Labyrinth - Dove tutto è possibile

Il mito senza tempo di “Labyrinth Dove tutto è possibile”

A quasi 40 anni dall’uscita di Labyrinth – Dove tutto è possibile (1986), emerge la profonda delusione di Jim Henson per il flop iniziale.

Parte del cast e della troupe del film, distribuito nelle sale proprio nel mese di giugno di quarant’anni fa, ha ripercorso la genesi e la storia della pellicola in una recente intervista corale rilasciata a The Guardian.

Labyrinth – Dove tutto è possibile: cast e nascita del progetto

Per Jim Henson — celebre firma dietro a successi planetari come I Muppet, Sesamo Apriti, Fraggle Rock e Dark Crystal (1982) — questo lungometraggio avrebbe rappresentato uno dei suoi ultimi contributi artistici, prima della sua prematura scomparsa avvenuta nel 1990 all’età di 53 anni.

L’opera, che vedeva come protagonisti David Bowie nel ruolo del Re dei Goblin Jareth e l’allora quattordicenne Jennifer Connelly nei panni di Sarah, registrò una performance decisamente sottotono al botteghino statunitense, incassando appena 12,9 milioni di dollari. Sebbene i mercati esteri abbiano poi sollevato gli incassi globali fino a un totale di 34 milioni, l’accoglienza della critica fu inizialmente molto severa.

Per dare vita a questa visione, Henson curò la regia affidandosi all’estro di Brian Froud per l’universo visivo e allo scrittore di letteratura per l’infanzia Dennis Lee per il soggetto originario. La transizione in sceneggiatura fu poi firmata da Terry Jones, storico membro dei Monty Python, e la storia venne parallelamente adattata in un romanzo dall’autore A. C. H. Smith.

Il fulcro della trama ruota attorno alla figura della giovane e fantasiosa Sarah la quale, esasperata dal dover fare da babysitter durante l’ennesimo fine settimana, invoca i Goblin affinché si portino via il suo fratellino Toby. Quando il piccolo scompare davvero, la ragazza deve inoltrarsi in un mondo fantastico per salvarlo dalle grinfie del Re dei Goblin; a protezione del suo castello c’è però un intricato e ingannevole labirinto, popolato da bizzarre creature e insidie sconosciute.

L’amarezza per le critiche dell’epoca

“Ero furioso”, ha confessato a The Guardian il figlio del regista, Brian Henson, che in Labyrinth prestava la voce ed era uno dei burattinai dietro al personaggio di Hoggle. “Una delle testate giornalistiche arrivò ad accusare il film di violenza gratuita sui minori a causa della scena in cui Bowie lancia il neonato in aria. Era semplice ironia vecchio stile, chiunque poteva comprendere che non si trattasse di un bambino vero”.

Dave Goelz, un altro storico burattinaio che aveva collaborato intensamente con Jim nel mondo dei Muppet, ha aggiunto: “Jim rimase profondamente ferito da quell’accoglienza. Pranzai con lui a Los Angeles subito dopo il debutto nelle sale e mi accorsi immediatamente che non era il solito. Era scosso perché aveva sempre seguito il proprio istinto creativo, e fino ad allora non lo aveva mai tradito. Lo scioccò il fatto di non essere in sintonia con il suo pubblico. Mi disse: ‘Sai qual è stata la mia parte preferita di tutta questa esperienza? Quando abbiamo riso insieme’“.

La rinascita di Labyrinth come cult

Nei quattro decenni successivi al debutto, tuttavia, il film si è trasformato in un cult assoluto di stampo generazionale, trainato principalmente dalle storiche uscite in VHS e dalle infinite repliche televisive.

“Mio padre purtroppo non è vissuto abbastanza per assistere al riscatto commerciale arrivato con la distribuzione in home video”, ha spiegato Brian. “È un’opera unica nel suo genere. Possiede quella vena rock ‘n’ roll che ricorda The Rocky Horror Picture Show (1975), eppure riesce a funzionare come un fantasy profondo. Le persone lo adorano sinceramente“.

Brian Froud, concept e costume designer del film, ha raccontato che gli capita spesso di incontrare madri e figlie vestite con abiti coordinati ispirati ai personaggi: “Ciò che abbiamo scoperto nel corso degli anni è lo straordinario impatto che ha avuto sul pubblico, specialmente quello femminile. Per le spettatrici rappresenta un viaggio emotivo fortissimo: parla della ricerca del proprio posto nel mondo e di quel delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta”.

Karen Prell, un’altra delle storiche burattinaie e strette collaboratrici di Henson, ha concluso: “Vorrei tanto che Jim fosse ancora qui per testimoniare quanto le persone abbiano abbracciato questo film. Almeno oggi quell’enorme mole di duro lavoro viene pienamente valorizzata e compresa. Spero che tutto questo continui a ispirare i giovani burattinai del futuro“.

Il legame tra padre e figlio sul set

Nel gennaio del 2026, Brian, oggi sessantaduenne, ha voluto ricordare sulle pagine di PEOPLE lo speciale legame professionale e affettivo stretto con il padre proprio durante la lavorazione del film.

“Mio padre mi chiese di assumere il ruolo di coordinatore dei burattinai e di occuparmi della formazione dei professionisti locali”, ha ricordato Brian, che all’epoca delle riprese di Labyrinth – Dove tutto è possibile aveva solo 22 anni.

Fin dall’adolescenza, il giovane Henson era solito trascorrere le vacanze estive sui set cinematografici, assorbendo ogni segreto sulla manipolazione delle creature e sulla recitazione.

Quelle prime pellicole, e gran parte del mio lavoro successivo, si focalizzavano sui personaggi animatronici più complessi. Quella era diventata la mia specialità e questo progetto era letteralmente colmo di creature animatroniche sofisticate. Di conseguenza, si rivelò un incastro perfetto“. Un’opportunità che lo aiutò a sentirsi, per la prima volta, un membro alla pari all’interno del team creativo.