Enzo D’Alò invita a puntare sulla cultura e sull’educazione dei giovani anziché privilegiare la costruzione di nuove carceri. Il regista di La gabbianella e il gatto interviene sul tema a Lecce, in occasione della XXVII edizione del Festival del Cinema Europeo, che l’8 novembre 2026 gli rende omaggio con l’Ulivo d’Oro alla carriera e una retrospettiva dedicata ai suoi lungometraggi.
Nelle dichiarazioni riportate dall’ANSA, il regista sottolinea la necessità di tornare a realizzare opere rivolte alle nuove generazioni, riconoscendo alla produzione culturale una funzione che va oltre l’intrattenimento.
Il punto centrale della sua riflessione riguarda il valore educativo delle storie e la possibilità di trasmettere attraverso cinema e cultura principi fondamentali come il rispetto degli altri. Una posizione che acquista particolare significato considerando il percorso artistico di D’Alò, autore di film d’animazione nei quali l’incontro con il diverso, la solidarietà e la libertà sono spesso al centro della narrazione.
Enzo D’Alò: la cultura per i giovani come alternativa alla repressione
Nel ragionamento del regista, la questione non riguarda soltanto le risorse destinate alla produzione cinematografica, ma il ruolo che la società attribuisce all’educazione. La contrapposizione tra carceri e cultura serve a richiamare l’attenzione sulla necessità di intervenire nella formazione dei giovani, anziché concentrare il dibattito esclusivamente sulle risposte punitive.
D’Alò insiste soprattutto sull’importanza di «insegnare loro il rispetto per gli altri», un valore che considera particolarmente necessario nel momento attuale.
Non si tratta di una proposta dettagliata di politica penitenziaria, quanto di una riflessione sulle priorità educative. Per il regista, tornare a investire in prodotti culturali destinati ai ragazzi significa offrire loro strumenti per comprendere il mondo e il rapporto con le altre persone.
È anche una concezione del cinema d’animazione distante dall’idea di un genere riservato al semplice divertimento infantile. Nelle opere di D’Alò, le vicende dei protagonisti diventano occasioni per affrontare questioni sociali attraverso racconti accessibili a pubblici di età diverse.
Enzo D’Alò riceve l’Ulivo d’Oro al Festival del Cinema Europeo di Lecce
Le dichiarazioni arrivano durante la giornata che il Festival del Cinema Europeo di Lecce, in programma dal 7 al 14 novembre 2026, dedica al regista italiano. Il riconoscimento alla carriera accompagna una retrospettiva che ripercorre alcune delle tappe più importanti del suo lavoro nell’animazione.
L’omaggio prevede per domenica 8 novembre, alle 20:30, presso la Multisala Massimo, la proiezione della versione restaurata di La gabbianella e il gatto, seguita dalla consegna dell’Ulivo d’Oro e da un incontro con il pubblico condotto da Davide Di Giorgio, curatore della retrospettiva.
Il programma comprende inoltre La freccia azzurra (1996), Momo alla conquista del tempo (2001), Opopomoz (2003), Pinocchio (2012), Pipì, Pupù e Rosmarina in: Il mistero delle note rapite (2017) e Mary e lo spirito di mezzanotte (2023).
La retrospettiva consente così di osservare l’evoluzione di un autore che ha contribuito a definire un’identità riconoscibile per il cinema d’animazione italiano, intrecciando racconti fantastici e temi legati alla crescita individuale e alla convivenza.
La gabbianella e il gatto, il film che racconta il rispetto delle differenze
Il ritorno sul grande schermo di La gabbianella e il gatto offre un collegamento diretto con le parole pronunciate da Enzo D’Alò a Lecce.
Uscito nel 1998 e tratto dal romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda, il film racconta la storia del gatto Zorba, che promette a una gabbiana morente di prendersi cura del suo uovo e di insegnare a volare alla piccola che nascerà.
La vicenda affronta temi come l’accoglienza, la responsabilità, la tutela dell’ambiente e il superamento dei pregiudizi. La sceneggiatura è firmata da D’Alò insieme a Umberto Marino, mentre il cast vocale comprende Carlo Verdone, Antonio Albanese e lo stesso Sepúlveda. Il film fu distribuito originariamente da Cecchi Gori Distribuzione.
La scelta di riportarlo al pubblico in versione restaurata non rappresenta soltanto un omaggio a uno dei maggiori successi dell’animazione italiana. Permette anche di riscoprire un’opera che affrontava già alla fine degli anni Novanta molte delle questioni educative richiamate oggi dal suo autore.
In fondo, il messaggio di La gabbianella e il gatto coincide con il nucleo della riflessione proposta da D’Alò a Lecce: imparare a riconoscere e rispettare le differenze. Nel film è un gatto a insegnare a volare a una gabbianella. Nella realtà, secondo il regista, dovrebbe essere la cultura ad aiutare i giovani a trovare la propria strada.
