1600x900 1792416692047 Veronica Regano

“177 Giorni. Il rapimento di Farouk”, interpetrata da Bocci, la serie di Carlo Carlei arriva su Rai 1

Marco Bocci interpreta il padre del bambino sequestrato in Sardegna nel 1992. Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, la miniserie di Carlo Carlei “177 Giorni. Il rapimento di Farouk” che andrà in onda dal 16 novembre in prima serata su Rai 1.

ROMA – Una delle vicende più drammatiche della cronaca italiana torna sullo schermo con 177 Giorni. Il rapimento di Farouk, la nuova serie diretta da Carlo Carlei, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e in programma dal 16 novembre su Rai 1. In tre serate, la produzione ricostruisce il sequestro di Farouk Kassam, il bambino di sette anni rapito in Sardegna nel 1992, attraverso il dolore della famiglia, le indagini e il contesto sociale dell’epoca.

Protagonista della serie è Marco Bocci, che interpreta Fateh Kassam, il padre del piccolo. Al suo fianco Antonia Desplat nel ruolo di Marion. Per l’attore, affrontare una storia realmente accaduta ha significato innanzitutto assumersi una grande responsabilità, avvicinandosi alla vicenda con rispetto e attenzione per le persone che l’hanno vissuta.

«Dal mio punto di vista, intimo e personale, ho cercato un approccio di grande rispetto», ha spiegato Bocci, sottolineando l’importanza delle scelte narrative compiute dagli sceneggiatori. La serie, infatti, non racconta direttamente gli eventi dal punto di vista del bambino, una prospettiva che, secondo l’attore, avrebbe reso particolarmente difficile rappresentarne la sofferenza.

«Si è scelto di raccontare tutto da un punto di vista familiare, della comunità, del periodo storico, delle indagini. Una decisione saggia, a mio parere, che poteva restituire in qualche modo ciò che quelle persone hanno vissuto realmente», ha aggiunto.

L’incontro con Farouk e la sua famiglia

Per prepararsi al ruolo, Bocci ha incontrato Farouk Kassam e i suoi genitori, cercando di conoscere la loro esperienza senza imporre domande o forzare il racconto di ricordi dolorosi.

«Fin dall’inizio non ho mai voluto fare domande dirette, specifiche, ho sempre atteso e rispettato il momento in cui loro volessero parlare con me», ha raccontato l’attore. «Ho trovato una famiglia meravigliosa che si è aperta, che mi ha dato fiducia, che mi ha accolto e che di sua spontanea volontà mi ha confidato tante emozioni, tante incertezze».

Il caso di Farouk appartiene anche alla memoria personale di Bocci. All’epoca del rapimento, l’attore aveva 14 anni e ricorda ancora il momento in cui apprese la notizia al telegiornale.

«Mi ricordo esattamente quell’angolo della cucina, dove stavo vedendo a 14 anni il telegiornale», ha raccontato, spiegando come alcuni eventi di cronaca rimangano impressi nella memoria collettiva e individuale. Un ricordo che rende ancora più forte il senso di responsabilità nell’interpretare una vicenda tanto delicata.

La storia del sequestro che sconvolse l’Italia

Nel 1992 Farouk Kassam, figlio di Fateh Kassam, imprenditore belga di origine indiana e gestore di un grande albergo sulla costa sarda, venne rapito all’età di sette anni. Il bambino rimase prigioniero per circa sei mesi in condizioni terribili. Durante il sequestro gli fu anche parzialmente mutilato un orecchio, nel tentativo di accelerare il pagamento del riscatto.

La serie, prodotta da Rai Fiction e Bim Produzione, società del gruppo Wild Bunch, si basa sul libro Mio figlio Farouk. Anatomia di un rapimento, scritto da Fateh Kassam con la collaborazione di Marco Corrias.

Nel cast figurano anche Filippo Papa, che interpreta Farouk, Rosa Diletta Rossi, Domenico Diele, Mauro Addis, Andrea Tedde, Giacomo Fadda e Stefania Olivacore.

Antonia Desplat e il ritratto di una madre

Per Antonia Desplat, attrice belga che interpreta Marion, moglie di Fateh, la preparazione al personaggio è passata soprattutto attraverso il confronto con la donna reale. Non essendo ancora nata all’epoca dei fatti, l’attrice ha cercato di ricostruire la quotidianità di una madre costretta ad affrontare l’attesa e l’incertezza durante il rapimento del figlio.

«Volevo capire di lei soprattutto chi fosse come donna, cosa facesse ogni giorno mentre aspettava notizie, mentre aspettava Fateh», ha spiegato. La conoscenza dei dettagli della vita reale, ha aggiunto, ha contribuito a costruire un personaggio più completo, capace di restituire le emozioni e le difficoltà vissute dalla famiglia.

“177 Giorni. Il rapimento di Farouk”, interpetrata da Bocci la serie di Carlo Carlei arriva su Rai 1

La regia di Carlo Carlei si concentra anche sul contrasto tra le diverse realtà dell’isola: da una parte la Costa Smeralda, con il turismo di lusso, le ville e gli yacht; dall’altra l’entroterra della Barbagia, con un contesto sociale e culturale profondamente diverso.

È in questa contrapposizione che il regista individua una delle chiavi morali del racconto. Accanto alla ricostruzione delle indagini e dei fatti, la serie dedica spazio anche all’immaginazione del bambino e al tema dell’infanzia violata, elemento ricorrente nel percorso artistico di Carlei.

L’obiettivo è restituire non soltanto la cronaca del sequestro, ma anche il clima di un’epoca e le conseguenze di una tragedia che ha segnato profondamente una famiglia e colpito l’opinione pubblica italiana.

Farouk Kassam oggi: «Un modo per affrontare il trauma»

Alla presentazione della serie era presente anche Farouk Kassam, oggi imprenditore di 42 anni. Per lui, la fiction rappresenta un’occasione per confrontarsi nuovamente con quanto vissuto durante l’infanzia.

«Il progetto di questa serie è un modo di affrontare ancora e ancora il trauma che ho avuto da piccolo. Lo prendo anche come un aiuto, nel cercare di crescere, nel sapere affrontare le proprie paure», ha dichiarato.

Kassam ha riconosciuto che collaborare alla realizzazione della fiction non è stato semplice. Ricostruire una vicenda reale attraverso una serie richiede infatti un equilibrio delicato tra fedeltà ai fatti e necessità narrative. Per questo gli incontri con gli attori e con il gruppo di lavoro hanno rappresentato un passaggio importante nella costruzione del progetto.