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Le uscite al cinema di luglio 2026: Odissea di Christopher Nolan

Nolan, l’IMAX e la politica della sala di lusso

Christopher Nolan trasforma The Odyssey in un caso politico: IMAX, AI, DGA, Academy e futuro della sala dentro una nuova gerarchia del cinema-evento.

Christopher Nolan sta combattendo l’intelligenza artificiale con una macchina da presa. Non una macchina qualsiasi: una IMAX enorme, rumorosa, costosa, quasi ingestibile. Una tecnologia che rende il cinema così pesante, fisico, localizzato e difficile da copiare che è una dichiarazione di guerra alla sostituibilità.

Nolan oggi è inoltre presidente della Directors Guild of America e guida anche il comitato sull’intelligenza artificiale della DGA. Per questo The Odyssey, girato interamente in IMAX, va letto anche come gesto politico. È il film con cui uno dei registi più potenti del mondo risponde all’idea che l’immagine possa diventare un prodotto sintetico, economico, generabile, comprimibile.

Le Big Tech promettono pubblico senza blockbuster, l’AI promette immagini senza set, lo streaming promette cinema senza sala. Nolan risponde con un film che ha bisogno di macchine pesanti, troupe, attori, pellicola, rumore, logistica, oceani, sale speciali e biglietti premium.

L’IMAX una fortezza analogica, la sala un rito premium

Il punto centrale per la DGA è impedire che il lavoro creativo venga delegato a un sistema generativo trattato come forza lavoro invisibile. The Odyssey sembra costruito esattamente contro questa logica: un poema antico, set enormi, attori fisici, costumi autentici, riprese in Paesi diversi, pellicola, macchine IMAX adattate per girare anche scene di dialogo. Tutto spinge nella direzione opposta rispetto alla promessa di efficienza e ottimizzazione dell’AI.

Insomma la linea è che il cinema, per esistere come cinema, deve ancora occupare spazio. Deve pesare. Deve costare. Deve richiedere persone. Qui nasce però una contraddizione: Nolan difende la sala, ma l’IMAX disegna una sala gerarchica. Non tutte le proiezioni valgono allo stesso modo, non tutti gli spettatori avranno accesso alla stessa esperienza, non tutti i cinema potranno offrire il formato “giusto”.

Per avere un’esperienza superiore e tecnicamente certificata, per vedere il vero capolavoro cinematografico, occorre l’accesso ad una piattaforma fisica, scarsamente accessibile.

Insomma preferibilmente una sala lussuosa, una sala da Oscar.

Non è un caso che proprio adesso l’Academy, dopo aver definitivamente chiuso la porta all’idea dell’Oscar agli attori AI, abbia creato l’Academy Marquee Theater List, un riconoscimento globale dedicato alle sale cinematografiche davvero “eccezionali”. Nel 2027, per il centenario dell’istituzione, verranno selezionati 50 cinema, 25 negli Stati Uniti e 25 nel resto del mondo, meritevoli del nuovo format di consacrazione.

Persino Disney ha lanciato Infinity Vision, una certificazione premium per sale con schermo grande, laser projection e audio avanzato: una vera corsa alla certificazione dell’esperienza. La sala non è più lo sfondo naturale del cinema, ma un bene da certificare, classificare, esibire. Non stupisce quindi che IMAX stia cercando di capire chi potrebbe essere il miglior offerente, perché quando una tecnologia diventa il simbolo della sopravvivenza della sala, come minimo è un asset strategico.

Una intrinseca ambiguità per Nolan, un regista che usa l’IMAX per difendere il cinema dalla smaterializzazione digitale, ma proprio quella difesa rende l’IMAX più appetibile per i soggetti che hanno trasformato ogni forma culturale in infrastruttura, abbonamento, ecosistema, accesso controllato; piattaforme che hanno il potere di creare pubblico, misurarlo, trattenerlo, monetizzarlo e, quando serve, riportarlo anche in sala.

Resta da capire dunque quale sala dimostrerà di meritare ancora il cinema, e soprattutto chi la possiederà.