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Papa e cinema: un incontro per “salvare le sale”

Papa e cinema si sono incontrati in Vaticano nell’udienza di ieri 15 novembre. 160 artisti per riflettere sulla crisi delle sale e il valore culturale della settima arte.

Papa e cinema si sono dati appuntamento ieri 15 novembre nella Sala Clementina.

Leone XIV ha ricevuto registi, attori e maestranze per riaffermare che il cinema non è solo intrattenimento, ma un’arte capace di plasmare la dignità umana e di raccontare le ferite del mondo.

Ma le sale cinematografiche sono in pericolo. Possono però tornare a essere luoghi di speranza, comunità e silenzio creativo.

L’incontro tra il Papa e i rappresentati del mondo cinematografico

Sabato 15 novembre, Papa Leone XIV ha ricevuto al Vaticano un folto gruppo di attori e registi internazionali.

Tra gli altri Cate Blanchett, Spike Lee, Monica Bellucci, Chris Pine, Viggo Mortensen, Gus Van Sant.

Il Pontefice ha dipinto il cinema come un «laboratorio di speranza», specialmente in un tempo segnato dalla “sovrabbondanza digitale” e dalla perdita delle esperienze comunitarie.

Ha inoltre espresso preoccupazione per il declino delle sale cinematografiche.

“Scompaiono dai quartieri e dalle città” ha detto il Papa.

Un abbraccio pastorale al mondo del cinema

Nel discorso rivolto a oltre 160 protagonisti della settima arte, Papa Leone XIV ha lanciato un appello urgente: “Le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione … l’arte del cinema e l’esperienza cinematografica … sono in pericolo.”

Per il Pontefice, il cinema resta “un’arte giovane, sognatrice e un po’ irrequieta.”

Che però, a dispetto delle sue origini come “gioco di luci e ombre”, è diventato un linguaggio profondo per raccontare la fragilità, la grandezza e la nostalgia d’infinito dell’essere umano.

 

Il discorso del Papa

Nel suo discorso ufficiale, reso pubblico dal Vaticano, Leone XIV ha invitato gli artisti a non cedere alla logica dell’algoritmo che “tende a ripetere ciò che funziona, ma l’arte apre a ciò che è possibile.”

Secondo il Papa il cinema autentico dovrebbe difendere “la lentezza quando serve, il silenzio quando parla, la differenza quando provoca”.

Ha poi sottolineato il potere trasformativo dello schermo cinematografico.

In sala secondo Leone XIV l’ingresso è “come attraversare una soglia”, uno spazio in cui lo spettatore può riaprire il suo sguardo sul mondo, riscoprire la speranza, anche nel dolore.

Un’arte per tutti e di tutti, da sostenere

Ha incluso nella sua riflessione non solo attori e registi, ma anche le maestranze: truccatori, fonici, costumisti.

Ha definito il cinema come “un’impresa collettiva in cui nessuno è autosufficiente.”

Inoltre, ha esortato le istituzioni a sostenere il cinema come “cuore pulsante” dei territori. Le sale, ha affermato, sono luoghi culturali che contribuiscono all’umanizzazione delle città.

Confrontarsi con le “ferite del mondo”

Uno dei passaggi più toccanti è stato quando Leone XIV ha invitato gli artisti a non temere il confronto con le “ferite del mondo”: povertà, guerra, solitudine.

Ha chiesto che il cinema non banalizzi la sofferenza, ma la esplori con profondità, riconoscendola e restituendole dignità.

Per lui, il cinema può essere “un linguaggio di pace”, una “casa” per chi cerca senso e verità.

Papa e cinema: simboli e momento pubblico

Al termine dell’udienza, ci sono stati momenti simbolici. Spike Lee ha consegnato al Papa una maglia NBA con la scritta “Pope Leo 14”, un gesto che ha strappato sorrisi e rappresenta un ponte tra cultura popolare e spiritualità.

Nel suo videomessaggio preparatorio, Leone XIV aveva anche citato i suoi film preferiti: La vita è meravigliosa di Frank Capra, Tutti insieme appassionatamente, Gente comune di Robert Redford e La vita è bella di Roberto Benigni.

Roberto Benigni

Un significato culturale

Questo incontro segna un passo importante per il Vaticano.

Non solo una benedizione simbolica, ma una strategia culturale.

Mostra come il Papa voglia rafforzare il dialogo con il mondo artistico e dare voce anche alle comunità marginali tramite il cinema.

È un appello collettivo: artisti e Istituzioni uniti per difendere il valore sociale, spirituale e umano della settima arte.

E per ricordare infine che il cinema, anche in un mondo digitale, può restare spazio di resistenza e speranza.