Dio ride, la recensione

Dio ride, la recensione

Dio ride, la recensione del film di Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, tra fede, potere e libertà di pensiero.

Con Dio ride, Giovanni Veronesi realizza la sua opera più ambiziosa, portando sullo schermo il rapporto tra predicatore e discepoli dietro al quale si cela il rapporto tra fede e potere.Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film si affida a un cast di grande livello e a un immaginario visivo spettacolare facendo di questi due elementi i suoi punti di forza.

Dio ride, la trama

Al centro della vicenda c’è fra Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino, un frate cappuccino che predica il Vangelo attraverso racconti capaci di far sorridere il popolo. La sua idea di una fede gioiosa, vicina agli ultimi e libera dalla paura entra però in conflitto con l’autorità ecclesiastica. A indagare sulla sua predicazione viene chiamato il cardinale Vincenzo Maculani (Silvio Orlando), dando vita a un confronto tra due visioni della religione e del potere.

Dio ride, la recensione

Cosa succede quando un frate compie esattamente quello che dice la sua vocazione, ovvero porta la parola del Signore ai suoi discepoli, ai più umili, a chi magari un Vangelo non sa neanche leggerlo?

La domanda di partenza sembra estremamente retorica, perché svolgere ciò per cui uno sente la vocazione dovrebbe essere sbagliato, ma non è della stessa idea chi rappresenta la parola di Dio nella Terra, ovvero la chiesa affiancata in questo caso ( ma non solo) dal potere, rappresentato da un uomo violento.

Veronesi porta in realtà dei temi molto attuali, ambientarli nel seicento non li allontana dai tempi nostri, anzi ci fa capire che forse è cambiato ben poco. Fra Leopoldo non riesce a capire cosa fa di male, cosa puo’ esserci di male nel far ridere le persone, dove puo’ essere l’errore nel riuscire a portare la fede alle persone più disperate.Se di fede fra Leopoldo esplode, chi invece lo condanna l’ha persa tra le collane d’oro. Le chiese sono vuote, ma fuori dalla grotta dove fra Leopoldo vive, la gente fa la fila per sentire le sue storie. La Fede del protagonista fa unire le persone, non solo le avvicina al signore, ma le riunisce in una notte stellata a guardare un uomo che non solo li fa ridere, ma rende loro la speranza nella sua fede. Avere fede, per fra Leopoldo, non deve far paura, deve far ridere e far avvicinare. Una delle scene che più colpiscono è quella in cui il Frate interpretato da Maurizio Lombardi racconta una storia agli altri frati come se fosse una storia dell’errore. Il personaggio di Lombardi vuole far paura, e allora in che modo qualcuno puo’ affidarsi a qualcosa che teme?

Dio ride recensione

Le persone si ammazzano tra loro per un pezzo di pane, i pesci al mercato  sono circondati da mosche perché sono andati male, ma i tavoli dei cardinali, dei conti sono sempre pieni. È una guerra tra poveri, ed è poco distante da quello che vediamo proprio in questi giorni.

Il confronto tra una visione della fede come un film comico o come un film horror prende forma nel confronto tra il cardinale Maculani e fra Leopoldo. Inizialmente il primo sembra mettere un muro nei confronti di una visione non canonica alle pratiche esistenti, anche lui si è perso tra gioielli e carrozze. Ma è proprio in questo rapporto che la missione di fra Leopoldo viene compiuta, riportando la fede negli occhi di un uomo che all’inizio sembra non averne. Le prediche comiche di Fra Leopoldo conquistano non soltanto le folle, ma anche il giovane frate interpretato da Francesco Gheghi e dalla contessa Isabella, interpretata da Alma Noce, sposata con l’uomo che accusa il protagonista. L’ambientazione nel seicento inquieta perché non ha niente di diverso da ciò che abbiamo visto e continuiamo a vedere negli ultimi anni. Le due interpretazioni di Favino e Orlando sono formidabili e diventano il vero punto di forza della pellicola. Il cardinale è un uomo che si è perso ed è nella fede di un povero frate che si ritrova.

Dio ride,  mette in gioco delle dinamiche che da anni viaggiano nella Storia del mondo. La regia non osa, lo sguardo del regista è praticamente invisibile. Accompagna un’ambientazione quasi aurea e due interpretazioni che reggono l’intero film, forse in alcuni punti la sceneggiatura risulta un po’ retorica, ma i due attori riescono ad arginare perfettamente questo problema.In questo confronto tra fede e potere, Veronesi ci ricorda che la verità non appartiene necessariamente a chi detiene l’autorità, ma può nascondersi anche in una semplice risata.Un film che trova nella forza delle interpretazioni e nell’attualità dei suoi temi la sua ragione più profonda.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨★