Her Private Hell, la recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Her Private Hell: una visione infernale in pieno stile Refn

Her Private Hell è un po’ come un patto demoniaco: estremamente attraente finché non lo osservi più attentamente; uno spettacolo visivo che celebra il vuoto.

Dieci anni di assenza dal grande schermo saranno stati sufficienti per tornare in grande stile con Her Private Hell? Stando alle reazioni di Cannes – dove il film è accolto con una standing ovation di 12 minuti – si direbbe di sì. Ma è tutto oro ciò che luccica?

 ha ormai raggiunto una cifra stilistica inconfondibile, e questa sua nuova opera lo conferma ancora una volta. Ci troviamo di fatto di fronte ad una sintesi fra due dei suoi migliori film, Drive The Neon Demon, da cui il regista prende a piene mani. Abbandonate le sonorità elettroniche in favore di una colonna sonora esplosivamente cinematografica (ad opera di Pino Donaggio), il mondo della violenza di strada (maschile) e quello dell’alta società (femminile) viaggiano qui su due binari paralleli che inevitabilmente finiranno con l’incontrarsi.

Her Private Hell arriverà da noi il 30 settembre; questa è la nostra recensione in anteprima.

Her Private Hell, la trama

In una Tokyo dalle forti connotazioni cyberpunk, seguiamo le vicende di due personaggi dalle vite molto distanti.

La giovane Elle (Sophie Thatcher) è un’attrice che vive in un lussuoso grattacielo che torreggia sulla città. Ben presto scopriamo che l’appartamento appartiene al padre della ragazza, il quale si è da poco risposato con Dominique (Havana Rose Liu) ed è solito accogliere in casa numerose attrici fra cui Hunter (Kristine Froseth).

Private K (Charles Melton) è un soldato americano che si trova a Tokyo alla ricerca della figlia, rapita da un uomo misterioso. Per ritrovarla, si infiltra in posti frequentati da membri della Yakuza e altre figure moralmente ambigue.

In un mondo caratterizzato da sesso, glitter e violenza, il trait d’union fra i due personaggi è rappresentato da Leather Man, un misterioso assassino che si aggira per Tokyo dilaniando i corpi delle proprie vittime.

Poca storia, tanta forma

Se vi sembra che la trama non sia particolarmente accattivante è perché, beh, non lo è. L’intera vicenda è per Refn un mero espediente per mettere in scena un collage di scene ed inquadrature nelle quali l’estetica e la ricercatezza potrebbero tranquillamente ricordare quelle delle pubblicità di profumi. I dialoghi sono spesso inconsistenti, trascinati più del necessario. Il film non riesce mai veramente a trasmettere delle emozioni ben definite, lasciando lo spettatore ad una visione quasi asettica – fatta eccezione per le scene di combattimento, che risultano piacevolmente stimolanti e ben girate.

Se dal punto di vista narrativo Her Private Hell risulta quindi piuttosto debole, lo stesso non si può dire dell’impatto visivo. Corpi statuari e sensuali, scenografie ricche di elementi e caratterizzate da un’eleganza impareggiabile, Refn qui è totalmente nel suo elemento. Tutto sembra artificioso, patinato, costruito per essere perfetto, inquadratura dopo inquadratura. L’artificiosità estetica ci trasporta in un mondo irreale, quasi onirico, che appaga visivamente ma che contribuisce a quel senso di distacco emotivo già presente a causa di un comparto narrativo non proprio memorabile.

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Violenza, neon e idee mancate

Ancora una volta Refn fa ampio uso di luci al neon e giochi di ombre per mettere in scena un universo scintillante e cupo al tempo stesso. La ricerca della perfezione visiva serve da contrasto per una violenza cruda, che esplode in maniera improvvisa, come macchie su una tela da proteggere. Leather Man è rapido ma lascia il segno, e le uccisioni messe a segno dal misterioso assassino sono momenti quasi estatici – il parallelismo fra le truculente esecuzioni ed un amplesso non è nemmeno troppo implicito.

Peccato che le metafore e le allusioni simboliche finiscano qui. Nonostante alcuni tentativi di inserire elementi potenzialmente degni di una riflessione (come il rapporto padre-figlia, il discorso meta-cinematografico e qualche altro), questi risultano a malapena abbozzati, non sufficienti per connotare il film di un vero e proprio significato simbolico. Una mancanza che si avverte ancor di più in assenza di una trama convincente.

Her Private Hell, in sintesi

Refn si conferma il maestro del glam horror, ma solo se prendiamo in considerazione l’impatto visivo strabiliante che il film ci mostra. Per il resto si tratta di una pellicola noiosa in più punti, senza degli spunti davvero interessanti e che si trascina tra un’inquadratura e l’altra in una lunga carrellata di clip legate da una trama fragile e priva di spunti.

Tuttavia, per chi scrive, la ricercatezza dell’immagine che il regista è in grado di ricreare suscita un interesse istintivo, per il quale è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, in una trappola illusoria in grado di catturare lo sguardo per l’intera durata del film, anche se si è consapevoli di star fissando il vuoto, un bellissimo e patinatissimo vuoto.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨