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Odissea, la recensione su Almanacco Cinema

Odissea, la recensione della versione in 70mm firmata Nolan

Da Mario Camerini a Christopher Nolan: negli anni l’Odissea ha conservato il suo fascino di racconto mitico adattandosi, in parte, ai tempi che corrono.

Torniamo indietro al 1968: un regista italiano, Franco Rossi, realizza lo sceneggiato RAI dell’Odissea. A firmare la regia, insieme a Rossi, ci sono Piero Schivazappa e quel Mario Bava che viene considerato il padre del thriller e dell’horror all’italiana.

In effetti la cifra horror dello sceneggiato funziona: dalle Sirene, mai mostrate esplicitamente allo spettatore, al ciclope Polifemo, mostrato in tutta la sua perfidia, lo spettatore resta turbato per generazioni.

Diverso è il discorso per la nuova Odissea di Christopher Nolan, una versione fortemente rivisitata della fantastica storia raccontata da Omero. Una versione che non pecca di originalità ma pecca di aderenza all’originale, del quale rivoluziona un po’ di aspetti, nel tentativo di attualizzare la storia e le problematiche (universali) che affliggono il suo protagonista.

Vi avvisiamo: in questa recensione sono presenti numerosi spoiler. Ma per lo spettatore italiano, generalmente, l’Odissea è una storia priva di colpi di scena, vista il suo profondo radicamento nella cultura classica mediterranea. Per questa ragione, e per il suo essere una storia antica di 3000 anni, abbiamo ritenuto non necessario non omettere nulla.

 

Odissea, la trama

Ulisse parte per la guerra di Troia per un manipolo di uomini e cerca di tornare alla sua patria: l’isola di Itaca della quale è re e sulla quale ha lasciato la moglie Penelope e il figlio Telemaco, che non ha mai conosciuto.

Sulla strada del ritorno, protetto dalla dea Atena, si imbatterà in creature e prove che renderanno sempre più lungo e difficile il suo ritorno.

Ulisse, un eroe traumatizzato. E solo

Per essere comunque un kolossal hollywoodiano ad alto budget (250 milioni di dollari, ndr), questa Odissea risulta un film dalla forte connotazione intimistica: il fulcro è sì, Ulisse, ma con tutti i suoi sensi di colpa e la sua condizione di uomo profondamente solo.

È solo perché è protetto da una dea (Atena), è “più astuto tra gli uomini” ma, soprattutto, ha avuto accesso a una conoscenza che non appartiene al mondo dei vivi: lui sa. Sa – e non è uno spoiler, visto che la trama dell’Odissea è nota da oltre 3000 anni – che sarà l’unico dei suoi uomini a tornare in patria sano e salvo. E, si sa, la conoscenza rende soli. Soprattutto quando sai che tutte le persone che ti circondano sono destinate a morire presto.

Odissea, il viaggio di Ulisse secondo Nolan

Ed ê così che il viaggio fisico dell’eroe, che si svolge secondo un iter da manuale perfezionato in millenni di letteratura, è un viaggio che interessa anche la psiche, l’integrità dell’uomo. Questa Odissea mette in scena con forza un Ulisse traumatizzato dalla guerra, che ha compiuto sacrilegi e che ne porta il peso. Un uomo il cui viaggio non finirà con il ritorno a casa, ma con l’espiazione delle proprie colpe.

Per dare spazio a questo racconto si sacrificano alcuni passaggi della storia originale: la terra dei Feaci, e con essa Nausicaa e i re Alcinoo e Arete, mancano all’appello, così come i Lotofagi. Manca all’appello anche il dio del vento Eolo, che nel poema dona a Ulisse un otre che contiene tutti i venti per facilitare il suo rientro in patria.

I Lestrigoni vengono trasformati in giganteschi e spaventosi cavalieri medievali, quasi creature dell’inconscio di Nolan, e fanno capolino come mostri Scilla e Cariddi, invisibili nello sceneggiato RAI diretto da Franco Rossi nel 1968.

A differenza di quest’ultimo, nell’Odissea di Nolan si sceglie di mostrare, seppure da lontano e in forma quasi allucinatoria, anche le terribili Sirene.

Frettoloso e poco memorabile il Polifemo di Nolan, che sembra uscito da un incubo di Guillermo del Toro ma perde molto del suo potenziale, senza esprimere un briciolo della sciocca crudeltà del ciclope che siamo stati abituati a conoscere.

Ma il vero fiore all’occhiello di questo film è il racconto di Circe, una maga molto diversa da quella che il cinema e la televisione ci hanno abituato a vedere sullo schermo.

Odissea, il cast e i personaggi

E, a proposito di Circe, la sua caratterizzazione è innovativa e, a nostro avviso, perfettamente riuscita. Sì passa dalla bellezza maliarda di attrici come Silvana Mangano (che nel film di Mario Camerini interpreta anche Penelope) e Juliette Mayniel (nello sceneggiato RAI), a una Circe completamente diversa. Terrestre, nauseata dal maschile perché al contempo giudice e (si intuisce) vittima delle sue violenze. Una Circe violata e viscerale, che trasforma gli uomini in bestie letteralmente plasmandoli con le sue stesse mani. Un personaggio che tocca corde profonde e resta impresso nella memoria. La prova di Samantha Morton è tra le migliori del film.

Splendida ma destinata a fare da cornice narrativa, malgrado il ruolo fondamentale nella trama per aiutare Ulisse a tornare a casa, è la ninfa Calipso interpretata da Charlize Theron, che era lui sarà al contempo carceriera e liberatrice. Sarà lei che renderà possibile la partenza di Ulisse per potersi riunire a Penelope.

Per il ruolo della fedele e ingegnosa moglie dell’eroe Nolan opta per un’attrice hollywoodiana che ricorda un po’, nei contrasti cromatici, l’intensa Irene Papas dello sceneggiato RAI: Anne Hathaway. Una buona Penelope, che mette l’accento più sull’odio per i pretendenti e sul desiderio di vendetta che sul dolore per l’assenza di Ulisse. Una tipa tosta, che nel film di Nolan si esprime in modo colorito e si permette una beffarda ironia verso la fine, rivolgendosi alla serva/traditrice Melanto.

Un’altra scelta di casting particolarmente azzeccata è Robert Pattinson: il viso affilato e lo sguardo freddo richiamano un po’ l’Antinoo del film RAI (Constantin Nepo) ma l’attore inglese è in grado di esprimere più sfaccettature. Non è un “cattivo” piatto ma capace di ambiguità, che è entrato a contatto con Ulisse quando era un ragazzo e ha rischiato di partire con lui per Troia, e ora ne assedia la casa e la sposa.

Nei panni di Ulisse, Matt Damon si è impegnato a fare un lavoro di caratterizzazione totale. Dalla dieta iperproteica e priva di glutine che gli ha consentito di arrivare a pesare 76 chili all’allenamento che lo ha reso forte ma non eccessivamente muscoloso. Passando per la barba fatta crescere per un anno perché sul set era vietato l’utilizzo di barbe finte e per la voce raschiata (apprezzabile nell’originale) ottenuta, come ha raccontato Robert Pattinson, urlando a squarciagola. Il risultato è quello di un Ulisse dignitoso, che scongiura il rischio di apparire un mascellone americano e si trasforma in un acheo quasi perfetto (la perfezione è inarrivabile e, lo sappiamo, si chiama Bekim Fehmiu).

Nel quadro generale si stemperano e si dissolvono le inutili polemiche per la scelta di Lupita Nyong’o nel doppio ruolo di Elena e Clitennestra e per quella dell’attore transgender Elliot Page nei panni di Sinone, personaggio al quale viene dato grande risalto ma che non compare affatto nell’Odissea omerica. Nolan, infatti, lo recupera dall’Eneide di Virgilio e dalla Divina Commedia dantesca.

Questo film è il trionfo dei cosiddetti “personaggi minori”, nel quale anche il pastore Eumeo, che pure è importante soprattutto nella vendetta di Ulisse, si prende prepotentemente la scena. Ed è interpretato da un irriconoscibile John Leguizamo.

Una potente dimensione sonora

L’Odissea di Nolan rimane nelle orecchie: la sua dimensione sonora è potente, fin dalla prima inquadratura. Quasi a ribadire il potere della parola nel tramandare i racconti e preservare la memoria collettiva.

La colonna sonora di Ludwig Göransson, già autore delle musiche di Tenet e Oppenheimer, punta agli accenti tribali più che su temi epici roboanti, rinunciando a pezzi orchestrali su espressa richiesta del regista. Per ricreare l’atmosfera, il compositore ha dichiarato di aver utilizzato strumenti della Grecia antica come la lira e l’aulos, oltre a diversi gong di bronzo.

Gli echi del cinema di Nolan

Che questa è l’Odissea di Christopher Nolan è palese: torna la coppia Damon-Hathaway già vista in Interstellar (2014), mentre gli Achei corrono su spiagge in sequenze spettacolari che rimandano, molto da vicino, a Dunkirk (2017), soprattutto nei campi lunghi e lunghissimi. Cosa che non sorprende, visto che il direttore della fotografia di questo film (o cinematographer, come dir si voglia) è lo stesso: l’olandese Hoyte van Hoytema.

Il continuo alternarsi di linee temporali e l’intreccio complesso della storia, poi, sono tipici di molti dei film del regista britannico: da Memento (2000) a Tenet (2020).

Odissea, i punti forti

Il film, come tutti quelli di Nolan, è molto ben girato: tra la scelta del 70mm che davvero rende impossibile fugare qualsiasi dettaglio alla fotografia maestosa, dalla colonna sonora alle scelte di casting, al netto delle polemiche.

La struttura a scatole cinesi della storia originale dell’Odissea ben si addice allo stile a alla capacità di tenere i fili del regista, nota fin dai tempi dei suoi primi tempi ed esplosa definitivamente con Inception (2010).

Tra le sequenze del film, meritano una menzione speciale la parte dedicata a Circe, la scena nella quale Ulisse incontra Tiresia e alcune anime nell’Ade (sebbene rimandi con la mente ad alcune sequenze di Game of Thrones) e la scena del massacro finale nella reggia di Itaca.

Le punte di diamante del cast sono Anne Hathaway nel ruolo di Penelope, Samantha Morton nel ruolo di Circe e Robert Pattinson nel ruolo di Antinoo.

Odissea, i punti deboli

Il principale punto debole del’Odissea secondo Nolan è la frettolosità nel compiere alcuni passaggi narrativi del film che sono importanti sia per la trama che per dare aria al racconto. Tra questi uno dei momenti più emozionanti della storia: l’incontro di Ulisse con Argo, il cane da caccia che ha aspettato 20 anni per poterlo rivederlo e potere, finalmente, morire. Molto frettoloso è anche il disvelamento di Ulisse, che meritava di avere a disposizione un minutaggio maggiore.

Oltre alla debolezza del Polifemo di Nolan, già menzionata, si segnala un omissis fondamentale: i dialoghi tra Polifemo e Ulisse. Uno scambio essenziale che porterà quest’ultimo a qualificarsi come “Nessuno” e che produrrà la maledizione del ciclope, che si appellerà al padre Poseidone.

Il film è debole anche sulla conclusione, inventata di sana pianta e inutilmente romantica: Ulisse deve partire per un viaggio verso Occidente per onorare i propri morti. E non lo fa da solo, ma in compagnia di Penelope, dopo aver affidato il regno nelle mani del figlio Telemaco.

La connessione con la contemporaneità dell’Odissea di Nolan

La chiave di lettura l’ha fornita il regista stesso: in un’intervista ha dichiarato che una società, per funzionare bene, deve rispettare gli stranieri. Nella società greca dell’età del Bronzo la “legge di Zeus” prevede di accogliere e onorare ogni ospite, e di trattare bene i mendicanti, perché potrebbero essere dei sotto mentite spoglie.

Secondo Nolan questi principi sono validi anche oggi, in un mondo che tende a criminalizzare, marginalizzare e respingere chi viene da fuori. Ed è su questo punto, e non solo, che una società vecchia di oltre 3000 anni può ancora impartirci qualche lezione.

L’Odissea di Nolan, in breve

L’Odissea di Christopher Nolan forse ha sbagliato titolo: se si fosse chiamata Odysseus, Ulisse, nessuno avrebbe avuto qualcosa da ridire. Si apprezza il tentativo, in parte riuscito, del regista di rispettare le atmosfere originali e di offrire un’esperienza immersiva allo spettatore, soprattutto in 70mm e in lingua originale.

Il risultato è un prodotto cinematografico molto buono sul piano tecnico e attoriale che ha la pecca di dare poco respiro alle vicende narrate ma che qua e là apporta qualche migliorìa all’immaginario collettivo dell’opera (Circe) ed esprime una visione a tratti più inconsueta sull’eroe e sul suo viaggio.

Qualche assenza pesa, ma Omero (o il collettivo di autori che sta dietro il suo pseudonimo) e gli spettatori possono stare tranquilli: questa è l’Odissea di Christopher Nolan.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨
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