Von Trotta: al Festival di Porretta la retrospettiva di una cineasta che interroga la storia: lo sguardo che non rinuncia al dolore, ma lo trasforma in impegno
La 24ª edizione del Festival del Cinema di Porretta Terme (6–13 dicembre 2025) dedica all’ottantatreenne Margarethe von Trotta una retrospettiva d’eccezione.
Un ritorno necessario al festival
Sei film-chiave, da Anni di piombo (1981) a Ingeborg Bachmann – Journey into the Desert (2023). La retrospettiva ripercorrere una carriera che ha tracciato con coerenza una mappatura di coscienza e memoria.
Von Trotta sarà presente in prima persona oggi 7 dicembre. Un incontro con il pubblico che promette di essere una delle tappe più attese del festival.
Cinema come viaggio: l’opera di Von Trotta fra memoria e militanza
Fin dagli esordi, Von Trotta ha scelto un cinema che non chiude gli occhi di fronte ai traumi del Novecento. Ma li riapre sui totalitarismi, sulle ingiustizie, sulle lotte delle donne.
In Anni di piombo, premiato con il Leone d’oro al Festival di Venezia, Von Trotta ha messo a fuoco la violenza politica e le sue ferite collettive.
Con Hannah Arendt e Rosa L. ha raccontato figure di donne pensatrici e rivoluzionarie. Filosofe, idealiste, rivoluzionarie, impossibili da comprimere negli stereotipi.

E ancora, Ingeborg Bachmann – Journey into the Desert offre un ritratto vibrante e crepuscolare. Quello di una voce letteraria dissidente, di una donna in bilico tra genio, dolore e libertà. In dialogo con l’uomo e con la storia.
Attraverso questi film e anche molti altri, Von Trotta non cerca consolazioni. Piuttosto, interroga la coscienza dello spettatore e lo costringe a guardarsi dentro.
Orrori che ritornano: la tragedia della ripetizione
Intervistata in occasione della retrospettiva, Von Trotta ammette la sua delusione.
“Credevo che, dopo tutto l’orrore che abbiamo vissuto nel passato, si potesse arrivare a una diversa consapevolezza, e questo non lo vedo. ”
Il suo sguardo si posa sul presente: la recrudescenza dei fascismi, la crisi dei diritti delle donne in molte parti del mondo. Segno che la storia continua a ripetersi.
Eppure, paradossalmente, proprio questo senso di déjà-vu storico rende il suo cinema più urgente, necessario.
Come un monito: resistere.