Brianza, recensione del film di Simone Catania che apre il concorso Progressive al Roma Film Fest: un’opera che indaga la provincia.
Ecco a voi la recensione di Brianza, il nuovo film di Simone Catania presentato al Roma Cinema Fest con protagonisti Pierpaolo Pierobon e Fausto Russo Alesi. Il regista porta sullo schermo una storia vera, ma anche comune, dove la merce di scambio è la propria dignità.
Brianza, la trama
Giorgio Farina (Fausto Russo Alesi) è l’erede di una prestigiosa armeria di famiglia in Brianza, che a causa di un investimento azzardato per aprire una seconda sede a Lugano, si ritrova sommerso dai debiti. Schiacciato dalla paura di rovinare il nome della famiglia, incontra e si affida a un impresario petrolifero eccentrico, Alberto Fumagalli (Pierpaolo Pierobon). Quest’incontro non si rivelerà risolutivo ma tutt’altro.
Simone Catania porta sullo schermo italiano un film che fa fortemente l’occhiolino ai western americani, assistiamo a un duello dove l’arma sono i soldi. Questo western innovativo viene portato tra i paesaggi e i dialetti italiani per cemenetificare un rapporto con le origini.
Sono proprio le origini quelle in cui si crea il personaggio di Giorgio Farina. Giorgio proviene da una famiglia borghese e in quanto tale deve mantenere un certo stile di vita e permetterlo alla moglie. L’opinione altrui per lui conta tantissimo e non sopratutto non deve fare brutte figure. Lungo il suo cammino tra i debiti che rischiano di schiacciare questa personalità da borghesotto trova una figura mefistofelica: Alberto Fumagalli. Quest’ultimo i soldi li ha, perché truffa, ma li ha e questo lo distingue da Giorgio. Questa differenza permette al secondo di aiutare il primo, ma ovviamente il denaro diventa un’arma.
Brianza, la recensione del cinema italiano che dà speranza
Simone Catania ci dimostra che il cinema italiano qualcosa da dire lo ha, e forse lo ritrova proprio nella provincia, basta pensare a Le città di pianura, vincitore dei David dell’anno scorso. Ma il regista guarda ai western oltre oceano, e li porta in un ambiente moderno.
Al posto delle pistole abbiamo i soldi come armi, da perdere non abbiamo (solo) la vita ma anche e sopratutto la faccia. Forse Catania perde troppo tempo nella parte iniziale, le presentazioni di questi personaggi hanno qualche minuto di troppo e si fa un pò fatica. Nel momento in cui tutte le carte vengono scoperte il film prende piede e ti tiene incollato allo schermo. Un ruolo fondamentale è quello del giustiziere, forse il personaggio più Western di tutto il film, interpretato da Giovanni Calcagno, che nel finale ci regala l’entrata alla miglior pizzeria del Minnesota più western che ci sia.
La fotografia è scura e fredda, la luce è poca e questi personaggi si muovono e si creano nell’ombra. La notte è il momento in cui si firmando accordi mentre si è drogati, la notte è quando i due protagonisti si ritrovano e si perdono. Le inquadrature rimangono sui visi degli attori per ricordarci cosa potrebbero perdere. Le interpretazioni funzionano alla perfezione, entrambi gli attori sono perfettamente a loro agio e Fausto Russo Alesi restituisce una tristezza immane al suo Giorgio Farina.
Brianza, in conclusione
Brianza convince, qualche errore nella parte iniziale rischia di far perdere lo spettatore ma se non ci si demoralizza subito si assiste a un film italiano che vale. Catania, alla sua seconda esperienza da regista, dimostra di saper raccontare un dramma, perché la perdita di dignità è sempre un dramma, senza essere pesante e con una punta di umorismo che non guasta.
Brianza ci fa venire la voglia di riempire le sale e si inserisce in un panorama italiano giovane che ha sempre di più da dimostrare. Il cinema italiano è vivo, e ha ancora tanto da dire.
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