Warner Bros prepara un nuovo adattamento di Westworld con David Koepp: il parco dei robot torna al cinema dopo Crichton e la serie HBO.
Westworld sta per riaprire i cancelli. Non quelli della serie HBO, lasciata a metà strada dopo quattro stagioni e molte domande, ma quelli del vecchio parco immaginato da Michael Crichton nel 1973: cowboy sintetici, ospiti paganti, desideri umani messi in scena come attrazione turistica e, naturalmente, macchine che a un certo punto smettono di stare al loro posto.
Warner Bros. sta sviluppando un nuovo film di Westworld e ha affidato la sceneggiatura a David Koepp, cioè uno degli uomini che hanno già trasformato un parco a tema fuori controllo in una macchina cinematografica perfetta: Jurassic Park.
Hollywood, quando non sa più se sta costruendo il futuro o rovistando nel proprio magazzino, sceglie spesso la seconda opzione, solo che qui il magazzino contiene una delle idee più tossiche, profetiche e riciclabili della fantascienza americana.
Westworld riparte da Crichton, non dalla serie HBO
Il nuovo progetto, per ora, non viene presentato come una continuazione della serie creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy. Nessun ritorno annunciato di Dolores, Maeve, Bernard o dell’Uomo in Nero. Nessuna promessa di chiudere le trame rimaste sospese dopo la cancellazione della serie nel 2022.
La versione HBO aveva preso il film di Crichton e lo aveva espanso fino a farlo diventare un labirinto su coscienza artificiale, memoria, controllo, libero arbitrio, capitalismo predatorio e identità programmata. Era partita come una macchina narrativa elegantissima, poi si era trasformata in un sistema sempre più complicato, a tratti affascinante, a tratti eccessivamente autoreferenziale.
Il cinema, invece, potrebbe riportare Westworld alla sua forma più brutale: un luogo di intrattenimento per ricchi dove l’essere umano compra il diritto di comportarsi da predatore.
David Koepp è il nome giusto, ma il rischio è il remake automatico
David Koepp è la scelta più azzeccata perchè conosce bene la grammatica del disastro controllato: l’attrazione, la promessa tecnologica, il sistema che sembra perfetto, il piccolo errore che rivela la crepa morale.
Perchè il punto non è solo che a Westworld i robot si ribellano, ma che c’è sempre qualcuno che ha pagato per avere un mondo costruito attorno ai propri impulsi peggiori.
Nel 2026 Westworld non parla più soltanto di androidi con la pistola: parla di avatar, intelligenza artificiale generativa, simulazioni emotive, corpi digitali, esperienze personalizzate e desideri trasformati in prodotto.
E inoltre, nell’era post-Squid Game, il “parco” non appartiene più solo alla fantascienza: potrebbe anzi diventare la versione premium, spettacolare e sanguinosa delle odierne piattaforme di gaming, dove magari qualcuno, prima o poi, smette di fare il png.