27Views
Il Grande Freddo: il cinema tra rifugi climatici e data center
Roma trasforma undici cinema in rifugi climatici, mentre Musk e i film generati dall’AI spostano il costo ambientale dai set ai data center.
Dal 23 luglio al 4 agosto, le sale cinematografiche entrano nella rete dei rifugi climatici di Roma. Con Il Grande Freddo, il Campidoglio offrirà proiezioni gratuite in undici cinema climatizzati, affiancandoli a biblioteche e altri spazi culturali aperti contro le ondate di calore in arrivo.
Il programma prevede due spettacoli al giorno, con accesso libero fino a esaurimento posti e lo stesso film proiettato in tutte le sale. Di seguito il programma completo:
- 23 luglio e 2 agosto: C’è ancora domani di Paola Cortellesi
- 24 luglio: Flaminia di Michela Giraud
- 25 luglio e 1° agosto: Volare di Margherita Buy
- 26 luglio: Un passo alla volta – Fabi, Silvestri, Gazzè di Francesco Cordio
- 27 luglio: Hey Joe di Claudio Giovannesi
- 28 luglio: Dieci minuti di Maria Sole Tognazzi
- 29 luglio: Romeo è Giulietta di Giovanni Veronesi
- 30 luglio e 4 agosto: Cento domeniche di Antonio Albanese
- 31 luglio: Quell’estate con Irene di Carlo Sironi
- 3 agosto: Non sono quello che sono di Edoardo Leo
Il cartellone parla esclusivamente italiano, lasciando però fuori alcuni dei film che hanno segnato maggiormente le ultime stagioni, da Io Capitano e La chimera fino a Rapito e Vermiglio. Nessuna incursione hollywoodiana, né – per chi ci sperava – una proiezione gratuita dell’Odissea di Christopher Nolan.
La notizia arriva nelle stesse ore in cui un altro cinema, privo di teatri di posa e corpi davanti alla macchina da presa, prova a conquistare il grande schermo. Elon Musk ha annunciato su X che Grok Imagine realizzerà entro la fine del 2026 un lungometraggio dell’Odissea, promesso come “storicamente accurato” e fedele all’arte di Omero.
L’Odissea AI di Musk: il set scompare, l’infrastruttura rimane
Quella di Musk resta per ora una promessa, formulata dopo le critiche al film di Christopher Nolan e al suo cast. Il progetto si inserisce però in una sequenza concreta: Gods Don’t Give Gifts, antologia generata con AI da Zack London, in arte Gossip Goblin, arriverà in sala, con una distribuzione limitata negli Stati Uniti, il 30 ottobre.
Higgsfield aveva già portato al Marché du Film di Cannes Hell Grind, un lungometraggio di 95 minuti realizzato con l’AI. Dei 500.000 dollari di costo complessivo, ben 400.000 sono stati assorbiti dalla potenza di calcolo. Il set è stato trasferito nell’infrastruttura che genera, scarta e rigenera le immagini.
È qui che l’AI rivela la propria natura tutt’altro che immateriale, poggiando su data center, chip, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, acqua e minerali critici. Secondo uno studio pubblicato su Patterns, nel solo 2025 i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero aver causato emissioni comprese tra 32,6 e 79,7 milioni di tonnellate di CO₂ e richiesto tra 312,5 e 764,6 miliardi di litri d’acqua.
Anche se il set scompare dall’inquadratura, il costo materiale della produzione non scompare con esso.
Un film AI è più dannoso di una produzione tradizionale?
Secondo la Sustainable Production Alliance, un blockbuster ad alto budget produce mediamente 3.370 tonnellate di CO₂ equivalente, il 48% delle quali legato al carburante.
Il confronto diventa meno lineare guardando proprio all’Odissea di Christopher Nolan, primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX, per un totale di circa 640 chilometri di pellicola impressionata. Una scelta che porta il cinema tradizionale al suo massimo grado di materialità, tra supporti fisici, lavorazione della pellicola, spostamenti, mezzi, set e una macchina produttiva distribuita in diversi Paesi.
Il modello promesso da Musk non eliminerebbe questo costo, ma lo trasferirebbe nella potenza di calcolo, nei sistemi di raffreddamento e nella rete elettrica che alimenta i data center. Un impatto ambientale destinato probabilmente a ricevere molta meno attenzione dei risparmi economici e produttivi attribuiti al cinema generato dall’AI.
Roma offre oggi l’immagine più concreta della contraddizione: il grande freddo esiste solo nelle sale climatizzate, mentre fuori il mondo brucia.