John Wilson - History of concrete

John Wilson e il cinema dentro lo stampo

John Wilson voleva girare un documentario sul cemento. Gli hanno spiegato che non interessava a nessuno, che servivano una star, una formula, qualcosa di vendibile.

Il problema del cinema contemporaneo è che sa benissimo cosa vuole il pubblico, soprattutto prima che il pubblico lo sappia.

Lo sanno i produttori, i distributori, gli esperti di marketing, quelli dei dati, quelli degli algoritmi e possibilmente anche quello seduto in fondo alla riunione che non ha ancora capito di cosa parla il film ma ha già stabilito che “così non funziona”.

John Wilson voleva fare un documentario sul cemento

Materiale ideale per entusiasmare una riunione di finanziatori: grigio, immobile, privo di supereroi e, salvo incidenti in cantiere, scarsamente incline ai sequel.

John Wilson veniva da How To with John Wilson, la splendida e stralunata serie HBO capace di partire da un parcheggio o da una bottiglia di vino per arrivare alla solitudine umana. Ma quando ha cominciato a proporre The History of Concrete, il problema è diventato subito chiaro: come si vende un film sul cemento?

Wilson racconta che, finita How To, non aveva più alle spalle né il contratto HBO né una writers’ room e si era ritrovato abbastanza famoso da finire tra le domande da 2.000 dollari di Jeopardy!, ma non abbastanza da trovare facilmente i soldi per il suo primo lungometraggio.

Il mercato riconosce più facilmente un prefabbricato

Così Wilson si sente suggerire ingredienti più rassicuranti: una celebrità, un musicista famoso, insomma qualcosa che dia al progetto una forma riconoscibile. Frequenta persino un corso su come costruire e vendere un film Hallmark, cioè uno dei prodotti narrativamente più codificati dell’industria americana. E tutte le richieste ricevute dai finanziatori sono diventate materiale del film.

Il risultato è che The History of Concrete, parlando di cemento, finisce per parlare di tutto ciò che abbiamo smesso di vedere perché ormai ci sembra struttura naturale: le città, il mercato, perfino il modo in cui pensiamo debba essere fatto un film.

E quel film che sembrava troppo strano persino da finanziare ha poi trovato Josh Safdie come produttore esecutivo, Magnolia Pictures come distributore e il tutto esaurito nelle prime proiezioni.

Il problema, insomma, non era il cemento. Era il prefabbricato.