Barry Keoghan vuole portare sullo schermo uomini capaci di mostrare anche le proprie fragilità. L’attore irlandese, intervistato dall’ANSA in occasione dell’uscita di Butterfly Jam, ha raccontato come la sua esperienza personale, l’infanzia trascorsa accanto a tre figure femminili e il percorso di terapia abbiano influenzato il suo modo di interpretare i personaggi.
Il film, diretto da Kantemir Balagov e in arrivo nei cinema italiani il 3 dicembre 2026 con Europictures, lo vede nei panni di un padre affettuoso ma incapace di assumersi pienamente le proprie responsabilità. Un ruolo che si inserisce in una carriera costruita attorno a figure maschili spesso contraddittorie, lontane dall’immagine tradizionale dell’uomo forte e imperturbabile.
Keoghan, che ha perso la madre a dodici anni, ha spiegato di essere cresciuto soprattutto con la nonna, la zia e la sorella. Proprio quella presenza femminile gli avrebbe consentito di sviluppare un rapporto più libero con le emozioni, senza considerarle incompatibili con la mascolinità.
Barry Keoghan in Butterfly Jam: un padre tra affetto e irresponsabilità
Presentato in apertura alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2026, Butterfly Jam segna il ritorno alla regia di Kantemir Balagov, autore di La ragazza d’autunno, dopo il suo trasferimento dalla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.
Ambientato nella comunità circassa di Newark, nel New Jersey, il film segue Temir, detto Pyteh, un sedicenne interpretato da Talha Akdogan, diviso tra il talento per la lotta libera e le difficoltà economiche della famiglia.
Keoghan interpreta Azik, suo padre, un uomo istintivo e sognatore che ama profondamente il figlio. Tuttavia lascia gran parte delle responsabilità quotidiane alla sorella Zalya, interpretata da Riley Keough, impegnata a mantenere in attività il ristorante di famiglia.
Nonostante i limiti del padre, Temir continua a nutrire per lui un affetto incondizionato. Quando un episodio di violenza sconvolge il loro equilibrio, il ragazzo si trova davanti alla possibilità di vendicarsi, rischiando di compromettere il proprio futuro.
Nel cast figura anche Monica Bellucci, la cui presenza è legata a un elemento narrativo che il film mantiene volutamente nascosto. Keoghan ha accolto con entusiasmo la scelta del regista, del quale ha elogiato soprattutto la ricerca di autenticità e il coinvolgimento richiesto agli interpreti.
La vulnerabilità maschile e la scelta della terapia
Il personaggio di Azik offre a Keoghan l’occasione per tornare su un tema che considera centrale nella propria vita: il rapporto degli uomini con la vulnerabilità.
Nell’intervista concessa all’ANSA, l’attore ha ricordato la determinazione della nonna, una donna che aveva cresciuto dieci figli e che tendeva ad affrontare le difficoltà attraverso l’azione, senza concedere troppo spazio ai lamenti.
Crescere accanto a lei, alla zia e alla sorella gli ha però permesso di riconoscere anche quelle emozioni che la società continua spesso a scoraggiare negli uomini, dalla paura al bisogno di chiedere aiuto.
Keoghan ha raccontato apertamente la propria esperienza psicologica, dichiarando: “Io stesso seguo un percorso di terapia”. Una scelta che considera tra le più importanti della sua vita.
L’attore non intende trasformare questa esperienza in un messaggio educativo da imporre al pubblico. Il suo obiettivo è piuttosto rappresentare personaggi credibili, mostrando anche ciò che il cinema tradizionalmente tendeva a nascondere dietro l’immagine dell’eroe maschile.
Secondo Keoghan, infatti, il modello del protagonista incapace di manifestare sentimenti rischia di trasmettere un’idea dannosa della mascolinità, soprattutto agli spettatori più giovani. Per questo considera importante che sullo schermo trovino spazio anche uomini confusi, spaventati o incapaci di controllare pienamente la propria vita.
Da Saltburn ai Beatles: Barry Keoghan sarà Ringo Starr
Il percorso dell’attore irlandese sembra confermare questa attenzione per i personaggi difficili da classificare. Dopo Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos e Dunkirk di Christopher Nolan, Keoghan ha ottenuto una candidatura all’Oscar e un BAFTA per Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh, prima di attirare nuovamente l’attenzione con Saltburn di Emerald Fennell.
Ora lo attende un progetto molto diverso: The Beatles – A Four-Film Cinematic Event, i quattro film biografici diretti da Sam Mendes che racconteranno la storia della band attraverso il punto di vista di ciascuno dei componenti.
Keoghan interpreterà Ringo Starr, accanto a Paul Mescal nel ruolo di Paul McCartney, Harris Dickinson in quello di John Lennon e Joseph Quinn nei panni di George Harrison.
I quattro lungometraggi, prodotti per Sony Pictures, sono previsti nelle sale nell’aprile 2028, come confermato dalle comunicazioni ufficiali dei Beatles.
Per Keoghan si tratta di un’altra collaborazione con un regista che desiderava incontrare professionalmente. Nell’intervista ha infatti raccontato che, quando aveva diciassette o diciotto anni, aveva pubblicato online una lista di cineasti con cui avrebbe voluto lavorare. A distanza di anni, è riuscito a collaborare con otto o nove di loro.
Un’esperienza che ha condiviso anche con gli studenti durante una masterclass romana di Alice nella città, invitandoli a difendere le proprie aspirazioni senza lasciarsi scoraggiare dagli altri. Una determinazione che, nel suo caso, ha portato un ragazzo cresciuto a Dublino fino ai set di alcuni dei registi più importanti del cinema contemporaneo.
