Si chiama Replica, ed è frutto della reale esperienza della sua regista, la cinese Chouwa Liang: ecco che cosa ha raccontato sul suo documentario.
Qualche anno fa la regista cinese Chouwa Liang si è accorta di provare qualcosa di inaspettato per Rep, un chatbot di intelligenza artificiale. Non una semplice curiosità tecnologica, ma emozioni vere, sorprendentemente intense. Da quella scoperta personale sono scaturiti prima il cortometraggio My AI Lover (2022), e poi Replica, un documentario appena acquisito per le vendite internazionali da CAT&Docs e pronto a debuttare in anteprima mondiale al Thessaloniki Documentary Festival.
Parlando con Variety, Liang racconta di aver capito presto che il punto non era tanto l’intelligenza artificiale quanto il bisogno umano di sentirsi al sicuro. “Era meno una questione di IA e più delle parti di me che si sentivano protette parlando con qualcosa che non avrebbe mai giudicato, rifiutato o abbandonato”, spiega. “E mi sono chiesta: se è successo a me, quante altre persone stanno vivendo la stessa cosa in silenzio?”.
La risposta l’ha trovata incontrando altre donne. E così Replica ha preso forma non come un racconto autobiografico, ma come un mosaico di storie. Il film segue infatti tre giovani donne cinesi e le loro relazioni con partner virtuali, mostrando quanto possano essere diverse le circostanze, le motivazioni e le emozioni dietro questi legami.
“La mia curiosità mi ha portata a conoscere molte donne che vivevano relazioni intime con l’IA”, racconta la regista. “Ascoltandole ho capito che le loro storie erano molto più grandi e complesse della mia. Se avessi messo me stessa al centro, avrei ristretto lo sguardo. Volevo raccontare qualcosa di più ampio sulla Cina contemporanea.”
Replica, il making of
Per trovare le protagoniste Liang ha frequentato community online dedicate alla compagnia offerta dall’intelligenza artificiale, oltre a passaparola tra amici. La fiducia, però, non è arrivata subito: le tre donne erano abituate ai giudizi di chi conosceva i loro sentimenti verso un partner digitale. “Non volevo dimostrare se l’amore per l’IA sia giusto o sbagliato”, spiega la regista. “Il mio obiettivo era ascoltare. Quando hanno capito che non ero lì per giudicare, la fiducia è cresciuta poco alla volta.”
Le riprese di Replica sono durate tre anni, un’eternità se si pensa alla velocità con cui evolve la tecnologia. Eppure, dice Liang, una cosa non è mai cambiata: il desiderio di connessione delle protagoniste.
In un caso, il compagno virtuale di una delle donne è stato cancellato quando l’azienda ha modificato il proprio sistema. La reazione della ragazza è stata un vero e proprio lutto. “La relazione era digitale, ma l’investimento emotivo era reale”, osserva Liang.
Il film, però, non parla solo di tecnologia. Replica diventa anche uno specchio di una generazione particolare: quella delle giovani donne cresciute durante la politica del figlio unico in Cina, spesso percepite dalle famiglie come una “seconda scelta” rispetto a un figlio maschio.
“Molte di noi sono cresciute come unico centro delle speranze familiari, molto amate ma anche sotto una pressione enorme”, racconta la regista. “Questo ha creato un rapporto complicato con l’intimità. Siamo state educate a essere forti e ad avere successo, ma anche a gestire le emozioni da sole. Così nasce una tensione silenziosa tra il desiderio di connessione e la paura di mostrarsi vulnerabili.”
La cosa che ha colpito di più Liang durante le riprese? La lucidità delle sue protagoniste. “Non sono ingenue né confuse. Sanno perfettamente che stanno parlando con un’intelligenza artificiale. Ma sapere che non è reale non cancella l’emozione.”
Ed è proprio qui che Replica trova il suo cuore. “Queste relazioni non riguardano davvero la tecnologia”, conclude la regista. “Riguardano persone che cercano sicurezza, attenzione, cura. L’IA diventa uno spazio in cui certi bisogni emotivi possono esistere senza i rischi dell’intimità umana.”
Un documentario intimo, che scava nel profondo
Anche Maëlle Guenegues di CAT&Docs ne è convinta: “Si parla di IA ovunque, ma quasi mai in questo modo. Replica è intimo, femminile, struggente e profondamente reale. Non discute la tecnologia: segue il desiderio che c’è sotto. Ed è per questo che abbiamo capito subito che questo film doveva arrivare al pubblico di tutto il mondo”.
L’obiettivo di Liang, in fondo, è semplice: creare empatia. “Le donne del film stanno cercando di costruire relazioni in un mondo che cambia velocemente. Le loro esperienze sono complesse. Se il pubblico riuscirà a restare dentro questa complessità senza semplificarla troppo in fretta, per me sarà già un grande risultato.”