Il rumore delle cose nuove, la recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Roma Film Fest: Il rumore delle cose nuove, la recensione

Direttamente dal Roma Film Fest: la recensione di Il rumore delle cose nuove, l’ultimo film di Paolo Genovese, tratto da un suo libro.

Ne Il rumore delle cose nuove, ultimo film di Paolo Genovese dopo alcuni grandi successi commerciali (Perfetti sconosciuti, Follemente), compaiono tutti gli elementi distintivi del regista romano. Le storie corali, le dinamiche di coppia portate alla luce in tutta la loro miseria, il ruolo della tecnologia nello smascherare le bugie. Tutti pezzi che vanno a comporre il puzzle un po’ caotico ma coraggioso di Il rumore della cose nuove.

Il rumore delle cose nuove, la trama

Milano. Per le strade della città ogni giorno si sfiorano le vite di tre coppie che non si conoscono davvero, tutte intrappolate in un fragile equilibrio.

Ci sono il fotografo Andrea, che deve la propria vita ad Andreina, l’infermiera che è anche sua moglie. C’è Umberto, che è abituato ad alleviare la sofferenza degli altri attraverso il suo lavoro ma riversa la propria violenza su Alba, una donna che ha rinunciato ai propri sogni.

Infine, c’è il sound designer Ralph, che condivide la vita con Viola, attrice che si è dovuta allontanare dall’ambiente. Con loro c’è il figlio di 10 anni Mirko, la cui sola presenza va esplodere le tensioni familiari.

Il rumore delle cose nuove, la recensione

Il rumore delle cose nuove è un puzzle che è compito degli spettatori stessi risolvere. Genovese porge loro tutti i pezzi (o quasi), brevi scenette rigorosamente in ordine non cronologico, che chi guarda dovrà ricomporre fino a formare il disegno finale. Un compito faticoso, visti i molti flashback non annunciati (malgrado l’uso delle lenti swing tilt, come spiegato da Genovese) e in continuità con le scene del presente che confondono le idee ma che, perlomeno, rendono lo spettatore parte più attiva rispetto a quanto di solito avvenga.

Il risultato è un disegno d’insieme che ha come tema centrale il desiderio (e il non desiderio) di avere un figlio. Fin dall’inizio le diverse coppie si si distinguono tra loro per l’approccio al tema: Andrea sogna un figlio, Andreina no. Alba desidera diventare madre, mentre Umberto si oppone con tutto sé stesso. Poi ci sono Ralph e Viola, che un figlio l’hanno desiderato entrambi e avuto dopo molti sforzi e sacrifici.

Il bandolo della matassa è tutto lì, mentre scopriamo i personaggi e le loro backstory (“la vita di prima”, come la definisce Alba). E mentre il destino ci mette lo zampino nell’alimentare i desideri e, successivamente, nel disfarli.

Ottima la prova di Edoardo Pesce (Umberto), che interpreta il ruolo che gli riesce sempre meglio: quello del maschio tossico e violento. La sua partner Emanuela Fanelli si cala nei panni di Alba, un personaggio che ha qualcosa in comune con quello della sua amica (cinematografica e nella vita reale) Paola Cortellesi in È ancora domani.

Quasi irriconoscibile Stefano Accorsi – almeno nel look – nel ruolo del fotografo Andrea, personaggio centrale nel dipanamento della trama e dei destini dei vari personaggi. Sempre bella ma pressoché invariabile nella recitazione Claudia Pandolfi nei panni di Viola.

Appare anche Claudio Santamaria, personaggio importante per la catarsi di uno dei protagonisti e qui un plauso va al regista per averci regalato un assaggio di scena di sesso con partner disabile, che è da sempre un tabù del cinema (anche se ci aveva già pensato Giovanni Veronesi in Manuale d’amore 2).

Un film ben costruito, ma che a parere di chi scrive potrebbe risultare faticoso per lo spettatore medio, che potrebbe farsi sfuggire uno sbadiglio di troppo nel tentativo di mettere insieme i pezzi. Cosa che a noi è stata possibile anche grazie ai preziosi appunti presi in sala.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨★★