NAZA vince a Venezia, Israele attacca i suoi registi

NAZA vince a Venezia, Israele attacca i suoi registi

Il giorno dopo la premiazione di Naza al Festival di Venezia, Israele minaccia di revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor.

Naza è il documentario israeliano che dà voce a membri dell’esercito e dell’intelligence israeliana. Il film raccoglie le loro scioccanti testimonianze e vince il Premio speciale della giuria a Venezia 83. Ma il riconoscimento porta con sé una significativa scia di polemiche.

Da una parte c’è chi minaccia di revocare la cittadinanza ai due registi israeliani. Dall’altra, chi avrebbe voluto vedere Naza conquistare il premio più prestigioso della Mostra.

Alla fine, a trionfare al Festival è stato Woman Unknown di May el-Toukhy. Il film si concentra sull’esperienza femminile della Seconda guerra mondiale, con tutte le sue contraddizioni.

L’anno scorso, il film simbolo della Mostra e della resistenza palestinese era stato La voce di Hind Rajab. Premiato con il Leone d’argento. Anche nel 2025, molti considerarono il riconoscimento un premio di consolazione per un film scomodo. Un’opera che sarebbe stato imbarazzante premiare con il Leone d’oro.

Al di là delle polemiche sui premi, però, rimane il duro attacco di uno Stato che si autoproclama democratico contro due suoi cittadini. Il ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar, ha subito attaccato duramente i due registi. Ha inoltre promesso di agire per revocare loro la cittadinanza israeliana.

Miki Zohar contro Naza

Queste le esatte parole utilizzate dal ministro della Cultura israeliano nel commentare la vittoria di Naza a Venezia 83:

La vittoria dello spregevole film NZA [sic] al Festival di Venezia è scioccante. L’odio verso sé stessi che arde nei suoi autori, disposti a danneggiare la propria patria solo per ricevere gli applausi degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e costituisce un tradimento dello Stato. È esattamente per questo motivo che ho guidato l’importante riforma del cinema. Affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per danneggiare i soldati dell’IDF e lo Stato di Israele. In qualità di ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli autori per aver tradito lo Stato.

L’attacco è rivolto a Yuval Abraham e Rachel Szor. I due avevano già co-diretto, insieme ai palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal, il documentario premio Oscar 2025 No Other Land.

Il film documenta l’occupazione sistematica della Cisgiordania da parte dei coloni israeliani, protetti dall’esercito. A luglio 2025, un collaboratore palestinese del film, Muhammad Hadalin, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco proprio da un colono.

Sono tutte testimonianze del peso che il cinema e l’arte possono avere sulla società. E di quanto siano strettamente legati alla realtà che viviamo.

L’esercito israeliano e i “danni collaterali” a Gaza

Naza documenta in maniera capillare il progetto di sterminio dei civili palestinesi da parte dell’esercito israeliano. Il termine “naza”, infatti, può essere tradotto come “danni collaterali”.

Ma questi “danni collaterali” sono persone. Sono donne, uomini e bambini palestinesi uccisi a centinaia durante i raid israeliani.

Il regista Yuval Abraham ne ha parlato anche durante il discorso di accettazione del premio. Ha ricordato che, nei dieci giorni del Festival, l’IDF ha ucciso almeno sei bambini a Gaza. Ha poi sottolineato che lo sterminio continua nonostante il formale “cessate il fuoco”.