Alla festa del cinema di Roma 2026 Valerio Mastandrea e Michele Riondino raccontano È andata così di Gianni Zanasi, tra comicità malinconica, improvvisazione, famiglia e Arctic Monkeys.
Valerio Mastandrea vuole «far ridere con la faccia triste». Michele Riondino riconosce nei film di Gianni Zanasi un’«anima punk». Sono due definizioni che raccontano bene È andata così, il nuovo film del regista presentato alla Festa del Cinema di Roma, dove i tre hanno spiegato la costruzione di una commedia familiare nata più dalle immagini, dai personaggi e dall’imprevedibilità che da una tesi da dimostrare.
Al centro della storia c’è Cecilia, interpretata da Valentina Lodovini, una donna che si ritrova a convivere in un casolare di campagna con tre uomini importanti del proprio passato. Tra questi ci sono Christophe, interpretato da Valerio Mastandrea, e Tony, affidato a Michele Riondino.
Il film è diretto da Gianni Zanasi e scritto dal regista insieme a Giacomo Ciarrapico e Michele Pellegrini. Nel cast figurano anche Leonardo Lidi, Pier Luigi Pasino, Michelangelo Dalisi, Andréa Furet, Marco Fiore, Alma Teresa Giardina ed Emanuele Maria Di Stefano. La distribuzione italiana è di Vision Distribution, che indica l’uscita nelle sale dal 5 novembre 2026.
È andata così, Gianni Zanasi: tutto nasce da una donna chiusa in una casa
Gianni Zanasi non è partito dal tema della famiglia né dalla volontà di costruire una commedia sugli ex compagni di una donna. Il punto di partenza è stato molto più concreto: un’immagine.
«Non parto mai da una tesi o dai temi intellettuali, altrimenti mi ritrovo a fissare lo schermo del computer senza combinare nulla. Ho sempre bisogno di un’immagine che mi stupisca e mi emozioni».
Quell’immagine era quella di una donna che chiude gli scuri di casa, getta alcuni cuscini a terra e decide di non parlare più con nessuno. Una casa isolata, l’estate, la luce che entra dalle finestre e una domanda: cosa le è successo?
Da lì è arrivata l’intuizione che ha trasformato la situazione in commedia. Invece di far arrivare una sola persona per aiutarla, Zanasi ha immaginato di riunire nella stessa casa i tre uomini più importanti della sua vita, i suoi tre ex.
«Quando li ho visti tutti lì insieme a gestire quella situazione, ho iniziato a ridere e non ho più smesso».
La sinossi ufficiale mantiene proprio questa situazione come motore del film: Cecilia è costretta a condividere il casolare con gli uomini della sua vita mentre intorno a loro si accumulano assistenti sociali, problemi economici, animali scomparsi e presenze più o meno reali.
Valerio Mastandrea in È andata così: «Far ridere con la faccia triste»
Per Valerio Mastandrea, È andata così segna una nuova collaborazione con Gianni Zanasi. Questa volta, però, è stato l’attore stesso a puntare sul personaggio che avrebbe voluto interpretare.
«Leggendo la sceneggiatura era il personaggio che mi affascinava di più. Per una volta, visto che è il nostro terzo film insieme, sono stato io a chiedere a Gianni di fare questo ruolo».
Il personaggio è Christophe, figura eccentrica nella quale la componente comica convive con un fallimento personale e professionale molto più doloroso.
Mastandrea lo sintetizza con una frase che contiene entrambe le anime del ruolo:
«Volevo esplorare l’assurdità di questo personaggio ma anche la sua profonda drammaticità: far ridere con la faccia triste è una delle mie massime aspirazioni. È un portatore sano della follia di Gianni».
Zanasi ha spiegato che Christophe deriva da un ricordo di circa vent’anni fa, quando frequentava con un amico spettacoli di teatro di ricerca estremamente seri finendo però per ridere davanti a una platea tutt’altro che divertita.
Da quella memoria nasce la maschera di un uomo di teatro apparentemente incapace di ironia, dietro la quale si nasconde qualcuno che deve fare i conti con un fallimento molto più profondo. Per il regista, tutto ciò che Christophe fa finisce per ricondursi a un desiderio semplicissimo: sentirsi dire «grazie» da sua figlia.
Mastandrea, però, ha scherzato anche sul metodo del regista:
«La cosa incredibile di Zanasi è che te lo spiega sempre sei mesi dopo che hai finito di girare il film!».
Michele Riondino e l’anima punk dei film di Gianni Zanasi
Se Mastandrea parte dalla malinconia nascosta dietro la comicità, Michele Riondino descrive il cinema di Zanasi con una parola diversa: punk.
«Da spettatore ho sempre amato l’anima punk dei film di Gianni, quindi ero felicissimo».
Per Riondino lavorare con Zanasi significa soprattutto non considerare mai la sceneggiatura come qualcosa di definitivamente chiuso. «Il processo creativo sul set non si interrompe mai e si gira finché non ti sottrai tu, perché Gianni non dà mai lo “stop”».
Il suo Tony condivide questa libertà. È un personaggio romantico, fuori dal tempo e dotato di un ottimismo quasi ingenuo, necessario però per continuare a muoversi dentro una vita che non è andata esattamente come previsto.
«Toni ha un’anima punk e fortemente romantica. È un personaggio un po’ demodé con un ottimismo sfrenato, quasi ingenuo ma assolutamente necessario per lui per continuare a vivere e respirare».
Riondino paragona il lavoro con Zanasi a quello di un funambolo: bisogna accettare di rimanere in equilibrio senza sapere esattamente dove porterà una scena. Ed è proprio da questo rischio, secondo l’attore, che deriva la libertà dei suoi film.
Dagli Arctic Monkeys nasce il Tony di Michele Riondino
La nascita del personaggio interpretato da Michele Riondino ha anche una colonna sonora precisa.
Gianni Zanasi ha raccontato di aver cominciato a immaginare Tony mentre ascoltava Four Out of Five degli Arctic Monkeys.
Da quella canzone è comparsa l’idea di un agente musicale vecchio stampo, ormai quasi senza clienti, che continua a occuparsi di una sola cantante, bravissima e affascinante, della quale è irrimediabilmente innamorato.
Un personaggio che ha trovato definitivamente la propria identità non attraverso una lunga spiegazione psicologica, ma durante una prova costumi.
«Alla prova costumi, quando abbiamo messo quella camicia a Michele, il personaggio si è centrato all’istante».
Valentina Lodovini e la donna al centro di È andata così
In mezzo ai tre uomini rimane però Cecilia, interpretata da Valentina Lodovini.
L’attrice la descrive come una donna «intrappolata nel passato», coinvolta in un rapporto continuo di amore e odio con gli uomini che hanno attraversato la sua vita. Anche il rapporto con i figli ribalta gli equilibri abituali: sono spesso loro a finire per prendersi cura della madre, anziché il contrario.
«È un personaggio bellissimo e pieno di contraddizioni, un regalo enorme per un attore», ha spiegato Lodovini, definendola una figura «estremamente umana, reale e scritta con immensa sensibilità».
È proprio attorno a queste contraddizioni che È andata così costruisce la propria idea di famiglia: non una struttura ordinata, ma un gruppo di persone legate da relazioni fallite, figli, ricordi, errori e affetti che continuano a esistere anche quando tutto sembra essersi concluso.
E forse l’immagine più precisa del film rimane quella suggerita da Michele Riondino: stare sul filo senza irrigidirsi troppo. Perché nel cinema di Gianni Zanasi, come sul set raccontato dagli attori, la sceneggiatura stabilisce il punto di partenza, ma non necessariamente quello d’arrivo.
