189Views
L’Oscar a un attore AI? Il caso Val Kilmer scuote Hollywood
Il caso di Val Kilmer ricreato con l’AI in “As Deep as the Grave” costringe Academy, SAG e premi cinema a riscrivere le regole.
Matthew McConaughey l’aveva profetizzato.
Val Kilmer è deceduto nell’aprile 2025, eppure è in procinto di ritornare al cinema con il film As Deep as the Grave, tramite materiali d’archivio, strumenti digitali e intelligenza artificiale generativa: se quella performance convincesse pubblico e addetti ai lavori, Hollywood dovrebbe rispondere a una domanda che finora ha evitato: un’interpretazione generata dall’AI può vincere un Oscar?
Val Kilmer ricreato con l’AI apre un vuoto nelle regole degli Oscar
Kilmer era stato scelto per interpretare Father Fintan, un prete cattolico e spiritualista nativo americano, ma le complicazioni legate al tumore alla gola gli avevano impedito di andare sul set. Il regista Coerte Voorhees, che aveva costruito il personaggio attorno a lui, ha deciso di non sostituirlo. Con il consenso dell’eredità dell’attore e della figlia Mercedes Kilmer, ha invece ricostruito la performance usando l’AI.
I regolamenti attuali non sono pronti per un caso del genere. L’Academy, dopo le polemiche della scorsa stagione su The Brutalist e sull’uso dell’intelligenza artificiale per migliorare dialoghi in ungherese e creare immagini architettoniche, ha preso una posizione prudente: l’AI, da sola, non aiuta né penalizza una candidatura. I votanti devono valutare quanto un essere umano sia stato al centro dell’autorialità creativa.
Sembra una formula di equilibrio, ma in realtà non risolve nulla. Nel caso Kilmer, qual è il confine tra contributo umano e costruzione artificiale? Si sta premiando un attore, un team tecnico o un simulacro autorizzato dagli eredi? L’Academy dovrebbe annunciare gli aggiornamenti alle regole nelle prossime settimane, segno che il problema non è più solo teorico.
SAG, Grammy ed Emmy hanno già capito il problema: serve una linea netta
Tra i principali organismi di settore, quello che ha parlato più chiaramente è SAG-AFTRA. Gli Actor Awards escludono le performance “fully generated by artificial intelligence”. Le interpretazioni migliorate dall’AI possono restare eleggibili, ma solo con consenso del performer, come previsto dagli accordi sindacali. Nel caso Kilmer, il consenso dell’eredità c’è. Il nodo è un altro: se la performance viene considerata interamente generata, resta fuori.
Il problema non riguarda solo gli attori. La Recording Academy ha già stabilito che ai Grammy possono essere premiati soltanto esseri umani, anche se opere con elementi AI possono concorrere quando il contributo umano è “sostanziale”. La Television Academy pretende “disclosure” quando il materiale generato supera una soglia minima. BAFTA ha già mostrato diffidenza in alcune categorie, soprattutto nei motori grafici di origine videoludica.
Hollywood, insomma, sta rincorrendo i fatti, che corrono più veloci dei codici etici.
Da Brandon Lee ne Il Corvo (1994) alle apparizioni di Peter Cushing e Carrie Fisher in Rogue One (2016) e di Harold Ramis in Ghostbuster Legacy (2021), le rifiniture digitali degli attori deceduti hanno sempre generato polemiche, oltre che completare scene. Ma ora si tratta di capire se una performance postuma 100% AI possa essere trattata come recitazione e attribuita a un brand attoriale.
C’è da dire che Val Kilmer, in vita, non ha mai vinto un premio Oscar né ha mai ricevuto una nomination. Un’assenza che per molti resta tra le sviste più clamorose dell’Academy, soprattutto per interpretazioni come The Doors e Tombstone. Che sia la volta buona?