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Wim Wenders alla Berlinale: “Restiamo fuori dalla politica”

Wim Wenders, Presidente di Giuria della Berlinale 2026, ha espresso la volontà del Festival di rimanere fuori dai temi attuali della politica.

Il 12 febbraio si è aperto ufficialmente la 76esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, conosciuto da tutti come Berlinale. La variegata selezione dei film in concorso ci porta in un viaggio internazionale di interessanti pellicole, e lo stesso discorso vale per i film fuori dalla competizione, come il nuovo cortometraggio Sandiwara, diretto da Sean Baker.

Ma, purtroppo, il Festival non si è aperto nel migliore dei modi e, durante le prime conferenze stampa – e probabilmente per tutto il resto del Festival – il tema centrale, in un modo o nell’altro, è stata la politica, piuttosto che il cinema stesso. Il film d’apertura No Good Men è passato inosservato, oscurato dalle dichiarazioni di Wim Wenders e le sue conseguenze.

Wim Wenders

Wim Wenders, Presidente di Giuria alla Berlinale, ha dichiarato: “Dobbiamo restare fuori dalla politica. Noi siamo il contrappeso della politica, siamo l’opposto. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici. Il cinema è diventato il contrappeso al rumore che ci circonda. Viviamo in un tempo in cui si produce più rumore che mai. Per un po’ ne sono stato anch’io vittima: seguivo le notizie quotidianamente e quel rumore era assordante”.

Sembrava impensabile ascoltare dichiarazioni del genere da, non solo un grande regista, ma soprattutto da un regista così politico come è stato Wenders. Temi che ha esplorato in film di finzione come La terra dell’abbondanza, ed in particolare nei tanti documentari da lui diretti, da Buena Vista Social Club a Il sale della terra, anche fino a Papa Francesco – Un uomo di parola. Fare cinema vuol dire intrinsecamente fare politica.

Wim Wenders

Cinema politico

L’autrice indiana Arundhati Roy si è ritirata a causa di questo rifiuto da parte della giuria di commentare Gaza, commentando: “Sentirli dire che l’arte non dovrebbe essere politica è scioccante”. I film The Dislocation of Amber del 1975 e Sad Song of Touha del 1972, entrambi in programma per una retrospettiva, sono stati ritirati dal Festival.

La sorpresa nasca anche dalle passate decisioni del Festival di schierarsi apertamente con l’Iran e l’Ucraina, ma non con il popolo palestinese. Iker Catak e Neil Patrick Harris hanno difeso la decisione, criticando i boicottaggi al Festival, ma hanno comunque sostenuto di essere artisti con un’importante coscienza politica. Anche Michelle Yeoh ha evitato commenti di natura politica.