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Taxi Driver, la monografia di Canadè e Nobile
E’ stato recentemente dato alle stampe un libro sulla sceneggiatura di Taxi Driver, scritto a quattro mani da Alessandro Canadè e Andrea Nobile.
Cinquanta anni fa, nell’estate del 1976, Taxi Driver arrivava nei cinema italiani, portando nel Bel Paese la tensione psicologica che, a seguito della Guerra del Vietnam, aveva devastato gli Stati Uniti. Alessandro Canadè e Andrea Nobile, in Taxi Driver. Regia di Martin Scorsese. Analisi della sceneggiatura di Paul Schrader (Audino, 120 pp., 15,00 euro), mettono in relazione la sua struttura con quella dei drammi letterari ottocenteschi.
Di cosa parla Taxi Driver?
Taxi Driver è un neo-noir del 1976, diretto da Martin Scorsese e sceneggiato da Paul Schrader, con Robert De Niro nel ruolo di attore protagonista. Ispirato ai romanzi dell’esistenzialismo europeo (tra cui La nausea di Jean-Paul Sartre e Lo straniero di Albert Camus), il film di Scorsese narra le vicende di Travis Bickle (Robert De Niro) nella New York degli Anni Settanta. Travis è un giovane tassista che, dopo aver servito gli Stati Uniti come Marine in Vietnam, ha contratto un’insonnia cronica. Questa lo ha condotto all’alienazione sociale. L’unico svago del giovane è dato dalla visione di film pornografici.
La struttura di Taxi Driver
La struttura narrativa di Taxi Driver è stata per anni considerata caotica (Fred De Palma giunse persino a definirla “follia pura”). Tuttavia, secondo Andrea Nobile, “anche i grandi capolavori rispettano le regole formali. Il valore più grande di Taxi Driver è la dimostrazione che persino in un film d’autore, che noi crediamo libero da strutture e regole, possono essere trovate le strutture archetipiche della narrazione. E’ importante capire come sia possibile individuare strutture e forme, anche in quello che viene considerato il film più autoriale del periodo. Studiando la scaletta, la struttura in tre atti appare immediata e cristallina, così come l’arco di trasformazione dei personaggi”.
Travis Bickle, figlio di una tradizione antieroica
Alessandro Canadè ha definito Travis Bickle, protagonista di Taxi Driver, come l’erede di un’intera tradizione antieroica. “Il tassista Travis Bickle è in qualche modo discendente di Ethan Edwards, il personaggio interpretato da John Wayne in Sentieri Selvaggi“, ha affermato il professore, “ma anche della tradizione esistenzialista francese e dei personaggi dostoevskiani”. Risulta soprattutto evidente la somiglianza con Raskol’nikov, il protagonista di Delitto e castigo, uomo guidato dall’istinto ed estraneo alla sua stessa ragione.
Il lato autobiografico di Taxi Driver
Canadè e Nobile, nella monografia dedicata a Taxi Driver, evidenziano anche la sua natura parzialmente autobiografica. Paul Schrader, infatti, diede vita alla sceneggiatura in un periodo difficile della sua vita, nel quale era stato costretto a vivere in auto. “Bevevo, bevevo, bevevo. Avevo un forte dolore allo stomaco, così andai in ospedale. Mi dissero che avevo un’ulcera sanguinante”, ricorda lo sceneggiatore, collaborando alla monografia. “All’improvviso, mentre ero in ospedale, ebbi una visione: un taxi giallo e un giovane uomo intrappolato lì dentro. Sapevo di dover scrivere di questo ragazzo, perché stavo rischiando di diventare come lui. Travis Bickle era la persona che avevo paura di diventare”.

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