non è ancora “il suo momento”. Prossimo giro.
In Voglia di ricominciare (This Boy’s Life) tiene già testa a Robert De Niro quando ha appena diciott’anni; in Ritorno dal nulla (The Basketball Diaries) porta sullo schermo dipendenza, rabbia e autodistruzione senza preoccuparsi minimamente di risultare simpatico. Poi arriva Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, che lo trasforma definitivamente in idolo generazionale senza cancellarne l’intensità drammatica.
Il problema è che di lì a poco il divo sarebbe diventato talmente grande da rischiare di nascondere l’attore.
Il caso vero esplode con Titanic. Il film fa incetta di nomination, domina il mondo, diventa fenomeno epocale, ma DiCaprio resta fuori dalla cinquina. Fu una delle esclusioni più discusse degli anni Novanta. Il film prende tutto, lui no. Un classico dell’Academy: quando un attore diventa troppo pop, troppo adorato, troppo faccia da poster, improvvisamente smette di sembrare abbastanza serio per essere premiato. Come se il successo di massa fosse una colpa.
Da Titanic a The Wolf of Wall Street: l’Oscar che non arriva
Poi arriva The Aviator, e lì sembrava davvero fatta. Grande regista, grande performance, grande trasformazione. Invece no: vince Jamie Foxx per Ray, che era oggettivamente il candidato più “perfetto” per gli Oscar. Leo perde ancora, ma ormai non è più il ragazzo bello di Titanic: è un attore adulto, completo, che comincia a costruire una strana leggenda, quella del campione sempre piazzato e mai incoronato.
Nel 2007 ci riprova con Blood Diamond. Performance fisica, sporca, nervosa. Ma vince Forest Whitaker per L’ultimo re di Scozia. Anche qui, nessun furto del secolo, però il sospetto cresce: DiCaprio piace, convince, impressiona, ma l’Academy sembra sempre trovare qualcuno di più comodo da premiare.
La ferita più clamorosa arriva nel 2014 con The Wolf of Wall Street. Qui DiCaprio non recita: devasta lo schermo. È volgare, magnetico, feroce, comico, tossico. Una performance gigantesca. Ma il film si porta dietro anche polemiche: c’è chi lo accusa di glorificare il cinismo e l’eccesso invece di condannarli. Risultato: Leo perde contro Matthew McConaughey. Ed è in quel momento che la faccenda smette di essere solo cinema e diventa meme globale.
Poi, finalmente, nel 2016 arriva The Revenant. Gelo, sangue, fatica, sofferenza, sopravvivenza: cioè tutto quello che l’Academy adora quando decide che è ora di saldare un debito. DiCaprio vince il suo primo Oscar come miglior attore protagonista. Premio meritato, certo. Ma anche premio cumulativo: dentro quella statuetta c’erano pure Titanic, The Aviator, Blood Diamond e soprattutto The Wolf of Wall Street.
Dopo The Revenant: DiCaprio torna a inseguire l’Academy
E dopo? Dopo ha continuato a perdere con eleganza.
Nel 2020 viene candidato per C’era una volta a… Hollywood di Tarantino e perde contro Joaquin Phoenix. Nel 2024 resta addirittura fuori dalla cinquina per Killers of the Flower Moon, nonostante il peso storico e politico del film. Con One Battle After Another DiCaprio è tornato in corsa come miglior attore nel 2026, ma l’Oscar gli è scivolato di nuovo via, mentre il film intanto si prendeva premi pesanti come miglior film e miglior regia.
Ci sono poi le assenze che hanno pesato quasi quanto le sconfitte: The Departed, il film che finalmente consegnò a Martin Scorsese l’Oscar per la regia e vinse come miglior film; Shutter Island, costruito sulla progressiva disgregazione psicologica del suo protagonista fino a trasformarla in thriller; Revolutionary Road, dove DiCaprio abbandona totalmente il divismo per mostrare la parte più meschina, frustrata e ordinaria del fallimento; Django Unchained, dove trasforma Calvin Candie in uno dei villain più viscidi e memorabili della sua filmografia.
Non che ogni esclusione fosse automaticamente uno scandalo, ma in quei film DiCaprio occupava il centro della scena con un’intensità scomoda, che l’Academy di Hollywood ha preferito registrare di sbieco, senza elogiare.
What Happens at Night: il prossimo Oscar di DiCaprio?
Intanto si guarda avanti.
Il nuovo film con Martin Scorsese è What Happens at Night, con Jennifer Lawrence. Le anticipazioni parlano di una coppia americana in una città europea innevata, arrivata per adottare un bambino e finita in una storia sempre più ambigua e inquieta. Meno gangster, meno biopic, più atmosfera da fiaba gelida e incubo drammatico. Non c’è ancora una data d’uscita ufficiale, ma il progetto è in lavorazione e promette un altro DiCaprio meno rassicurante e più notturno.
In fondo il punto è semplice: gli Oscar mancati di Leonardo DiCaprio non sono un incidente di percorso, ma il percorso stesso.
Per anni Hollywood lo ha usato come vetrina di prestigio senza concedergli subito il timbro finale. Poi il timbro è arrivato, ma senza cancellare il resto. Ed è forse proprio questo che rende interessante la sua carriera: DiCaprio non è l’attore che ha sempre vinto.
È quello che, anche quando perdeva, lasciava più traccia di molti vincitori.