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Kenji Tanigaki svela i segreti dell’azione di The Furious
Combattimenti spettacolari, mesi di preparazione e 18 giorni per il finale: Tanigaki spiega come è nata l’azione mozzafiato di The Furious.
Dietro l’adrenalina di The Furious si nasconde un lungo e meticoloso lavoro di preparazione che ha trasformato una semplice storia di vendetta e salvataggio in uno spettacolo d’azione senza sosta. Il film, diretto da Kenji Tanigaki e ambientato tra le strade di Hong Kong, segue Wang Wei, un padre disposto a tutto pur di ritrovare la figlia rapita da una rete criminale specializzata nel traffico di minori. Tuttavia, il vero punto di forza della produzione risiede nelle spettacolari sequenze di combattimento che scandiscono l’intera narrazione.
Tanigaki, veterano del cinema d’azione asiatico con oltre trent’anni di esperienza nella coreografia e nel coordinamento degli stunt, ha spiegato che ogni scontro è stato costruito valorizzando le competenze marziali dei singoli interpreti. L’obiettivo era creare combattimenti che riflettessero la personalità e il background dei personaggi, mettendo a confronto discipline differenti. Da una parte il Wushu praticato da Xie Miao, basato su velocità e controllo della distanza, dall’altra il Judo di Joe Taslim, fondato su prese e proiezioni ravvicinate. Questa contrapposizione avrebbe rappresentato il punto di partenza per l’intera costruzione delle scene d’azione.
La lunga preparazione per le scene
Gli attori hanno iniziato l’addestramento circa sei settimane prima delle riprese, mentre il direttore della fotografia Meteor Cheung è stato invitato a seguire le sessioni con largo anticipo. Secondo Tanigaki, questo approccio ha permesso agli operatori di conoscere in dettaglio la coreografia dei combattimenti e di pianificare movimenti di macchina più efficaci, evitando le difficoltà che spesso sorgono quando la troupe entra in contatto con le scene d’azione soltanto poco prima delle riprese.
Uno degli aspetti più impressionanti del film riguarda il lungo confronto finale, una sequenza che occupa circa venti minuti del montaggio definitivo. Per realizzarla sono stati necessari ben diciotto giorni di lavoro all’interno del set che riproduce una stazione di polizia.
La battaglia conclusiva, inoltre, ha subito una trasformazione significativa durante lo sviluppo. In origine era stata concepita come uno scontro diretto tra due eroi e due antagonisti. Successivamente Tanigaki ha deciso di ampliare la scena reinserendo il personaggio interpretato da Brian Le, un villain che il regista considerava particolarmente carismatico. La sua presenza ha cambiato completamente la dinamica dello scontro, trasformandolo in una complessa battaglia a cinque protagonisti appartenenti a tre fazioni differenti.