Noi, un po’ meglio, recensione del film di Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, una commedia sentimentale sulla genitorialità.
Noi, un po’ meglio, in anteprima dalla Festa del Cinema 2026 la recensione del nuovo film Netflix diretto da Daniele Luchetti. Con un’ironia che funziona molto bene, la pellicola ci fa interrogare su cosa voglia dire pensare di essere genitore, ma sopratutto ci ricorda che l’amore non è perfetto.
Noi, un po’ meglio la trama
In Noi, un po’ meglio, Simone (Elio Germano) e Lucia (Maria Chiara Giannetta) sono una coppia innamoratissima, ma divisa da visioni della vita differenti. Lui, legato all’idea tradizionale di famiglia, desidera diventare padre; lei, indipendente e insofferente alle convenzioni, non ha mai sentito il bisogno di diventare madre. Quando la possibilità dell’adozione entra nella loro vita, i due si trovano ad affrontare una sfida che mette alla prova il loro equilibrio e li costringe a confrontarsi con paure, desideri e contraddizioni. Attraverso una relazione fatta di scontri, compromessi e continue trattative, il film racconta la complessità dello stare insieme e la ricerca di un modo per crescere, individualmente e come coppia.
Noi, un po’ meglio la recensione
Luchetti torna alla regia dopo Confidenza, e affida l’interpretazione sempre a Elio Germano. Forse dopo anni di qualche incertezza, il regista ritrova, o meglio ritorna alla sua dimensione, il film è ben riuscito e lascia un senso di consolazione allo spettatore, nessuno è perfetto.
Il personaggio di Lucia rappresenta una donna indipendente che vuole fuggire dalle classiche convenzioni, lei non è una a cui piace mettere radici nelle cose, lei sta il tempo che vuole. Questi non sembrano degli ottimi presupposti per adottare un figlio, ma dopotutto e questo il film ce lo fa capire bene, chi decide quali siano le caratteristiche ideali?
Per adottare un figlio c’è un iter giudiziario enorme, per assicurarsi che i genitori siano idonei a crescere, ma i genitori naturali chi li controlla? Chi li ritiene idonei?
Questo è un concetto importantissimo e il film lo sottolinea abbastanza bene. La madre di Lucia l’ha abbandonata, eppure era una madre biologica; nessuno le ha fatto qualche tipo di questionario per assicurarsi potesse crescere una figlia felice. Simone, invece, è cresciuto in una famiglia tradizionale e il suo desiderio iniziale di paternità sembra provenire da quello. Ma alla fine bisogna avere davvero una motivazione reale per essere un buon padre, o basta il desiderio?
Il bagaglio storico familiare dei protagonisti influisce sulle loro dinamiche e sopratutto sulla loro voglia di essere genitori, questo è fondamentale. I traumi sono ereditari e su questo non si puo’ passare sopra. La visione del mondo e della famiglia spesso diventa un concetto stesso della famiglia normativa. Il film vuole portare alla luce queste dinamiche presenti dentro di noi per farci capire che si possono smontare.
Il film ci lascia tutte queste riflessioni interessanti e lo fa con un’ironia che riesce a renderci leggero un tema importante e attuale. Luchetti non vuole appesantire, vuole solo far riflettere e finalmente riesce a farlo bene. La dinamica di una coppia scombinata, che fa le cose a modo loro, funziona bene ed è una dinamica in cui lo spettatore puo’ ritrovarsi facilmente. La maggior parte di noi forse punta ad avere una coppia perfetta, con una famiglia perfetta e dove le visioni siano sempre in linea, ma non puo’ sempre essere così. La coppia deve mettersi in discussione per saper rimanere assieme, e questo i protagonisti lo capiscono alla fine.
Noi, un po’ meglio, è una commedia ben riuscita, seppur con qualche allungamento di troppo nel finale, riesce a portare lo spettatore all’attenzione e interrogarsi sul tanto discusso tema della genitorialità, e sopratutto dell’adozione.
Il film vi aspetta su Netflix dal 29 Ottobre.
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