Andrew Scott è Ian Charleson nel biopic Elsinore, recensione dal Roma Cinema Fest 2026

Roma Cinema Fest: Elsinore, la recensione

In anteprima dal Roma Cinema Fest 2026 la recensione di Elsinore, diretto da Simon Stone e vissuto, più che interpretato, da un immenso Andrew Scott.

Preparate i fazzoletti: con Elsinore, ultimo film interpretato da Andrew Scott e presentato stamattina in anteprima stampa alla Roma Cinema Fest, si piange tanto. E, badate bene, non è un pianto indotto da artifici registici o attoriali strappalacrime, musiche roboanti o eccessi di retorica. No, perché Elsinore è con tutta probabilità il film più asciutto e rispettoso che sia mai uscito al cinema che rappresenti un malato di AIDS allo stadio terminale.

Elsinore, la trama

L’attore scozzese Ian Charleson è ossessionato dal suo ruolo in un successo commerciale cinematografico: Momenti di gloria. Nel 1989, dopo l’abbandono di Daniel Day-Lewis, Charleson accetta di interpretare Amleto al National Theatre di Londra, affrontando uno dei ruoli più impegnativi della sua carriera mentre combatte contro l’AIDS.

Nonostante la salute precaria e gli avvertimenti della dottoressa Margaret Johnson, l’attore si dedica alla preparazione dello spettacolo, trasformando la propria lotta contro la malattia in un’interpretazione memorabile.

Elsinore, la recensione

Tutto ha origine con un blocco in scena durante una messa in scena dell’Amleto. Mentre l’attore che interpreta lo spirito di suo padre lo incalza, l’attore che interpreta Amleto – un Daniel Day Lewis di finzione, ndr – non ricorda più le sue battute. È questo evento, tanto clamoroso da finire sui giornali, che permette a Ian Charleson, attore prigioniero del film che gli ha donato la celebrità ma che i più ricordano solo “per la sua colonna sonora”, di cogliere l’occasione per rinnovare la propria vita. Anzi, molto di più: gli dà l’occasione di scegliere come vivere la propria fine. Così potrà metterla in scena in un grande teatro, come si addice a un bravo attore.

In Elsinore, Ian Charleson non è semplicemente un attore che sogna di interpretare Amleto: si incarna in Amleto. La sua vicenda si intreccia inesorabilmente con quella dell’erede al trono di Danimarca della tragedia shakespeariana. Come evidenzia il personaggio di Richard (Richard Eyre, interpretato da Johnny Flynn), il regista dello spettacolo teatrale, che spiega così il personaggio e l’opera: Amleto è un uomo inadatto al compito che gli è stato assegnato ma che tuttavia deve farsene carico. L’opera parla “di vivere e di come iniziare a morire”. E iniziare a morire è qualcosa che, inevitabilmente accumuna il personaggio di Ian e quello che porterà in scena al National Theatre.

Elsinore recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Tutt’attorno, la Londra dei primi anni Ottanta, la cui scena dello spettacolo è quotidianamente falcidiata dall’AIDS. E dove uomini vestiti da suore distribuiscono preservativi nei quartieri gay per prevenire il Mostro. Sì, perché anche nella Gran Bretagna di quell’epoca i malati di AIDS recavano con sé un’aura di contagiosità. Il regista di Elsinore Simon Stone ce lo suggerisce mostrandosi un medico che si lava tante, troppe volte le mani dopo aver toccato Ian. Oppure le lenzuola ospedaliere bruciate dopo il decesso del malato di AIDS che ci ha passato i suoi ultimi giorni di vita.

Malgrado tutto, però, Ian non è solo: è circondato dall’affetto dei membri della sua comunità queer e da tanti altri amici e amiche, che non lo trattano come un appestato. Come la casting director Patsy (Billie Piper), che non lo abbandonerà mai malgrado il suo isolamento volontario all’insorgere della malattia.

Ci si riconosce, nella tragedia, attraverso un inconfondibile marchio d’infamia: le macchie legate all’insorgenza del sarcoma di Kaposi, la “fase a pois” come la chiama Derek (Jarman, interpretato da David Dawson), il regista e amico di Ian che gli resterà vicino durante la malattia.

Malgrado Elsinore racconti, per l’appunto, una doppia tragedia – quella di Charleson e quella di Amleto – grazie a una sceneggiatura scoppiettante che riserva sprazzi di riso e di humour inglese (a cura di Stephen Beresford) lo spettatore sorride anche molto. Rivivendo luci e ombre di un’esistenza autentica, quella di Charleson che malgrado tutto ha vissuto esattamente come ha scelto di vivere. Anche grazie alla sensibilità della dottoressa Margaret Johnson che lo ha avuto in cura, interpretata da una Olivia Colman severa ma dal cuore tenero.

La colonna sonora minimalista, animata da melodie semplici e discrete suonate al piano, diventa più intensa alla fine del film ma lo commenta senza risultare mai predominante. Segnaliamo anche la presenza del grande Peter Mullan in una piccola parte: quella del padre di Ian, che sarà protagonista di una delle scene più toccanti di Elsinore.

Last but non least, Andrew Scott giganteggia. Così simile al vero Ian Charleson, in grado di dare corpo ma soprattutto anima senza sbavature con grande rispetto a maestria a un uomo con un tale vissuto. Senza cedere a facili cliché, lavorando di sottrazione, trasfigurandosi in Charleson e non giudicandolo mai.

Visto l’illustre precedente di Matthew McConaughey, che nel 2014 vinse l’Oscar per il Miglior attore grazie alla sua interpretazione di un’altra persona realmente esistita alle prese con la lotta contro l’AIDS in Dallas Buyers Club, prevediamo – e auspichiamo – una candidatura di Scott per Elsinore.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨