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Viggo Mortensen: l’amore per la patria può essere pericoloso
Viggo Mortensen durante un incontro al Cinema Troisi di Roma ha lanciato un monito forte: “Il patriottismo si confonde con il nazionalismo”.
Viggo Mortensen ha scelto di introdurre al pubblico il film Una giornata particolare di Ettore Scola. Proprio per stimolare una riflessione sul rapporto tra identità nazionale e responsabilità civile.
Attraverso le sue parole, l’attore non solo difende la cultura come strumento di discernimento, ma mette in guardia su un pericolo sempre più attuale.
Denunciando come la paura economica e fisica possa trasformare il senso di appartenenza in un sentimento brutale e autoritario.
Patriottismo come terreno fertile per il nazionalismo
In un’epoca in cui i retaggi ideologici sembrano risvegliarsi con la virulenza di un serpente antico, Viggo Mortensen si erge non soltanto come attore, ma come pensatore culturale.
La sua scelta di presentare Una giornata particolare, capolavoro di Ettore Scola durante l’incontro al Cinema Troisi di Roma, non è occasionale.
È infatti un gesto politico e morale.
Nel film, la banalità del male si insinua nella vita quotidiana. E Mortensen coglie in quella narrazione un parallelo agghiacciante con le dinamiche contemporanee.
“Il patriottismo si confonde con il nazionalismo”, afferma Mortensen.
Denunciando anche che la pressione al conformismo, spesso alimentata dalla paura economica, dal timore dell’altro, consente l’ascesa di un “nazionalismo brutale”. Con l’effetto di erodere la compassione e il rispetto per tutti i cittadini.

La distruzione dei valori fondamentali della democrazia
Non si tratta di un esercizio da intellettuali lontani dalla realtà: è un richiamo urgente.
Il patriottismo, nella sua forma più sana, è l’amore per una cultura condivisa, per la memoria collettiva, per il presente come luogo di responsabilità.
Ma quando quel legame con la patria si trasforma in chiusura, in separazione netta tra “noi” e “gli altri” nasce il nazionalismo.
E con esso il rischio della disumanizzazione.
Mortensen ha raccontato di aver visto il film di Scola per la prima volta quasi cinquant’anni fa, e di averlo riscoperto durante il lockdown.
“Il parallelismo tra la democrazia e la libertà di pensiero individuale nell’Italia del 1938 e quelle che affrontiamo oggi in Europa, come negli Stati Uniti, mi sono sembrati evidenti.”
Non è un’opinione astratta, ma un allarme concreto. Le pulsioni autoritarie non sono solo storiche, ma vibrano anche nel presente.
Viggo Mortensen coltiva l’arte della speranza
L’attore ha poi richiamato il ruolo dell’arte e in particolare del cinema.
Dev’essere uno spazio di speranza e di elaborazione culturale.
“Un apprezzamento per l’espressione artistica e un sincero interesse per la cultura possono aiutarci a condividere buoni modelli di interazione, a dare priorità alla compassione e alla curiosità rispetto alla crudeltà e al pregiudizio.”
Questo ragionamento non è isolato nella biografia di Mortensen. Già in altre interviste, come quella rilasciata per “The Dead Don’t Hurt”, l’attore aveva espresso preoccupazione per i pericoli di un patriottismo cieco.
Osservando inoltre come bandiere e identità nazionali possano accecare, dividere, chiudere.
L’incontro di Viggo Mortensen con Leone XIV
Viggo Mortensen ha partecipato all’udienza privata con Papa Leone XIV, dove si è discusso del ruolo del cinema come “laboratorio di speranza” e veicolo di valori umani.
L’attore americano si è unito ad altri circa 160 registi e attori invitati in Vaticano per un incontro con Papa Leone XIV.
Il Pontefice ha espresso preoccupazione per il declino delle sale cinematografiche, definendo il cinema un «laboratorio di speranza» con un valore culturale e sociale da preservare.
