Roma Cinema Fest: Fatherland la recensione

Festa del Cinema 2026, Pawlikowski: il regista premio Oscar presenta il suo film

Festa del Cinema 2026, Pawlikowski: il celebre artista presenta il suo nuovo film a Roma e parla del suo rapporto con il continente con grande sincerità.

Festa del Cinema 2026, Pawlikowski. Il regista torna in prima linea presentando il suo nuovo lungometraggio alla Festa del Cinema di Roma 2026.

Festa del Cinema 2026, Pawlikowski: il ritorno di un grande artista

Pawlikowski, Fatherland
Pawlikowski, Fatherland

Roma accoglie Paweł Pawlikowski, uno dei cineasti europei più influenti degli ultimi anni, che presenta al pubblico Fatherland, opera già premiata a Cannes con il Prix de la mise en scène e ora in corsa per gli Oscar.

Il film, distribuito da MUBI, arriva nelle sale italiane con l’ambizione di riaprire un dialogo sul concetto di patria, identità e memoria in un’Europa che, secondo il regista, sta scomparendo.

Festa del Cinema 2026, Palikowski: le sue parole

Durante l’incontro romano, Pawlikowski ha parlato con sorprendente sincerità del suo rapporto con il continente:

La mia patria oggi è l’Europa, ma non la riconosco più. È diventata un luogo frammentato, incapace di fare qualsiasi cosa.

Parole che risuonano con forza in un film che racconta un ritorno impossibile: quello dello scrittore Thomas Mann, interpretato da Hanns Zischler, che nel 1949 attraversa una Germania divisa e devastata dopo tredici anni di esilio negli Stati Uniti.

Un viaggio cupo nel cuore della Germania del dopoguerra. Fatherland è un film in bianco e nero, essenziale, quasi ascetico. Mann viaggia con la figlia Erika, interpretata da Sandra Hüller, a bordo di una Buick nera che attraversa rovine, silenzi e città che non riconosce più.

Il ritorno non è trionfale: è un pellegrinaggio doloroso, un tentativo di ricucire un legame con una patria che ha tradito e che ora appare irrecuperabile.
Pawlikowski, che da ragazzo ha lasciato la Polonia durante la campagna antisemita del 1968, ritrova nel personaggio di Mann un riflesso della propria storia: l’esilio, la perdita, la nostalgia per un mondo che non esiste più.
Un cast di interpreti europei di altissimo livello. Il film si regge sulle interpretazioni di due attori straordinari: Hanns Zischler – un Mann elegante, ironico, disilluso, capace di portare sullo schermo la complessità di un intellettuale in bilico tra passato e presente.
Sandra Hüller – definita dal regista “una personalità senza tempo”, offre una Erika intensa, lucida, quasi una guida morale nel viaggio del padre.
Accanto a loro compaiono altri interpreti europei che arricchiscono il mosaico narrativo: Hans Löw, Katharina Schüttler, Matthias Habich, Johanna Wokalek, contribuendo a costruire un’opera corale che riflette la frammentazione del continente.
Il passato aveva una logica, il presente è caos.
Il regista ha spiegato perché continua a raccontare storie ambientate nel passato:
Non so cosa dire dell’oggi. È un caos ideologico dove tutto si mescola. Nel passato, almeno, c’era una logica.
Una dichiarazione che definisce la poetica di Pawlikowski: cinema come memoria, come tentativo di comprendere ciò che abbiamo perduto. Fatherland diventa così non solo un film storico, ma una riflessione urgente sull’Europa contemporanea, sulla sua identità fragile e sulla nostalgia di un continente che non sa più riconoscersi.