Taxi Driver, film del 1976, è considerato tra le principali opere con Robert De Niro. Racconta il mondo instabile e caotico di un veterano del Vietnam.
Taxi Driver è un film del 1976 diretto da Martin Scorsese, con Robert De Niro come attore protagonista. La sceneggiatura è di Paul Schrader. Il film, un thriller psicologico con riferimenti alla Guerra del Vietnam, parla della trasformazione di un tassista in giustiziere. Appartiene alla corrente del neo-noir.
La trama
Travis Bickle (Robert De Niro), un veterano del Vietnam, trascorre le sue giornate scrivendo e guardando la televisione. Sofferente di insonnia cronica, decide di farsi assumere come tassista notturno. Un giorno, passando davanti all’ufficio elettorale del Senatore Charles Palantine (Leonard Harris), nota Betsy (Cybill Shepherd), un’avvenente impiegata cui propone un appuntamento. L’impiegata accetta, ma Travis ha l’idea inopportuna di portare la ragazza in un cinema pornografico, facendo così naufragare l’uscita. In seguito, mentre è a lavoro, Travis fa la conoscenza di Iris (Jodie Foster), una prostituta tredicenne. Il tassista tenterà, quindi, di redimerla e salvarla.
L’accoglienza di Taxi Driver negli Anni Settanta
Il film riscosse un immediato successo di critica, aggiudicandosi la Palma d’oro al 29° Festival di Cannes. Venne inoltre candidato a quattro Premi Oscar (inclusa la categoria Miglior film) per l’anno 1977. E’ ricordato come il primo film ad aver infranto il tabù delle cicatrici psicologiche lasciate nella gioventù statunitense dalla Guerra del Vietnam – in Travis Bickle sono infatti riconoscibili i segni di un disturbo da stress post-traumatico. Nelle scene finali, inoltre, De Niro presenta un taglio mohawk, dettaglio suggerito a Scorsese da Victor Magnotta. L’attore, veterano del Vietnam, si era ispirato ad “alcuni tipi di soldato che penetravano nella giungla” e che “si tagliavano i capelli in un certo modo”.
Un’influenza culturale duratura
L’American Film Institute ha classificato Taxi Driver come il 52° miglior film di tutti i tempi, mentre la rivista britannica Empire lo ha posto al 17°. La rivista inglese Sight and Sound lo ha classificato 31°, ex aequo con Il Padrino – Parte II. Nel 1994 la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha disposto la sua conservazione nel National Film Registry. Il film è stato parodiato da Seth MacFarlane in American Dad!. Nell’episodio La migliore storia di Natale (3×09), infatti, Stan Smith (doppiato dallo stesso MacFarlane) realizza un remake western di Taxi Driver.
Critiche alla sceneggiatura di Taxi Driver
Taxi Driver non ha una struttura lineare rigida. Procede in modo episodico, lasciando intravedere allo spettatore un filo narrativo, ma senza permettergli di capire pienamente la concatenazione degli eventi. Quest’elemento, com’è noto, è stato aspramente criticato: Fred De Palma giunse persino a definire Schrader ‘puramente folle’. Quella di Taxi Driver, per lo spettatore odierno, può essere una trama coerente, ma restano alcuni interrogativi irrisolti: le motivazioni che spingono Travis Bickle a diventare un giustiziere, per esempio, non vengono mai approfondite. I critici hanno contestato anche la sparatoria finale, perché il suo carattere granguignolesco stona col resto del film.
Conclusioni
Taxi Driver ha influenzato in modo evidente la storia di Hollywood. E’ stato di fondamentale importanza per le carriere di Martin Scorsese e Robert De Niro, dando vita a un sodalizio durato 50 anni. L’eredità di questo film, così, continua a vivere in opere come Quei bravi ragazzi e The Irishman. Più in generale, Taxi Driver può essere considerato come il padre di tutte le opere hollywoodiane con violenza iperrealista, partendo da Quentin Tarantino e arrivando a S. Craig Zahler.